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"Via Nassa perderà la sua identità"

Mario Tamborini, presidente dell'"Associazione Via Nassa" di Lugano preoccupato dopo la chiusura del Fumagalli

L’annunciata chiusura dello storico negozio di abbigliamento “Fumagalli” è sicuramente un campanello di allarme. Un allarme paradossale in quanto questa chiusura corrisponde all’insediamento in Via Nassa a Lugano di prestigiosi marchi, quali ad esempio Gucci, per non citare Louis Vuitton piuttosto che Zegna.

Perché paradossale? Se l’arrivo di questi marchi conferisce sicuramente prestigio alla “via dello shopping” luganese, d’altro canto mette in difficoltà realtà locali che fanno sempre più fatica a competere con questi colossi.

Mario Tamborini, presidente dell’Associazione Via Nassa, è preoccupato: “L’arrivo di questi marchi prestigiosi appiattisce la caratteristica di Via Nassa. Siamo di fronte ad una standardizzazione dell’offerta. La stessa che si trova anche in altre località. Questo significa che vanno sparendo punti di riferimento storici -  continua Tamborini – basti guardare cosa è successo negli ultimi 15 anni”.

Un segno dei tempi. Ma ci sono strumenti per poter far fronte a questa situazione? Tamborini non è molto ottimista. “No, non si può arginare. Siamo impotenti di fronte a questa tendenza e credo che proseguirà anche nei prossimi anni”.

Uno dei fattori determinanti per un’attività commerciale in un centro storico è sicuramente l’affitto. “Nemmeno su questo possiamo intervenire. L’affitto è oramai una voce tra le più importanti dei costi, se non la più importante”.

Però, a vederla da un altro punto di vista, l’arrivo di questi grandi operatori del lusso indica che Via Nassa mantiene pur sempre una sua attrattiva. In un periodo dove il turismo è in crisi e anche Lugano come piazza finanziaria sta vivendo dei momenti non sicuramente facili è sicuramente un buon segnale.
 
A questo proposito Tamborini precisa che: “Certo, Via Nassa è appetita, anche se ritengo sia un po’ sopravvalutata. Rimane comunque un indirizzo prestigioso. Non dimentichiamo comunque che marchi come Gucci attirano una clientela mondiale, basti pensare a come si muove sul mercato asiatico”.

Non tutto il male viene per nuocere, verrebbe da dire: “Il problema – conclude Tamborini – è che si sta perdendo l’identità locale. E su questo non possiamo farci nulla”.

marzio.minoli@teleticino.ch
minols | 30 mag 2012 14:56

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