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P-Kut, un ticinese tra i 10 migliori DJ DMC al mondo

Oggi su TalenTI scopriamo Davide Pallaro e la passione per scratch, beatjuggling e mixing

Davide Pallaro, in arte Dj P-Kut, 23 anni, di Stabio e membro del collettivo Big Bang Family. Grande appassionato di musica, all’età di 18 anni si avvicina alla cultura Hip-Hop e al Dj’ing, iniziando a passare le sue giornate ad allenarsi nel mix, nello scratch e nel beatjuggling fino ad abbracciare a 360 gradi il mondo del turntablism.

Grazie a costanza, determinazione, ma soprattutto passione per tutta quella musica che, indipendentemente dal genere, trasmette emozioni, Davide è riuscito a dare il meglio di sé nella “6 minutes Category” alla finale del campionato del mondo DMC lo scorso 4 ottobre a Londra. Un 8° posto più che meritato per il talento ticinese, BIG UP!

• Da dove nasce il tuo nome d’arte « P-Kut »?

Inizialmente mi chiamavo DJ Palla, dato il mio cognome Pallaro, ma dopo qualche tempo decisi di cambiarlo perché risultava poco professionale… anche se in molti continuano tutt’ora a soprannominarmi in questo modo.

P-Kut invece nacque una sera insieme ai componenti del mio gruppo Big Bang Family, Stex, Costa e Moko, quandon decisi di tenere la P del mio cognome e aggiungendo un Cut che sta per “graffiare/tagliare” in questo caso i vinili, tramite lo scratch o il cutting. La K di “cut” invece è questione di estetica e stile calligrafico.

• A quando risale il tuo primo contatto con la cultura Hip-Hop?

Il primo contatto con il Rap, e dico Rap, è stato quando avevo 13 anni e mio padre mi comprò un libro di Paolo Ferrari intitolato “Hip-Hop” e con la faccia di Tupac in copertina. Sapevo che esisteva la musica Rap, quella cantata in rima, ma l’avevo sempre presa come musica tralasciando gli aspetti fondamentali. Quando lessi il libro iniziai a capire la differenza fra Rap e Hip-Hop (il rap o MC’ing è una disciplina dell’Hip-Hop, le altre sono l’Aerosol Art, il Dj’ing, il B-Boying ed una 5a che sarebbe la conoscenza “Knowledge”) e a conoscere un po’ più di artisti e pionieri della cultura. Paolo Ferrari non riuscì però a farmici appassionare a questa storia dell’Hip-Hop, forse perché non c’è mai stata una vera e forte emozione e conoscenza che provai e trovai invece a 18 anni. In quel periodo iniziai a girare con Moko, Stex e Costa (Big Bang Family) che praticavano il Rap già da qualche tempo e sapevano di cosa si parlava quando si pronunciava la parola Hip-Hop. Uscendo con loro iniziai a capire di cosa si trattava e restai fulminato da tutto ciò: dentro di me si accese una luce che mi illuminò; tutto quello che non ero riuscito a vedere a 13 anni lo feci a 18. Appena capii che cosa significasse veramente Hip-Hop e quello che realmente era, la passione non poté che farsi sempre più forte, man mano che arricchivo il mio bagaglio sull’argomento fino ad oggi.

• Per quale ragione ti sei avvicinato proprio al Dj’ing? Da che cosa sei stato attratto?

Mi sono avvicinato al Dj’ing grazie al mio socio in “affari” nonché di vita, Costa o Dj Costa. Lui iniziò come Dj prima ancora di rappare e produrre, così mi attirò nel suo mondo in maniera molto naturale e fedele. Grazie a lui recuperai molta musica su CD e vinile e iniziai ad andare a casa sua per mettere musica con i suoi lettori Numark CDX, allenandomi a tenere il tempo tra una traccia e l’altra. Tempo qualche settimana riuscii a recuperare anche io la mia prima attrezzatura e iniziai ad allenarmi come un pazzo nel mix, scratch e beatjuggling.

• Come sei entrato in contatto con il mondo del turntablism?

Quando iniziai, non molto tempo fa, mixavo solamente pezzi senza scratchare o fare cutting da un disco all’altro. Poi, ovviamente, con passione ed interesse, tutto viene da sé. Ispirandomi molto a video di DJ leggendari, iniziai ad interessarmi ed allenarmi anche nello scratch e nel beatjuggling.

