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Gaia, una storyteller ticinese

Su TalenTI Gaia Mathieu, illustratrice di Lugano: “Voglio girare il mondo per raccontarlo disegnando”

Gaia comunica disegnando, e disegnava moltissimo già da bambina.

Adora trascorrere le sue giornate in compagnia di fogli ed acquarelli, ispirata dalla vita che la circonda, ma soprattutto da sé stessa e dal suo carattere combinaguai. Le sue illustrazioni fanno riferimento a situazioni reali e vicine, e sono spesso accompagnate da parole o brevi testi che permettono a chi le guarda di immedesimarsi nella situazione o nel personaggio rappresentato.

È nata a Lugano nel 1988, ha ottenuto il bachelor in Scienze della Comunicazione e Media all'Università di Lugano e un master in Industrie Creative alla London Metropolitan University di Londra; nel 2014 ha vinto una borsa di studio della Commissione Europea per un progetto di mediazione culturale e si è così trasferita a Granada per quattro mesi. Attualmente vive a Torino dove frequenta il secondo anno del corso di narrazione alla Scuola Holden e lavora come illustratrice freelance. Viaggiare e vivere differenti realtà è come nutrimento per la sua anima, sempre in cerca di nuove fonti d’ispirazione. Gaia sogna infatti di intraprendere un lungo viaggio con lo zaino in spalla in giro per il mondo, e di illustrarlo dall’inizio alla fine.

Speriamo di poter avere presto tra le mani il libro che racconti le vicende della nostra storyteller ticinese! In bocca al lupo Gaia!

• Quando è nata in te la passione per l’illustrazione e come si è manifestata?
Ricordo che da bambina disegnavo sempre. Disegnavo al posto di fare il pisolino all’asilo, finivo in fretta i temi alle elementari per disegnare decorazioni intorno al testo e ogni volta che avevo del tempo libero disegnavo. Il lavoro di Jill Barklem è però la cosa che più mi ha spinta ad impegnarmi e migliorarmi. Le sue storie di Boscodirovo sono tutt’oggi fonte di grande ispirazione. Un altro autore che ammiro moltissimo è Quentin Blake. Nonostante il suo tratto sia molto differente dal mio, le sue illustrazioni hanno un’immediatezza e una forza incredibili.

• Che cosa significa essere una “storyteller”?
“Storyteller” è un termine generico che mi piace usare per indicare persone che raccontano storie attraverso diversi media. Piccole o grandi che siano le storie sono sempre presenti. Credo che sia una cosa intrinseca in ogni cosa che faccio. Che sia una piccola illustrazione, un flyer, un motivo per un stoffa o una grafica per un biglietto di auguri. Mi piace immaginare un piccolo mondo dal quale arrivano i vari personaggi.

• Chi sono i soggetti delle tue illustrazioni? Quanto di te, della tua personalità, delle tue emozioni troviamo nelle illustrazioni che pubblichi?
Di regola mi piace illustrare me stessa o versioni possibili di me. In particolare mi piace parlare della me imbranata che combina guai. Una sorta di Bridget Jones un po’ meno british e un po’ più avventuriera. Spero che in ogni illustrazione che faccio possa trasparire un po’ di me. Moltissime volte i miei disegni nascono dall’esigenza di elaborare pensieri che mi frullano per la testa o rappresentare qualcosa che in quel momento mi sta a cuore.
Questo non per uno spiccato egocentrismo, ma semplicemente perché si disegna o si scrive di ciò che si conosce meglio. Gli altri soggetti sono animali, piante e fiori. Essendo cresciuta in Ticino ho avuto la fortuna di essere a stretto contatto con entrambi.

• Come mai hai scelto proprio questo tipo di linguaggio artistico per esprimerti?
L’illustrazione è il linguaggio sul quale ho investito più tempo ed energia. Il motivo è perché è quello che più mi appartiene e che mi viene spontaneo impiegare. Mi piace però sperimentare e lavorare con altre tecniche, come il cucito, la ceramica, la fotografia e il video. Trovo sia importante continuare ad esplorare i vari mezzi di espressione. Penso sia una cosa che valga per ogni creativo, la sensazione di non essere mai veramente arrivati.

