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Fee: “Ho depositato i miei sogni in una mongolfiera”

Su TalenTI oggi l’artista ticinese Felicia Bürgin, grafica e illustratrice tra Amburgo, Barcellona e Ticino

Felicia Bürgin, in arte Felicia Anina e per gli amici semplicemente “Fee”, nasce a Locarno il 25 gennaio dell’85 da madre e padre svizzero tedeschi, in un ambiente ricco di stimoli artistici, musicali e creativi che le permettono sin dall’infanzia di dare libero sfogo alla sua fantasia.

Seguendo le orme della nonna materna, tessitrice a mano, inizia il suo percorso allo CSIA di Lugano dove apprende uno dei mestieri più antichi al mondo, la creazione di tessuti. Nel 2009, per un insieme di particolari coincidenze e attratta dal mondo della musica, decide però di abbandonare il telaio e di trasferirsi a Barcellona per studiare Music Business presso il SAE Institute. E grazie alla sua insaziabile voglia di creare e sperimentare, si avvicina quasi un po’ per caso anche alla grafica, riuscendo a trovare la sua massima espressività in elaborati e stratificati collage, ricchi di immagini e simboli.

Attualmente lavora in Ticino come responsabile grafica per l’etichetta discografica tedesca “Biotop Label” e per uno dei gruppi più di spicco della scena della musica elettronica internazionale, gli Audiofly.

Chissà dove la condurrà prossimamente la sua mongolfiera…

Grazie Felicia, è stato un grandissimo piacere poterti intervistare!

Partiamo dagli inizi… il tuo primo ricordo da artista?

Sin da piccola sono stata a contatto con l’arte. I miei genitori mi portavano spesso a visitare mostre e monumenti in città storiche, prevalentemente italiane, crescendomi così immersa nella bellezza delle opere d’arte in tutte le sue forme. Carta, colori e vari materiali per creare erano cose di ogni giorno.
Mio padre in particolare è uno di quei personaggi che, nonostante non lo ammette-rebbe mai, si meriterebbe il titolo di artista, ma anche mia mamma ha un’innata crea-tività e sensibilità artistica.

E poi… come mai hai scelto di imparare un mestiere antico come quello di tessitrice a mano?

Quando ho iniziato la scuola d’arte applicata non avevo idea di quale direzione avrei preso, i docenti hanno riconosciuto in me un talento e sono stata spinta a scegliere creazione di tessuti. Era una delle sezioni dove mi sembrava ci fosse la maggiore li-bertà creativa, ma in gran parte è merito di mia nonna, che fin da piccola mi ha resa famigliare con la tessitura. Aveva bestiame di piccolo taglio, piantava il lino e la ca-napa da cui otteneva la fibra, e varie piante da cui ricavava colori naturali per tingere il filato. Lei mi ha guidata attraverso il percorso produttivo dalla materia prima al prodotto finito, cosa che mi affascinava molto.
Tessere è poi diventata una profonda meditazione, più che un’arte. La pazienza, la re-visione delle immagini, la scelta dei colori e dei materiali, mi dava un senso di pace.

Dal lavoro artigianale al telaio, a quello nell’industria musicale. A cosa è dovuto questo salto e la decisione di studiare Music Business al SAE Institute di Barcellona?

La vita mi ha sempre spinta ad esplorare tutte le mie passioni, che talvolta scopro all’improvviso o per coincidenza. L’intenzione iniziale era quella di continuare la for-mazione in “design tessile”, quando però un bel giorno mi sono ritrovata sul bordo di una piscina ad Ibiza, con un piede che sguazzava nell’acqua e la rivista Dj Mag in ma-no, e il mio sguardo è caduto sull’annuncio del corso di Music Business al SAE Insti-tute di Barcellona. Così mi sono resa conto che desideravo continuare i miei studi in un ambito creativo dove le possibilità di spaziare sono infinite e prive di confini: il mondo della musica.

Dopo la tessitura la musica, e dopo la musica la grafica. Quando è nata questa passione?

Tutti questi settori mi appassionano molto. L’applicazione nella grafica in particolare è iniziata per caso un giorno che mi sono ritrovata senza colori, né carta e, avendo però un’insaziabile voglia di creare, ho cominciato ad esplorare le infinite possibilità dei programmi specializzati nell’elaborazione di immagini digitali sul laptop.
Infine, da cosa nasce cosa e, soprattutto grazie alla rete di contatti nell’industria mu-sicale, ho iniziato a creare illustrazioni digitali per copertine di singoli, album e flyer.

Come funziona il processo creativo di Felicia? Quando hai un incarico da portare a termine, da che cosa inizi?

È il mio intuito a portarmi attraverso un processo dove le immagini si sviluppano len-tamente nel suo corso; senza preoccuparmi del risultato finale il quale, insomma, è sempre diverso dall’idea iniziale. Quando è un’incarico, fortunatamente ho una linea da seguire, cosa essenziale per una persona tra le nuvole come me.

Crei mai per te stessa? C’è qualcuno o qualcosa che potresti definire come la tua fonte d’ispirazione?

