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“Fare graffiti non è un hobby, è una mentalità”

Su TalenTI, Alessandro Scaramella aka Ysar, il writer bellinzonese della Kels Crew

Alessandro Scaramella, 24 anni, nato e cresciuto a Bellinzona, passa la maggior parte del suo tempo libero con una bomboletta spray in mano, lasciando più tracce possibili sui muri messi a disposizione dal nostro Cantone.

In arte Ysar e appartenente alla Kels Crew, lo stile del giovane writer ticinese è riconoscibile dall’utilizzo di tracce dinamiche che ricordano i vecchi “wildstyle”, ma con l’aggiunta di effetti freschi e “moderni”. Il suo “lettering” è il risultato di varianti meccaniche con un effetto in 3D, vagamente somiglianti a delle navicelle spaziali.

Alessandro tra soli 8 mesi terminerà la sua formazione presso la Scuola Superiore Medico Tecnica di Locarno come tecnico di radiologia medica e, oltre a diplomarsi e a trovare un posto di lavoro, ha come sogno quello di viaggiare il più possibile e avere la possibilità di partecipare a Jam all’estero.

In bocca al lupo per tutto Alessandro!

A quanti anni hai iniziato a disegnare?

Avevo 13-14 anni quando, con il mio compagno di banco delle scuole medie, ho iniziato a fare qualche scritta vagamente simile ad un graffito.

Devo dire che ho scoperto il mondo del writing molto tardi. I primi disegni su muro, senza grandi risultati, risalgono infatti al 2009, quando avevo 18 anni.

E quando ha iniziato a significare qualcosa per te il writing? È più un hobby, una passione o una vocazione?

Credo che fin dall'inizio abbia significato qualcosa, anche se sul momento, forse, non me ne sono reso conto. Ho pian piano iniziato a trascorrere sempre più tempo in "hall of fame" (muro su cui è permesso dipingere legalmente, spesso gestito da una sola crew); inizialmente era una volta al mese, ora è una a settimana. Ho iniziato a fare sempre più sketch su carta, a concentrarmi su delle forme il più possibili mie, rispetto alle mie influenze, fino ad arrivare ad ora, dove il writing occupa la maggior parte del mio tempo libero.

Definirlo un hobby è un po' riduttivo, credo sia piuttosto una mentalità; una vocazione in senso di naturale disposizione a un'attività, soprattutto di tipo artistico, credo di no. Tutti partiamo da zero, con i risultati che ne conseguono, è quello che arriva dopo che fa la differenza, il continuare ad evolversi.

Le “hall of fame” dove dipingo sono tutte nel bellinzonese: allo stadio comunale, alla scuola media1, un sottopasso in zona McDonald's, una a Claro sulla linea del treno. Negli ultimi 6 mesi ci sono inoltre stati assegnati tutti i sottopassaggi del Comune di Monteceneri fra Rivera e Bironico. Insomma, devo dire che sono davvero fortunato.

Parlaci del tuo nome "Ysar", del perché l’hai scelto e, se c'è stata, dell'evoluzione del tuo stile.

Il mio nome non vol dire assolutamente nulla. In realtà, come tante cose nel writing, è stato un po’ per caso… ho messo insieme alcune lettere che mi piace disegnare e da lì è partito tutto.

Fondamentalmente penso che nel writing sia lo stile a fare la differenza. Un writer con uno stile originale, di per sé potrebbe cambiare nome ogni volta; sono poche le persone che riescono a leggere la scritta in sé, e chi la sa decifrare riconosce l'autore. È un po' questo il gioco del writing.

Chiaramente anche nei miei disegni il mio stile è cambiato, da qualcosa di anonimo, sono arrivato a produrre qualcosa che più o meno si differenzia, malgrado ci siano le mille influenze dovute alla scena, alle persone con cui dipingo, ad internet e ai miei gusti personali.

Se non si migliora, ad un certo punto bisognerebbe iniziare a chiedersi perché lo si fa...

Non dipingi sempre da solo, vero?

Quasi mai, a dire il vero. Uno dei fattori del writing che mi invoglia a progredire è proprio il fatto di disegnare con altra gente: con gli amici, con persone nuove e vedere nuovi posti e nuove cose.

Due parole sulla Kels crew, per far sapere ai nostri lettori chi siete.

Siamo un collettivo di cinque ragazzi fra i 20 e 25 anni, tutti con la passione per il writing. Il collettivo si è formato nel 2009 e piano piano si è espanso.

Negli ultimi tempi siamo molti attivi io, Baxone, Brom32 e Jane; gli altri per impegni, o perché si sono trasferiti o per perdita di motivazione, hanno un po' rallentato.

Noi abbiamo la fortuna di dipingere spesso con altri ragazzi ticinesi che sono più forti di noi, e sono probabilmente i più forti nel nostro Cantone, quindi siamo sempre spinti a migliorarci. Speriamo continui così.

Il writing, per te, dovrebbe comunicare qualcosa?

Qua si apre l'eterna discussione. Per me no! Ti faccio un esempio, mentre sto rispondendo a queste domande, sto organizzando la parete che dipingerò oggi pomeriggio con degli amici.

Qualsiasi colore per me andrà bene, da un giallino pieno di allegria, ad un nero cupo.

Questo perché non devo comunicare niente, non è uno stato d'animo. Non è che se oggi disegno lettere rotonde sono allegro, mentre che se le faccio quadrate sono arrabbiato con il mondo.

