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“Con la fotografia ho trovato il mio tassello mancante”

Su TalenTI Céline Cadlini, in arte Artemie Noir, e la passione per la fotografia analogica in bianco e nero

“Fais de ta vie un rêve et de ton rêve une réalité”. Non vi è miglior citazione per descrivere l’emozione che mi hanno trasmesso le risposte della nostra artista di oggi, Céline Cadlini, fotografa autodidatta.

Nata a Zurigo nel 1983 e cresciuta in Ticino, Céline scopre la sua grande passione all’età di 18 anni quando prende in mano per la prima volta una vecchia macchina fotografica analogica di sua padre, trovata nella soffitta di casa. L’indescrivibile e forte emozione che le provoca la fa sentire per la prima volta completa e sicura che, prima o poi, è questo ciò che avrebbe fatto della sua vita. La Nikkomart degli anni ’70 diventa così la sua fedele compagna di viaggi e di avventure, con lei Céline ferma gli attimi e cattura “i piccoli dettagli che quasi mai nessuno nota”. I suoi scatti, prevalentemente in bianco e nero, rispecchiano la sua persona, attratta dal passato e dalla storia; il suo nome d’arte, Artemie Noir, racchiude invece il suo amore per la lingua francese e, sebbene in minima parte, per la scena dark.

Essendo completamente autodidatta, spera di poter presto frequentare una scuola d’arte per perfezionare la sua tecnica e dedicare successivamente la sua vita alla fotografia… trasformando così il suo sogno in realtà, nella sua realtà!

Fino al 20 febbraio 2016 le sue foto saranno esposte al Mono Bar di Locarno. Hai tutto il nostro supporto, Céline!

Che cosa ti ha avvicinata a quest’arte?

Mi ricordo che all’età di 18 anni, rovistando tra le cose in soffitta a casa dei miei genitori, trovai una Nikkormat degli anni ’70 di mio padre, fu amore a prima vista! Appena presa in mano sentii subito un desiderio irrefrenabile di scattare fotografie. Fu una sensazione strana… come se avessi trovato un tassello mancante della mia persona. Ancora oggi questa fotocamera analogica è la mia migliore amica, la porto con me in viaggio e mi fa vivere soddisfazioni emozionanti.

C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante all’inizio del tuo percorso artistico?

Fondamentale è stato l’incontro con la mia macchina fotografica, anche se in quel periodo frequentavo un ragazzo che per me è stato molto importante. Ero ancora una ragazzina e quindi molto timida e con poca esperienza di vita. Lui mi incoraggiava molto. Mi ha aiutata a credere nella mia passione ed è sempre stato il mio fan no. 1.

Ci sono artisti o fotografi che ammiri in maniera particolare? Quali sono gli scatti che più ti affascinano?

Beh, si! Da sempre ammiro moltissimo Henri Cartier-Bresson, Helliott Erwitt, André Kertész, Helmut Newton, Ellen von Unwerth, Man Ray, Robert Mappelthorpe... poi con gli anni ho scoperto molti altri artisti, i quali mi affascinano con alcuni scatti, ma non così profondamente. Con l’arrivo del digitale poi, un’esplosione! Ad ogni modo, prediligo la fotografia analogica, la camera oscura e quindi artisti di inizio/metà ‘900.

Altresì vengo rapita dalle forme del corpo, soprattutto femminile.. lo stile di Helmut Newton e di Ellen von Unwerth mi emoziona moltissimo. Sono artisti che riescono a costruire un’atmosfera elegantemente sexy, a volte in modo esagerato e umoristico (chiaramente questo è quello che percepisco io).

Qual è il ramo della fotografia nel quale ti rispecchi maggiormente?

Mah sai, a dirti la verità l’unica cosa chiaramente definita è che amo la pellicola fotografica e il bianco e nero. Agli inizi la mia era una fotografia più statica, fotografavo solamente statue, edifici.. cose immobili, poi con il tempo ho iniziato con i dettagli e le persone. Alla fine credo di non di avere un ramo specifico, ma penso che qualsiasi cosa mi attragga la voglio fotografare!

Con quale tipo di luce prediligi scattare?

Sicuramente con la luce naturale! Ovviamente quando lavoro all’interno spesso devo utilizzare luce artificiale.

Perché così tanto bianco e nero nelle tue stampe? Utilizzi pellicole b/n, oppure scatti a colori e modifichi al momento della stampa?

Diciamo che da sempre sono affascinata dalla storia, dal passato. Infatti la mia macchina fotografica è, come va di moda dire ultimamente, vintage! Quindi, di conseguenza mi piace utilizzare pellicole fotografiche b/n. Ultimamente mi sto avvicinando anche alla fotografia digitale, ma non mi diverte e non mi soddisfa tanto quanto quella analogica. Secondo il mio punto di vista, manca di profondità, di sentimento. Il risultato è diverso, piatto, quasi freddo. E vuoi mettere la soddisfazione nel momento dello sviluppo, quando vedi il risultato del tuo lavoro, pensato, studiato, curato nel dettaglio, uscire proprio come te lo eri immaginato? Non c’è paragone!

Ad ogni modo, i colori mi piacciono molto, ma spesso l’occhio umano li percepisce in modo diverso dalla fotocamera… quindi vai di filtri o di photoshop... e, sempre secondo il mio parere personale, nella composizione fotografia artistica il bianco e nero trasmette qualche cosa di diverso rispetto al colore.