La tecnica del mixaggio è stata di aiuto per inoltrarmi nella maniera più semplice e basilare nel mondo vero e proprio del turntablism (manipolare i dischi con le proprie mani ricreando musica) perché un DJ con la “d” maiuscola, deve innanzitutto saper mettere a tempo un disco con l’altro prima di eccellere nella tecnica dello scratch. Dalla base si evolve tutto nel modo giusto.

• Parlaci dei tuoi gusti musicali e dei tuoi principali mentori (non necessariamente DJs o artisti appartenenti alla doppia H).

I miei gusti musicali sono iniziati con la Black Music, più precisamente con l’Hip-Hop, per poi andare a riscoprire le vere radici, ovvero il Blues, il Soul, l’R&B, il Funk e il padrino di tutti, il Jazz. Per fortuna nella vita si matura, matura la mente e anche i gusti musicali, dunque assimilo tanto anche da quello che è House Music, Deep House, Disco Dance, Rock,
Pop, Electro Funk, Electro Dance, Breakbeats, Afrobeats, Reggae, Dub, Dancehall e molto altro. Il mio motto è che la musica buona è musica buona, tutto quello che è puro, che ha il “funk”, che lancia dei messaggi veritieri, di benessere e che ti fa muovere, ballare o rilassare nella maniera più naturale possibile è MUSICA.

I miei principali mentori sono tantissimi, nel Dj’ing ti potrei dire Roc Raida, i Beatjunkies, Dj Craze, Dj Scratch, DJ Jazzy Jeff, Dj Cash Money, X-Ecutioners, Invisibl Skratch Piklz, Kool Herc, Afrika Bambaataa, Grandmaster Flash, Dj Jazzy Jay, Dj Kool Red Alert, ecc.

Per quanto riguarda invece altri artisti musicali e non, ti dico che una delle maggiori ispirazioni da sempre è sicuramente Michael Jackson, così come Prince, il capo in assoluto James Brown, Sly & The Family Stone, Curtis Mayfield, Manu Dibango, George Clinton, Funkadelic, Gil Scott-Heron, The Last Poets, Erykah Badu, J Dilla, Dj Premier, Guru, Rakim, Nas, A Tribe Called Quest, De La Soul, Common, The Roots, Krs-One e tanta musica italiana anche non Hip-Hop. Mentori di vita possono essere Gandhi, Bruce Lee, Martin Luther King, Buddha e tutti quelli che hanno provato a migliorare il mondo, cambiando anche sé stessi.

• Credi dunque che sia importante per un DJ avere un background musicale ricco e variegato?

Se lo credo? Assolutamente sì. Il DJ nasce proprio per fare ballare, più sai e più puoi adeguarti alle situazioni, più sai e più sei! Un DJ deve però ovviamente avere un’identità, un proprio stile musicale, da lì poi tutto quello che appartiene anche indirettamente a quel genere lo fai “tuo”. A parte il livello puramente tecnico di scratch, come dicevo prima, un buon DJ dev’essere definito tale soprattutto dalla sua conoscenza musicale. La combinazione perfetta è unire lo scratch e il beatjuggling al mixing, così da ottenere il vero e proprio turntablism.

• Come cerchi e dove acquisti i vinili che utilizzi? Ti sei mai spostato all’estero per trovare titoli specifici?

Il “Digging” è il vero e proprio culto di chi ricerca e acquista i dischi in vinile. Visto che insieme a Costa ho aperto un negozio di dischi, CDs e abbigliamento Hip-Hop, ogni tanto prendo qualcosa dal nostro store o via rete. La cosa più entusiasmante sicuramente è però andare nei posti più sconosciuti a cercare quello che più ti interessa tra Funk, Soul, Hip-Hop, ecc. E sì, mi è capitato qualche volta di andare all’estero a fare Diggin’ a Londra, Repubblica Ceca o Amsterdam. Sicuramente è un rito di fondamentale importanza per ogni DJ!!!

• Quanto lavoro c’è dietro ad un’esibizione di pochi minuti per un evento importante come il DMCWorld DJ Championships?

Tantissimo, ore, giorni, settimane per poi diventare anni a guardare due giradischi e un mixer. Eseguire gli stessi movimenti per molto tempo, provando e riprovando quello che non funziona fino a farlo funzionare, alcune volte rimanendo deluso, altre uscendone vittorioso.

Sicuramente per 6 minuti di routine non ne vale la pena, ma ne vale la pena per il cammino che percorri fino ad arrivare a quello.

Quel che conta è farlo perché senti che brucia dentro, come in ogni cosa, non bisogna avere destinazioni fisse, ma mille idee e mille obbiettivi.

Più coltivi con cura il tuo orto e più i suoi frutti saranno gustosi e unici.