• Come fai ad essere comunicativamente efficace?
Credo che ci siano alcune regole fondamentali. La prima è non dar nulla per scontato. Quello che può sembrare ovvio per me, potrebbe non esserlo per qualcun’altro. Mi è capitato più volte di creare una vignetta umoristica ed esser la sola a ridere. Bisogna creare un equilibrio tra noi stessi e il pubblico. La seconda è far riferimento a situazioni reali e vicine, di modo che chi guarda il disegno possa immedesimarsi nella situazione o nel personaggio.

• A cosa è dovuta la scelta di utilizzare o meno parole e frasi per accompagnare i tuoi disegni?
Inizialmente mi concentravo esclusivamente sull’aspetto estetico dell’illustrazione e sulla tecnica. Di recente ho iniziato ad appassionarmi alle graphic novel e ho capito il potenziale dell’unire testo e immagine. Apre un ventaglio di possibilità infinite e permette di aggiungere senso all’opera.

• Come nascono le idee di Gaia? E che tecniche utilizzi?
Mi capita più volte al giorno di vedere e sentire cose che mi fanno sorridere. Un’espressione buffa di un amico, una battuta, un dettaglio. Il più delle volte però sono proprio io a far figuracce o disastri vari. Allora prendo quello che ho sotto mano e mi annoto lo spunto. Possono poi passare ore, ma anche giorni o addirittura anni finché trovo il modo di tradurre in disegno quello che voglio trasmettere. A volte invece sono totalmente a corto di idee e disegno le cose che ho davanti al naso. La tecnica che uso dipende dal tipo di disegno e dal fine. Ultimamente ho iniziato a lavorare molto in digitale con la tavoletta grafica, altrimenti uso gli acquarelli.

• E dove sei quando disegni? Ti porti sempre dietro quaderno e acquarelli o preferisci creare in un luogo chiuso e calmo?
Nel mio zaino sono sempre presenti acquarelli, matite e fogli di carta. Il luogo non ha molta importanza, la cosa essenziale è che ci sia spazio. Chi mi conosce lo sa bene, quando inizio a disegnare mi espando sul tavolo. Colgo infatti l’occasione per scusarmi con i miei compagni di banco, di viaggi in treno e in aereo.

• Quali sono le caratteristiche di questa professione che ti hanno fatta innamorare?
Il poter lavorare ai propri ritmi è davvero allettante, come anche il lavorare da casa in pigiama o da qualsiasi parte del mondo. La cosa più importante è però la possibilità di mettere un pezzettino di te nel tuo lavoro e l’esser riconosciuta attraverso di esso.

Monumenti, gallerie, musei, mostre d'arte ed eventi di ogni tipo, parlaci della tua esperienza come artista ticinese all’estero.
Prima di trasferirmi a Torino ho vissuto in Spagna, a Granada e a Londra. Quest’ultima città in particolare mi ha dato un punto di vista globale sulla situazione delle arti visive: chi sono i grandi del passato, quali sono gli artisti emergenti, come trovare e seguire i trend del momento.
Dopo aver ottenuto un master in Industrie Creative alla London Metropolitan University di Londra ho lavorato in un’agenzia pubblicitaria e d’illustrazione dove ho avuto modo di osservare da vicino gli aspetti più burocratici e meno creativi della professione. A Granada invece ho collaborato con uno studio di produzione audiovisiva, dove mi sono dedicata alla creazione e al montaggio di video, e alla traduzione dallo spagnolo all’inglese. Trovo sia essenziale per un artista girare il mondo e vivere altre realtà. Sia per avere una visione realistica della propria professione e sia a livello creativo, di modo da ricevere più influenze e suggestioni.

• Sei ambiziosa? Quali sono i sogni che desideri realizzare?
In generale sì, sono una persona ambiziosa. In futuro mi piacerebbe pubblicare una serie di libri per bambini scritti e illustrati da me. Vorrei anche intraprendere un lungo viaggio, uno di quelli zaino in spalla a zonzo per il mondo, e illustrarlo dall’inizio alla fine.

Facebook: Gaia Mathieu Illustration
Instagram: gaiamathieu
Online shop: https://www.etsy.com/shop/GaiaMathieu

Contatto TalenTI: [email protected]
Facebook: TalenTI / TicinoNews

 

Sharon Boffa | 15 feb 2016 05:32

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