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“Mi immergo a -80 mt e assaporo il silenzio”

Su TalenTI Igor Liberti, presidente di Apnea Ticino, campione svizzero di apnea e fotografo subacqueo

L’apnea subacquea non è semplicemente una disciplina sportiva, è una presa di coscienza delle proprie sensazioni ed emozioni. Tanto allenamento fisico unito ad un buon controllo mentale, perché là sotto, dove è tutto buio, bisogna riuscire a mantenere calma e concentrazione.

Per Igor Liberti, classe 1978, immergersi “è la cosa più naturale che esista”, una passione nata tanti anni fa quando, da bambino, passava le estati al mare in Puglia con la famiglia.

All’età di 13 anni raggiunge i -15 metri e a 21 i -40. Nessun modello, nessun insegnamento, il giovane atleta s’immergeva semplicemente attratto dalle profondità.

È solamente nel 2000 che, seguito dal campione del mondo Umberto Pelizzari, Igor segue i primi corsi con istruttore presso la scuola italiana Apnea Academy.

La grande svolta arriva però nel 2010 durante l’importante gara Vertical Blue alle Bahamas presso la quale Igor fotografa il pluricampione mondiale William Trubridge nel suo tentativo di nuovo record. Durante un allenamento in immersione libera assieme, l’atleta ticinese riesce ad arrivare con una sorta di naturalezza a -73 metri. Un traguardo importante, che lo stacca di soli 3 metri dall’allora record nazionale. E così, motivato e determinato più che mai e dopo un anno di continui allenamenti, nel 2011 porta a casa il meritatissimo nuovo record svizzero dalla Vertical Blue: -82 metri!

Oggi Igor Liberti, oltre a prepararsi per una nuova sfida che si terrà a settembre in Grecia, dedica moltissimo tempo alla sua altra passione in apnea: quella di fotografo subacqueo. Uno vero sportivo creativo! Big up!

Quando ti sei avvicinato al mondo dell’apnea?

Durante le vacanze estive in Puglia, da bambino, praticavo snorkeling e i primi tuffi in apnea erano a pochi metri d'acqua. È stato un avvicinamento naturale; al mare tutti avevano maschere e pinne. Nuotavo meglio sott'acqua e ammiravo mio padre quando scendeva a prender ricci. Mi affascinava esplorare la costa, cercare di riconoscere i polpi mimetizzati negli anfratti degli scogli, le maestose grotte presenti un po' ovunque in quella zona carsica.

• Ricordi la tua prima apnea profonda?

Dipende cosa si intende per apnea profonda..

Dopo anni ed estati intere passate (sempre in Puglia) a praticare snorkeling (avrò avuto 12 o 13 anni) un giorno qualcuno aveva perso una pinna a una certa profondità, saranno stati forse 8-9 metri. Ero in acqua con un mio cugino di qualche anno più giovane di me. Lui si era fiondato giù come un razzo, come se nulla fosse, e aveva recuperato la pinna. Gli avevo chiesto come avesse fatto a scendere così profondo e lui mi fece vedere la manovra di compensazione delle orecchie. Appena appresa potei finalmente anch'io aggiungere una dimensione alle mie immersioni; se prima esploravo il mare soltanto in superficie da quel momento mi si spalancò la porta delle profondità. Quasi immediatamente raggiunsi -10 e poi -15 metri. Non seguivo alcun modello o idolo subacqueo. Semplicemente mi sentivo proiettato a scendere sempre un po’ di più. Misuravo dei cavi per sapere a che profondità andavo; non utilizzavo che le pinne, la maschera e la tuba.

Più tardi, verso i 20 anni, il fare da autodidatta non era più sufficiente. Ero arrivato a -28 metri ma sentivo la necessità di dover apprendere al più presto le tecniche dell'apnea e soprattutto i principi della sicurezza. Alla fine degli anni '90 internet non era ancora così popolare e trovare informazioni o manuali di apnea aggiornati era piuttosto arduo. Una persona che avevo incontrato a Milano mi prestò un manuale di Apnea Academy che divorai pagina per pagina applicando più che potevo ogni singola informazione racchiusa al suo interno.
Nel 2000 ho avuto infine la fortuna di partecipare a un corso istruttore di apnea Academy con Umberto Pelizzari. È stato l'inizio di un nuovo capitolo del mio percorso nell'apnea. Difatti l'entrata a tutti gli effetti nella nostra piccola comunità di apneisti.

Nel 2011, con i tuoi - 82 metri in immersione libera hai ottenuto il nuovo record nazionale. È una quota che si fatica anche ad immaginare. In che modo ti sei preparato?

