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“Non volete abolire il canone ma privatizzare il mercato”

Anche il dibattito di Piazza del Corriere su No Billag si è rivelato particolarmente infuocato. In ogni caso, si volterà pagina

Tra poco meno di un mese toccherà ai cittadini esprimersi in merito all'iniziativa No Billag. Le schede sono state confezionate e nelle cancellerie comunali le stanno imbustando: tutto è pronto per lo showdown finale del 4 marzo. Per essere approvata, ricordiamo, l'iniziativa dovrà essere approvata dalla maggioranza del popolo e dalla maggioranza dei Cantoni.

I sondaggi più recenti danno in vantaggio il nutrito fronte dei contrari, ma i favorevoli non si sono certo dati per vinti, come dimostrato anche dal dibattito andato in onda questa sera su TeleTicino. A Piazza del Corriere, moderati da Gianni Righinetti, hanno metaforicamente incrociato le lame l’iniziativista Alain Bühler e il parlamentare leghista Massimiliano Robbiani da un lato e il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini e il direttore di TeleTicino e Radio3i Matteo Pelli dall'altro.

Il dopo non sarà più come il prima

In avvio di dibattito Bühler ha invitato a “non prendere per oro colato i sondaggi” in quanto c’è “un voto silente” che i sondaggi stessi non colgono. “Aspetto il 4 marzo”. L’unica certezza che scaturirà dalle urne è che il 5 marzo ci sarà un cambiamento, in un senso o nell’altro. Molto probabilmente ci sarà un ridimensionamento del budget della SSR. “Per la SSR il dopo ci sarà solo se verrà respinta l’iniziativa”, ha chiosato Pedrazzini. “In questo dibattito sono emerse critiche nei confronti della SSR. Sarà importante rivedere alcuni atteggiamenti da parte dell’azienda per ricucire il dialogo con il Paese”. Il presidente della CORSI non esclude neppure la necessità di ricucire lo strappo con la carta stampata.

“Dopo il 4 marzo non ci sarà nessuna Guerra mondiale come detto dai contrati all’iniziativa”, ha ribattuto Massimiliano Robbiani. “Già Giuliano Bignasca aveva lanciato un segnale, evidenziando il malcontento sul canone eccessivo che paghiamo. Un segnale che non è stato colto e ora il popolo può finalmente esprimersi”.

“Le TV private hanno benefici di movimento completamente diversi grazie al canone. È evidente che per noi avere queste possibilità finanziare è molto positivo”, ha spiegato Matteo Pelli, ribadendo come il canone abbia permesso anche ai privati di poter lavorare garantendo contenuti professionali e di qualità, sia per quanto riguarda l'informazione, sia per l'intrattenimento. Il timore maggiore che il direttore di TeleTicino e Radio3i ha espresso è stato quello dei posti di lavoro che verrebbero a mancare, soprattutto a Comano.

“L’iniziativa ha avuto il privilegio di scoperchiare un vaso di Pandora – ha dichiarato Bühler – Oggi finalmente è stato messo sul banco il sistema mediatico svizzero e si discute a tutto campo di questo sistema”.

“Il vostro scopo non è abolire il canone ma privatizzare il mercato”

La discussione ha immancabilmente toccato il tema del mercato mediatico in mano ai privati in caso di una vittoria del Sì. “Forse un mercato come quello della Svizzera interna renderebbe possibile ‘riacquistare’ la SSR da parte dei privati, magari da Cristoph Blocher - ha punzecchiato Pedrazzini - Ma in Ticino non è così. Un sistema di abbonamento non sarebbe sufficiente. Molte trasmissioni scomparirebbero del tutto”.

“Il vostro scopo non è abolire il canone ma privatizzare il mercato”, ha poi attaccato.

“La SSR deve lavorare in modo serio ma non si può pensare di fare documentari su youtube con il telefonino”, ha poi puntualizzato Matteo Pelli, secondo cui per la SSR è difficile fare televisione di qualità con meno canone (o con un canone volontario).

“In questi anni abbiamo assistito a un monopolio della SSR, che è è diventata bulimica accaparrandosi tutto quello che poteva”, ha ribattuto Bühler, rimarcando la necessità di un cambiamento. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Robbiani, che ha evocato un ridimensionamento.

Lo stipendio di Canetta

Uno degli argomenti che i favorevoli all'iniziativa hanno cavalcato è quello delle retribuzioni dei quadri della SSR (e del direttore della RSI Maurizio Canetta), ritenute eccessive. "Perché pagare per programmi che non voglio vedere? - si è chiesto Robbiani - Soprattutto se Canetta prende 25'000 franchi al mese. Anche gli stipendi saranno da rivedere dopo il 4 marzo".

“Dimentichiamo gli stipendi normali - ha replicato Pelli - Analizziamo anche i casi di chi lavora con stipendi normali e mantiene una famiglia. Dove ricollochiamo quelli che verranno lasciati a casa?”

“Scandaloso usare i dipendenti RSI come scudi umani”, è stata la risposta di Bühler.

“La realtà è che gli stipendi dei quadri SSR sono inferiori a quelli del mercato - ha puntualizzato Pedrazzini - A furia di ripetere una bugia finisce per diventare realtà. Stessa cosa il numero di frontalieri, che viene sempre enfatizzato”. 

Come si muoverebbe un’emittente privata nel mercato ticinese?

Particolare preoccupazione è stata espressa sul futuro del panorama mediatico ticinese. Un privato sarà effettivamente interessato a un bacino d'utenza di circa 360'000 persone? “In Ticino non ci sarà la corsa all’oro - ha evidenziato Pelli - I programmi verrebbero tradotto o buttati lì. Verrebbero dimenticate le regioni e le peculiarità ticinesi. Se ci fosse un’asta vinta da un gigante, di sicuro non punterà sul Ticino. A chi interessa?”

La libertà di stampa

Il dibattito ha toccato anche il tema della libertà di stampa, con Bühler che ha tacciato CORSI e SSR di essere politicizzate. Un’affermazione che non è andata giù a Pedrazzini: “Siamo abbastanza seri da nominare persone competenti. La politica non mette becco nella trasmissioni”.

In conclusione di dibattito Pedrazzini ha assicurato che l’eventuale risultato favorevole alla SSR non verrà strumentalizzato. “Non ne faremo un uso scorretto, siamo persone responsabili e vediamo i problemi che sono stati sollevati e che l’iniziativa ha messo in luce”

Redazione | 6 feb 2018 21:15

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