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Tremonti ha l’ansia rossocrociata

Il ministro italiano vorrebbe dare lezioni di serietà alla Svizzera; uno sguardo all’estero

Che Tremonti abbia subito un trauma non risolto con la Svizzera è un dubbio vestito di certezza. Un vero e proprio accanimento contro la Confederazione, ormai diventata causa di tutti i mali della vicina Penisola, il paradiso fiscale più paradiso di tutti.

Probabilmente contagiato da quel bontempone del suo Premier, il ministro delle finanze italiano ha voluto esprimere il suo dissenso circa la revisione della direttiva Ue sulla tassazione del risparmio dei non residenti, gridando addirittura allo scandalo al solo pensiero che gli accordi bilaterali tra Berna Londra e Berlino possano andare in porto e uscendo con affermazioni poco da circostanza, paragonando Lugano alle Cayman.

A Tremonti non andrebbe a genio la revisione perché, a sua detta, solo i piccoli risparmiatori subirebbero sanzioni, mentre di fronte a grandi masse di capitali le banche e gli operatori si organizzerebbero per costituire società esterovestite ad hoc. Questo misfatto accadrebbe su suolo rossocrociato ed è per questo che il ministro ha urlato che un tema del genere "va trattato in modo serio e non in modo svizzero".
L'Italia che dà ripetizioni di serietà alla Svizzera è un po' come vedere il bue gridare "cornuto" all'asino. Quando sventola bandiera elvetica, la mente associa precisione, puntualità, serietà. Lo stesso non accade quando garrisce il tricolore che tanti pregi ha, ma non di certo l'affidabilità. Il governo peninsulare non ha la minima intenzione di depennare la Confederazione dalla black list, anche se, nella Gazzetta Ufficiale n°112 dello scorso 16 maggio, un decreto del ministero dell'Economia esclude la Svizzera dall'elenco dei Paesi considerati paradisi fiscali in materia di appalti. Prima di parlare di serietà forse l'Italia dovrebbe chiarirsi le idee su cosa e chi è paradiso fiscale.

Ad ogni modo, guardandosi intorno, far riferimento a paradisi fiscali non è così biasimato, quando sono le grandi compagnie a usufruire dei paesi off-shore per sfruttarne i vantaggi sulle tassazioni.
Si pensi all'ultima colossale operazione messa in piedi da due giganti della tecnologia americana. L'acquisizione di Skype da parte di Microsoft, del costo di ben 8,5 miliardi di dollari, sarebbe stata studiata a tavolino per rimetterci il meno possibile. La tecnologia Voiptel più nota e utilizzata del mondo ha solo un problema: dei suoi 145 milioni di utenti, solo il 6% paga i servizi. Lo scorso anno, Skype ha registrato un fatturato di 860 milioni di dollari e utili operativi di 264 milioni, ma è ancora in perdita per circa 7 milioni. La scommessa della società di Bill Gates è proprio riuscire a sfruttare al meglio quei 145 milioni di contatti che Skype è riuscito a raccogliere.

Ecco il quadro della situazione: lo scorso 31 marzo Microsoft aveva 50,2 miliardi di liquidità, di cui ben 40 guadagnati e mantenuti all'estero, perché ritornando in patria sarebbero stati soggetti a tassazione Usa, decisamente meno favorevole. Perciò per acquistare Skype, Microsoft ha utilizzato parte della liquidità detenuta all'estero. Forse in pochi sanno che Skype "abita" in Lussemburgo e i fondi di Silver Lake, azionisti di riferimento di Skype, si abbronzano al sole delle Isole Cayman; solo il venture capitalist Andreessen Horowitz e il fondo Canada pension plan, altri soci di Skype, non avrebbero basi offshore. L'operazione è quindi stata soggetta a un consistente sconto, proprio sulle tasse...estere.

ticinofinanza.ch


sgr | 18 mag 2011 11:59

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