Che dettagli o particolarità ti affascinano quando ti muovi in una città? Hai seguito un metodo preciso per fotografare gli animali selvatici nel loro habitat naturale?

Sono sempre stata una grande osservatrice, vedo anche i più piccoli dettagli che quasi mai nessuno nota. I miei occhi non stanno mai fermi. Esamino moltissimo, qualsiasi cosa, e quando vengo colpita da un’immagine, mi creo lo scatto nella mente e mi metto all’opera! Che sia una via, una porta, un balcone, una persona, un animale… sono sempre molto spontanea, seguo il mio istinto.

L’anno scorso ho avuto la fantastica occasione di partire per un viaggio in Namibia. Durante il soggiorno sono stata nel deserto per una nuova, unica esperienza e lì ho avuto la possibilità di fotografare gli animali nel loro habitat naturale. Mi sono commossa moltissimo, soprattutto durante un appostamento notturno in cui ho visto dei rinoceronti e due iene! Un’emozione indescrivibile! Avrei voluto fotografare pure la via lattea, ma purtroppo non ero attrezzata in modo adeguato. Ma ci ritornerò, assolutamente!

Ritieni importante definire i luoghi in cui sono state realizzate le tue fotografie o cerchi di decontestualizzare?

Sinceramente non ci ho mai pensato! Ma non credo sia importante sapere dove sia stata scattata una fotografia, a meno che non si voglia fare passare un messaggio ben chiaro.

Sebbene ti crei lo scatto nella mente prima di metterti all’opera, quello che trovi poi nelle tue foto è quello che pensavi di trovare? O ti capita avere delle “sorprese”?

La maggior parte delle volte quello che immagino, trovo. Chiaramente se fosse sempre così sarebbe troppo bello.. Mi succede anche di trovare delle sorprese... sia negative che positive! E quando si tratta del secondo caso, è magnifico, entusiasmante, decisamente soddisfacente!

Trovi che i tuoi scatti di grandi spazi, come il cielo, il deserto o l’oceano, potrebbero avere un impatto maggiore su stampe di grande formato o ritieni le due cose indipendenti?

Essendo grandi spazi, dove la visione lascia estensione anche all’immaginazione, alla fantasia, sicuramente l’impatto sarà diverso. Quindi posso risponderti: sì! Pensa a quando trovi davanti a te un’immagine di un dettaglio o comunque un qualche cosa di definito, come per esempio un viso o una costruzione, tu vedi quest’immagine. Mentre i grandi spazi, quello che sta nel mezzo, le sfumature, ti fanno viaggiare e la visione dell’insieme è totalmente soggettiva, viene interpretata da ogni essere umano in modo differente, a seconda delle esperienze vissute.

Cosa raccontano i tuoi scatti? Fotografi per fermare l’attimo o per osservare attentamente dettagli su cui solitamente non ci si sofferma?

I miei scatti raccontano ciò che ogni individuo vuole vedere. Personalmente quando io fotografo mi racconto una storia, mi immagino cosa può stare dietro a quello che vedo e cerco di trasmettere quello che io sento. Vengo rapita dalla situazione. A volte mi capita di essere testimone di momenti particolari, dove a modo mio vedo la bellezza, anche se magari di bellezza vera e propria non si tratta, e allora sento il bisogno di immortalare quest’ultimi. Non ho uno schema, sono molto spontanea. Poi chiaramente il tutto è molto soggettivo, non pretendo che gli altri provino quello che provo io vendendo le mie immagini.

Parlaci della tua prima esposizione presso il Mono Bar di Locarno. I tuoi lavori vanno letti seguendo un percorso coerente o ogni singola stampa ha la sua storia?

A dire il vero ho voluto esporre, in modo riassuntivo, ciò che mi piace fotografare. Dato che sono completamente autodidatta, non ho seguito ne corsi, ne scuole specializzate, ma ho imparato a fotografare seguendo il mio istinto, ho voluto rappresentare ciò che riesco fare.

Che cosa rappresenta per te la fotografia in termini emotivi?

Per me è vita! Non potrei pensare ad un futuro, ad una mia esistenza senza la fotografia. Mi fa sentire viva!

E da dove nasce il nome “Artemie Noir”?

Bella domanda...! Posso pensare che sia stato un caso… mi piace da sempre molto il nome Artemisia. Quand’ero più piccola seguivo la scena dark, infatti ancora oggi il nero è presente nella mia vita, anche se in minima parte. Da lì, il nero “Noir” e, chiaramente, dal fatto che fotografo praticamente solo in bianco e nero. Detto ciò, posso risponderti dicendoti che nel nome “Artemisia” è presente la parola “arte”, che il francese è una lingua all’orecchio elegantemente fine, e che se devo dirla tutta, mi piace molto! Tra l’altro sono sempre stata molto affascinata da Parigi, dalla sua moda e dal suo passato... e quindi ho trasformato questo nome in “Artemie”. E così arriviamo ad “ArtemieNoir”.

I sogni di Céline?

Sarà banale, ma il mio sogno è di potermi dedicare completamente alla mia passione! Magari frequentare anche una scuola d’arte. Così facendo potrei perfezionare sempre di più la mia tecnica e sono sicura che aumenterei di gran lunga il mio potenziale! Pensando a Ellen von Unwerth, oggi come oggi, vorrei poter arrivare al suo livello e proporre degli scatti come i suoi.

Facebook: ArtemieNoir

Contatto TalenTI: [email protected]

Facebook: TalenTI / TicinoNews

Sharon Boffa | 18 gen 2016 05:35

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