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"Controspionaggio" nelle banche luganesi?

Secondo il Corriere della Sera nelle banche luganesi ci sarebbero dei database con i dati dei giornalisti italiani che si fingono clienti

Controspionaggio nelle banche svizzere, e specialmente in quelle luganesi. Questo secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Ma controspionaggio per cosa? Semplice, secondo il quotidiano italiano le banche luganesi si sarebbero attrezzate in modo da evitare che giornalisti si fingano clienti per raccogliere informazioni su come vengono gestiti i rapporti con i clienti italiani in special modo come far entrare in Svizzera illegalmente i capitali e come pagare meno tasse.

Non sono rari infatti i casi nei quali alcuni cronisti si fingono clienti e poi redigono articoli su questo o quell’istituto. A volte, a dire il vero, questi articoli sono anche conditi da particolari che, per chi opera nel settore, risultano perlomeno “bizzarri”. Basti ricordare come un altro giornale della vicina Penisola, La Repubblica, pubblicò un’intervista al direttore di Equitalia Attilio Befera. Secondo il giornale le banche svizzere stavano affittando cassette di sicurezza negli alberghi italiani per poter far fronte alla fortissima richiesta da parte di cittadini italiani intenzionati a portare i loro risparmi in Svizzera. Questa notizia fu etichettata come “una sciocchezza” da Franco Citterio, presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese.

Il problema è che queste supposizioni poi vengono ripetute in trasmissioni tv italiane molto seguite e che quindi acquistano credibilità in coloro che non conoscono esattamente il modo di operare delle banche svizzere. Basti pensare che oltretutto è illegale per un operatore finanziario riconosciuto in Svizzera prestare assistenza attiva all’esportazione illecita di capitali. Quindi all’interno di una banca o di qualsiasi ufficio di un operatore finanziario riconosciuto non si riceveranno mai consigli sul come farlo.

Ma torniamo al controspionaggio. Secondo il “Corrierone” le banche avrebbero intrapreso una vera e propria schedatura dei giornalisti. Un database nel quale vengono riportati nome, età, connotati fisici, per quale giornale lavora e via dicendo. A fare tutto ciò sarebbero delle agenzie specializzate che offrono questo servizio.

Sempre secondo il “Corsera” episodi di giornalisti identificati prima che potessero mettere piede in banca sono già successi. In quel caso pare sia partita una mail agli impiegati mettendoli in guardia.

Il mondo bancario reagisce a questa notizia quasi con incredulità. Per Franco Citterio non ci sono strutture o organizzazioni in tal senso. “Che ci sia qualche giornalista conosciuto che è meglio tenere alla larga lo sanno tutti. Ma escludo che ci siano strutture adibite a questo scopo”.

Anche Giovanni Crameri, responsabile regionale di UBS reagisce con assoluta sorpresa a questa notizia “Smentisco categoricamente che si abbiano strutture di questo genere”.

Il commento

Che qualche banca abbia avvertito i suoi impiegati su probabili giornalisti che si presentano sotto mentite spoglie è anche possibile. Ma che si arrivi al punto di creare delle strutture o dei database appositamente adibiti a prevenire queste situazioni appare altamente improbabile. In Ticino son ben altri i problemi che la piazza finanziaria deve affrontare. Insomma, sembra che si sia di fronte all'ennesima leggenda metropolitana confezionata appositamente ad uso e consumo dei lettori italiani.

marzio.minoli@teleticino.ch



minols | 23 apr 2012 22:04

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