• Che cosa pensi di Vekked e del set con il quale ha vinto il DMC di quest’anno a Londra?

È stato fenomenale. Tutto meritatissimo, a livello tecnico e musicale. Quando ha finito la sua routine sono andato da lui e gli ho detto: “Hey Vekked, tu sei pazzo nel cervello man”. Lui si è messo a ridere e mi ha abbracciato.

Sicuramente un livello altissimo permesso anche, giustamente, dall’avanzamento della tecnologia nel mondo del DJ che sicuramente ha i suoi pregi ma anche i suoi difetti. Vekked è stato ottimo, ma Dj Spell, il neozelandese classificatosi 2°, ha ancora molto da dire.

• Che atmosfera si percepisce in una competizione di tale importanza?

Tanta tanta emozione e tensione sicuramente, ma anche fratellanza e voglia di conoscersi tra DJ’s, ognuno è lì per far valere le sue skills e per far vedere e sentire al mondo chi è tramite il giradischi.

• Ci sono dei pezzi o delle tecniche di scratch che potresti definire come “i tuoi colpi forti” durante un set?

Sì certo, sicuramente un mio grande punto di forza sono i body trick, ovvero muovere il crossfader con la schiena e con la bocca, o fare passare le mani sotto le gambe mentre faccio beatjuggling coi piatti. Oppure i trick mix, dei piccoli trucchetti di mixaggio che rendono i brani più unici e melodici.

• Come ti alleni? Oltre alla costanza, qual è il segreto per arrivare ai tuoi livelli?

Mi alleno dalle 6, 7 o anche 8 ore al giorno, specialmente ora che ne ho la possibilità. Il segreto sta nella pratica e nel cercare di essere sempre positivo in tutto quello che si fa, sempre. Prendere tutto con filosofia e ricercare la verità, in questo caso recuperare quello che è già stato fatto e ricostruire portando il tuo stile.

• C’è un evento che ti è rimasto particolarmente impresso?

Se intendi per evento Hip-Hop sicuramente quello che organizziamo ogni anno a Stabio, il Big Bang Block Party, ma qua sono troppo di parte, hehe. Uno degli eventi più fighi che fino ad ora ho mai visto è l’Hip-Hop Kemp a Praga, atmosfera Hip-Hop al 100% con artisti da capogiro, splendido! Mentre per eventi di vita in generale quando ho conosciuto la cultura Hip-Hop, il Buddismo e il modo per cambiare in maniera positiva la mia mente, la meditazione.

• E un disco al quale sei particolarmente legato?

Tanti. Se devo dirtene uno, te ne dico due: In The Jungle Groove di James Brown e Moment Of Truth dei Gang Starr.

• Due parole sulla Big Bang Family. Come sei entrato a far parte del collettivo eche importanza riveste nel tuo quotidiano?

Sono entrato a farne parte un po’ per caso o per fato, in maniera molto semplice, tutto è iniziato con loro e automaticamente ci siamo trovati in sintonia, trovando degli alleati anche nei Massakrasta, siamo come fratelli.

Passiamo molto tempo insieme e ciò aiuta anche nella musica.

• Progetti per il futuro? In che cosa sei impegnato al momento?

A me piace vivere il momento. Progetti per il futuro? Riempire di bene il mondo, hehe. Riuscire a portare la pace con la musica che è uno dei mezzi più potenti che abbiamo su questo pianeta, per questo è importante essere coerenti in quello che si fa.

Poi fare sempre molti mixtape’s, produrre una quantità illimitata di beats, fare un mio album di strumentali anche unendo altri strumenti al giradischi (visto che suono anche la batteria e lo Jambè), fare dei miei battle breaks, molteplici progetti con il mio gruppo, leggere tanti libri, arricchire la mia conoscenza personale in generale, serate in ogni dove e chissà, magari un giorno la musica mi concederà il dono di girare il mondo, sarebbe un bel sogno coronato.

Comunque tutto quello che di buono verrà noi lo accoglieremo, musicalmente e non. Bisogna vivere in pace con se stessi ed aiutare il prossimo, quello sicuramente è uno dei successi più grandi che si potrà mai ottenere in questa vita terrena.

Grazie dell’intervista e dell’accuratezza delle domande. Lunga vita a TalentTI, hahahahahah. Alla prossima! Davide Pallaro a.k.a. Dj P-Kut

Facebook: Davide Pallaro https://www.facebook.com/davide.pallaro.5

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Contatto TalenTI: [email protected]

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Sharon Boffa | 20 ott 2015 05:30

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