Per tanti anni mi sono immerso sempre e solo con le pinne. Non ero così forte nelle gambe e faticavo ad arrivare a -50 metri. Non avevo ancora capito che non era quella la mia strada, che avrei dovuto abbandonare le pinne per scendere giù a braccia lungo il cavo. L'immersione a -82 del 2011 nasce da un mio viaggio alle Bahamas del 2010. Mi trovavo lì per fotografare un tentativo di record del mondo di William Trubridge. Arrivato sull'isola qualche settimana prima, avevo iniziato qualche tuffo di allenamento in immersione libera (a braccia lungo il cavo, senza pinne) assieme a William. Ho sempre avuto una buona apnea statica e riuscivo a scendere a -50 molto tranquillamente, con tempi di immersione di oltre 3 minuti. Poi ho provato a tenere quei tempi ma aumentando la profondità (muovendomi quindi più velocemente) e mi ricordo di essere arrivato fino a -73 metri. Per curiosità avevo controllato il record svizzero di immersione libera. Apparteneva allora ad Andrea Zuccari ed era di -75 metri. Insomma, ero sceso ad appena 3 metri da un nuovo record svizzero senza neppure accorgermi. Ho dovuto attendere l'anno successivo, ma nell'aprile del 2011 sempre alle Bahamas durante il Vertical Blue, portai il nuovo record svizzero a -82 metri. Mi ero allenato in Svizzera, tanta piscina e immersioni in lago tra marzo e aprile. Era stato difficile conciliare il lavoro con gli allenamenti e tutti questi viaggi… ma ce l'ho fatta.

Raccontaci l’esperienza d’immersione con il pluricampione mondiale William Trubridge.

Immergersi con William è pazzesco. Lui fa delle cose che pochissimi altri riescono a fare. L'ho visto scendere a -60 metri, fermarsi giù per 4 minuti e tornar su per un tempo totale di oltre 5 minuti. Tuffi a oltre -120 metri. Ma quello che più colpisce è la metodicità del suo fare, in qualsiasi suo aspetto. È uno dei pochi veri professionisti dell'apnea profonda, in tutte le sue discipline. Ha lavorato tantissimo per arrivare a dove è adesso. Un alieno.

Qual è il momento più bello di un’immersione da record? Quando arrivi al tuo punto più profondo, la discesa, o la risalita… quel momento in cui rivedi la luce?

Difficile da dire...ovviamente se l'immersione va per il verso giusto per me è molto piacevole la parte della discesa. Se l'immersione è ottima sai che saresti potuto scendere anche di più e quindi ti godi anche il punto più fondo. Poi arriva il lavoro della riemersione, la parte più faticosa. Ma il momento in cui ti viene convalidata la profondità dopo l'immersione, se corrisponde a un nuovo record, è il più grande premio...è il momento di festeggiare!

E cosa succede giù… a 80 metri dalla superficie, dove tutto è buio….? Che cosa si prova?

Personalmente devo sentirmi "disattivato", la pressione del mare ti schiaccia, ma non deve impensierirti e rimani rilassato. Di solito si è concentrati soltanto sulla compensazione. Io tengo gli occhi chiusi. Di solito ascolto cosa mi passa per la mente... puoi pensare qualsiasi cosa. Bisogna rimanere concentrati e rilassati, anche quelle volte che le cose non vanno per il verso giusto.

Come fai a gestire la tensione durante le immersioni?

Andare sott'acqua per me è la cosa più naturale che esista...e che so fare meglio. Ci ho messo moltissimi anni per ogni metro di profondità raggiunto. Durante una gara posso dare il meglio di me e quindi elimino il fattore stress semplicemente pensando che mi trovo nel migliore posto e nel migliore momento per dare il meglio di me stesso. Faccio quello che so che posso raggiungere quindi nulla di "fuori di testa"; so che posso farlo e ho fiducia nei miei mezzi. So che se qualcosa non va ho sempre la scelta di ritirarmi, di tornare su anzitempo. Dipende solo da me; se mi sento bene andrò fino in fondo...altrimenti riproverò un'altra volta. Dal momento che immergo la testa in acqua e respiro dallo snorkel stacco dal mondo esterno. Fisso la profondità e chiudo gli occhi.

Ricorri spesso alle tecniche di meditazione e di training autogeno?

All'inizio sì, poi con gli anni si trova "il proprio modo", un mix di tecniche che si applicano molto rapidamente prima di ogni tuffo fondo. Ma è stato molto importante all'inizio conoscere queste tecniche. Personalmente mi devo sentire ispirato per ogni mio tuffo. Come se ci fosse un mio significato particolare a quel tuffo. Può essere anche solo una modifica a tecnica di immersione, un piccolo miglioramento generale che mi farà scendere meglio o soltanto una voglia particolare di desiderio di andare profondo.

Cosa significa per te l’andare oltre il limite?

Andare oltre il limite per me significa il non ascoltarsi. Esporsi inutilmente a grandi rischi, sottovalutare la difficoltà di certe immersioni. Mettere le ambizioni sopra tutto per confermare a tutti costi il proprio Ego.

Quali sono le componenti fondamentali del tuo successo, dei tuoi record?

Tornando un po' sulla terra ferma, c’è da dire che in Svizzera siamo una minuscola comunità di apneisti, fare record svizzeri non equivale a fare record come ad esempio in Francia o in Italia che sono i paesi con maggior tradizione di apnea.