Certo, un creativo cerca sempre un modo alternativo per esprimere sé stesso; è in quel momento che tutto ha inizio.
La mia fonte d’ispirazione sono le emozioni, il mio stato d’animo, l’immaterialità. Per questi motivi il collage digitale è diventato molto importante per la mia espressività. I lavori più elaborati hanno un sacco di strati, immagini, simboli e tuttavia la prima volta che si guardano, non necessariamente si riconoscono. Ciò che è nascosto è al-trettanto importante a quanto ciò che è visibile. Può essere quasi invisibile, ma è lì e completa il risultato finale. Tutti gli elementi del collage che uso sono rilevanti per la storia che sto cercando di raccontare, agiscono come indizi, come una sorta di cam-po lessicale visivo.

Che rapporto hai con la musica? E con l’arte in generale?

La musica, come probabilmente lo è per tutti, è una delle mie migliori amiche.
Sono cresciuta a suon di jazz, blues, soul, motown, musica psichedelica, reggae, hip hop, ska, punk e chi più ne ha più ne metta (grazie mamma ❤). Ricordo ancora la prima musicassetta (sì, avete letto bene, si usava ancora ascoltare le mitiche musicas-sette con lo storico Walkman) di musica elettronica trovata nella collezione di mia madre, era dei Chemical Brothers.
Oggi infatti, è la musica elettronica la mia guida creativa. È questo il genere di musica che più mi aiuta a connettermi, ad immaginare, a dimenticare il frenetico mondo at-torno a me, per concentrarmi mentre creo. Ascolto le note, sento come si relaziona-no tra di loro, sono ipnotiche e ripetitive, le prendo e le plasmo in immagini. La cosa bella della musica è che, anche lei come l’arte, nasce da un certo posto, emotivo, codificato in melodia su un pezzo di carta e trasformato in suono. Il suono crea vi-brazioni nell’aria da cui siamo circondati e come i suoni, anche i colori dipendono dalle vibrazioni e dall'ottava a cui appartengono.
L'influenza dei colori come quella dei suoni e la forma che assumono, è qualcosa di essenziale nella mia vita dalla quale non mi potrei separare.

A Barcellona hai lavorato per Anthony Middleton e Luca Saporito, compo-nenti di Audiofly. Come è nato il tuo rapporto con uno dei gruppi di maggiore spicco nella scena della musica elettronica internazionale?

Sono venuta a conoscenza di quest’opportunità di lavoro durante i miei studi e, gra-zie alle mie competenze in molti settori, sono stata scelta come loro assistente per-sonale. Ancora oggi sono molto grata che mi abbiano introdotta e formata in questo campo dalle tante sfaccettature ed estremamente felice di essere tornata a collabo-rare con loro, questa volta con un incarico nell'ambito creativo, per il loro evento internazionale Flying Circus.

E poi… ti sei ritrovata ad Amburgo a lavorare come responsabile della par-te grafica per l’etichetta discografica “Biotop Label”. Senti di aver trovato un equilibrio tra industria musicale e creatività?

Ad Amburgo, stavo svolgendo tutt’altro lavoro in una ditta di software musicale… da anni non ero più concentrata sulla mia creatività. È li che, ad un certo punto, munita solo di laptop ho iniziato con il collage digitale e che Patrick Zigon, proprietario di Biotop Label con sede a Costanza, mi ha scoperta online ed abbiamo iniziato a lavo-rare insieme sia per l’etichetta discografica, sia per il suo evento internazionale Traumraum. Grazie a lui ho approfondito questo stile ed avuto il coraggio di mostra-re i miei lavori al pubblico. Devo a lui anche il fatto che da quell’istante ho scoperto questa mia passione ed ho iniziato a concentrarmi su di essa con più dedizione, ini-ziando così a collaborare anche con altre etichette discografiche, come per esempio Marionnettes Records con sede in Ticino.

Toglimi una curiosità, quali sono le differenze che hai notato nel mondo del lavoro tra Svizzera, Spagna e Germania?

Dipende sempre da settore, posizione e tipo di impiego. Vi sono grandi differenze culturali e politiche, personalmente il modello che preferisco è quello tedesco: meno burocratico e più semplice di quello svizzero, più ordinato e veloce di quello spagno-lo.
Tornando a parlare dell’ambito creativo però, credo sia una sfida simile ovunque.
Fare un lavoro che ti appassiona per vivere è stupendo: costruire una carriera stabile nelle industrie creative come indipendente è difficile. In questo settore ci sono anche posizioni che offrono modelli di lavoro regolari ed il compenso può essere grande; ma soprattutto quando si è agli inizi e liberi professionisti il compenso tende ad es-sere relativamente piccolo. Inoltre, se si è in cerca di sicurezza finanziaria bisogna te-nere conto che come indipendenti ci possono essere periodi di magra quando si hanno meno lavori di quanto si vorrebbe.

Sogni nel cassetto di Felicia?

Visto che ogni volta che metto un piede in una piscina la mia vita cambia rotta, ho deciso di depositare i miei sogni in una mongolfiera.

Facebook: Felicia Anina (https://www.facebook.com/FeliciaAnina)

Instagram: felicia_anina (https://www.instagram.com/felicia_anina)

Biotop Label: http://www.biotop-label.net/artists/
Facebook Biotop Label: https://www.facebook.com/biotoplabel
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Facebook Marionnettes Records: https://www.facebook.com/marionnettesrecords

Contatto TalenTI: [email protected]
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Sharon Boffa | 8 feb 2016 07:04

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