Come ti dicevo prima, la vedo come una questione di mentalità: scrivere il tuo nome ovunque, scriverlo bene o scriverlo male, scriverlo grande, scriverlo sui treni o scriverlo nella tua stanza, scriverlo bianco e nero o con mille colori, l'importante è che chi fa parte del gioco ti noti, per un fattore o per l'altro. Poi se a mia mamma, al passante di turno piace o no, importa poco (scusa mamma).

Writing e spazio urbano. Confronti tra Ticino e altri luoghi in cui hai avuto la possibilità di dipingere.

In Ticino possiamo ritenerci dei privilegiati. Io ho la fortuna di avere diversi muri su cui posso svolgere il tutto legalmente, cosa che in altri posti è un sogno. Questo ha senza ombra di dubbio contribuito al mio miglioramento.

Ho dipinto in diverse grandi città e chiaramente è molto diverso da qua, sia in senso di “spot”, sia in quanto scena attiva. Sono stato a Roma, ad una jam organizzata da Imack, un writer italiano; sono andato con il mio crewmate a Berlino; ho visitato città nei dintorni, Zurigo e Milano al Meeting Of Styles.

Come si fa a dipingere su un muro? Da dove si parte? Utilizzi solo bombolette spray o anche rulli e dispersione?

In realtà, come per tutte le cose, si parte da una prima traccia. Il secondo passo è riempire il tutto. L'ultimo passo è farci l'outline (il contorno). Molto più facile di quanto si pensi... una volta imparato qualche trucco! Io, in quanto a materiale, per la scritta utilizzo bombolette e nient'altro. Ovviamente per lo sfondo, vale a dire il colore dietro al graffito, passo una mano di dispersione colorata.

Molte volte faccio prima uno schizzo su carta e poi lo riproduco su muro. Mi capita però anche di fare tutto a memoria, o un po' come mi viene perché in fin dei conti conosco le mie forme e i miei tratti.

Come definiresti lo stile dei tuoi graffiti?

Non saprei. Mi hanno sempre affascinato i graffiti con varianti meccaniche con qualche effetto in 3D. Infatti mi dicono spesso che i miei graffiti sembrano navicelle spaziali. Uno stile Cyber, direi. È sicuramente un lettering complesso, fatto da mille tratti, più o meno casuali, fra l'altro. Penso possa ricordare la corrente dei “wildstyle”, quei graffiti tutti intrecciati, con frecce e loop allunganti che però reputo un concetto un po' superato nella scena writing attuale. Io cerco di mettere insieme un po' le cose, il dinamismo dei vecchi “wildstyle” con degli effetti un po' più "fresh".

Hai un'etica quando dipingi? Ci sono codici di comportamento nel mondo del writing?

Come in tutte le cose, qualche regola non scritta c'è anche nel writing. Diciamo che vige la regola del rispetto. Poi vabbè, c'è sempre l'eccezione, come “chi lo fa da più tempo di te, o chi ha un nome più importante del tuo, può permettersi qualche privilegio”, mettiamola così.

C'è un luogo in cui ti piacerebbe "lasciare il segno"?

Mah, a dire il vero non saprei dirti, mi piace molto viaggiare, quando posso permettermelo, sia per i graffiti che per viaggi di piacere.

Oltre alla bomboletta so che anche lo skateboard gioca un ruolo importante nella tua vita. Quanti anni avevi quando hai iniziato?

Se consideriamo la prima volta che sono salito su uno skate, o meglio... mi ci sono seduto, avevo 7-8 anni, era un vecchio skateboard rosso a forma di pesce che avevo trovato nello scantinato di mio nonno. Ho iniziato seriamente in quella caldissima estate del 2003, da lì fra alti e bassi non ho più smesso. Negli ultimi anni sono entrato a far parte di Stailoz Team, una crew di skaters nata a Locarno nel 2001 e che ora conta 5 persone. Cerchiamo sempre di mettere insieme qualche clip nel tempo libero. Solitamente cerco di andare a skateare dopo la scuola, esami permettendo, e magari durante il fine settimana.

Il primo “trick” che hai chiuso?

La base di tutto è chiaramente imparare a fare l'ollie! Senza questo non si va da nessuna parte. Dopodiché si inizia con le prime rotazioni della tavola, dal kickflip al varial, ecc.

Come tutti ho imparato il kickflip come primo trick, ollie escluso.

Trovi facilmente in Ticino strutture per skateare?

Ni, cioè non è né un sì e né un no. Si trova qualcosa, ma si fa sempre un po' fatica.

A livello di skatepark, c'è Lugano e poco altro. Stiamo infatti lavorando con il Comune di Bellinzona per portare a termine un progetto di skatepark anche nel Sopraceneri, siamo sulla buona strada.

Per quanto riguarda lo "street", si trova qualcosa nei vari paesi, purtroppo troppo poco, a mio modo di vedere le cose, ma non ci lamentiamo, viviamo in una piccola realtà e di conseguenza ci accontentiamo di piccole strutture.

Hai mai partecipato ad un contest?

No mai. Devo dire che non sono uno da skatepark, e faccio abbastanza fatica a skatearci. Quindi non ho mai avuto troppo interesse a riguardo. Sono più legato allo "street", infatti prediligo muretti, come quelli in Piazza del Sole a Bellinzona.

Progetti e sogni di Alessandro?

Diplomarmi e trovarmi un lavoro, finalmente. Dopodiché vedremo, mi è sempre piaciuta l'idea di un "road trip". E per quanto riguarda il writing, spero di poter visitare quanti più posti possibile e di avere l'occasione di partecipare a qualche Jam all'estero.

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Ysar.Kels

Stailoz since 2001

Contatto TalenTI: [email protected]

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Sharon Boffa | 27 ott 2015 09:00

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