L'apnea in generale, è ancora uno sport giovanissimo ed apneisti amatoriali o semi professionisti gareggiano nelle stesse gare con professionisti stratosferici come il campione neozelandese William Trubridge (che sebbene venga da un paese non tra i più forti in questa disciplina, è riuscito a stravolgere i record a livello mondiale). In generale ogni nazione che fa apnea ha atleti, o perlomeno uno, che è arrivato a raggiungere almeno -100 metri, in Svizzera non ci siamo ancora. Abbiamo ottimi apneisti diciamo...tra i -50 e i -85 metri, ma siamo ancora un po' indietro. Da parte mia ho una cospicua esperienza che mi ha aiutato molto, ma ci ho messo parecchio a superare lo stress che mi davano all'inizio le gare

Mente, cuore e corpo: in che proporzione contano in quello che fai?

Mente, corpo e cuore si fondono in un tutt'uno nell'apnea e nell'elemento acqua. È questo per noi uno stile di vita.

Egitto, Australia, Hawaii, Bahamas: l’esperienza che più ti è rimasta nel cuore?

Forse le Hawaii, nuotare coi delfini, vivere quell'isola magica ospitato da una straordinaria signora proprietaria di una fattoria dove producevano caffè (Big Island).

E il tuo punto d’immersione preferito?

In Puglia...tradizionalmente. Ma non c'è un posto solo, sarebbe riduttivo. Ricordo una bellissima immersione a Marettimo in Sicilia (Egadi). Vorrei tornare lì un giorno; c'era una visibilità di almeno 40 metri, incredibile.

Che cosa consiglieresti a chi è interessato all’apnea?

Consiglierei di contattare un gruppo di apnea, degli istruttori. Resta una disciplina in cui non si può improvvisare troppo. Come tutta la subacquea in blocco non va praticata in solitaria. Al giorno d'oggi la si può apprendere bene quasi ovunque, quindi avanti!

I tuoi maestri in questo sport?

Ho avuto diverse persone di riferimento quando ho iniziato, persone più brave di me e con più esperienza, l'incontro con Pelizzari, poi tutti quei grandi atleti con cui mi sono immerso nel corso degli anni. Ho cercato di prendere qualcosa da ognuno di loro. Ho tenuto però sempre fede al mio personale modo di andare in acqua.

Quanto ti ha dato l’apnea? Saresti un uomo diverso senza l’amore e la passione per questa disciplina?

Mi ha dato parecchio e mi ha messo e continua a mettermi sempre in discussione. Ho tenuto l'apnea come passione ed è stata a volte la mia valvola di sfogo, di evasione, di rifugio. Ho lavorato in diversi ambiti, ma non ho mai trasformato la mia passione in lavoro. Conciliare le due cose (lavoro e passione) a volte è veramente difficile… nell'apnea agonistica non girano quasi soldi quindi è difficile campare di quello. Mi sono finanziato sempre da solo con parecchi sacrifici.

L'alternativa era comunque di fuggire da una Svizzera troppo lontana dal mare e fredda.

Sono rimasta impressionata dai tuoi scatti e video di immersioni. Quando è nato in te il desiderio di condividere con il pubblico la magia dei fondali?

Mi sono accorto abbastanza presto di avere un buon occhio fotografico; le mie buone apnee e il fatto di compensare spontaneamente (senza l'uso delle mani) mi hanno permesso di fare ottimi scatti. All'inizio ho seguito soprattutto le imprese di William Trubridge, poi le fotografie di gara (degli atleti) dei vari Vertical Blue, le foto delle grotte in Puglia. Sono passato poi al video dove sto ancora sperimentando le mie possibilità.

Igor e il presente.

Nell'ultimo anno ho ripreso ad allenarmi più costantemente, ho partecipato al Vertical Blue delle Bahamas a fine aprile dove mi sono immerso a -76 metri in immersione libera. Ora c'è una gara a settembre a Kalamata in Grecia. Le gare sono un ottimo incentivo per allenarsi; il periodo della preparazione è molto bello, mi fa sentire bene. Se questi allenamenti porteranno a nuovi massimali nazionali...ben venga!
Essere allenati mi aiuta anche per tutte quelle foto e filmati che eseguo sempre in apnea.

E i tuoi progetti o imprese da realizzare? Magari una collaborazione con la National Geographic come fotografo subacqueo…?

Certamente, sarebbe interessante... vorrei valorizzare di più il mio lavoro di fotografia subacquea e quindi pubblicare di più. Ho in progetto di allestire una mostra fotografica da noi in Ticino.

http://igorliberti.blogspot.ch/
Instagram: igor_liberti
YouTube: Igor Liberti
http://apneaticino.ch/
Facebook: apnea Ticino

Contatto TalenTI: [email protected]
Facebook: TalenTI / TicinoNews

Sharon Boffa | 1 ago 2016 06:00

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