Accedi
Sfoglia la galleryCommenti 2

Parigi, la svolta dell'architetto ticinese

Oggi su TalenTi, Giorgio Marafioti di Lugano, architetto, fotografo e compositore nella capitale francese

Giorgio Marafioti nasce a Lugano nel novembre del 1982. Nel 2008 ottiene il Master Of Science in Architecture presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio e nel 2010 si trasferisce a Parigi per lavorare nello studio del noto architetto paesaggista Michel Desvigne, dove ha l’opportunità di lavorare a stretto contatto con i più grandi studi al mondo, quali Foster and Partners, Herzog and De Meuron, OMA.

Dopo un periodo di intensa attività lavorativa, Giorgio sente il bisogno di reinventarsi e dedicarsi a tempo pieno alla fotografia e alla musica. Nel giugno 2014 gli viene offerta la possibilità di entrare a far parte del team di assistenti fotografi presso lo storico e rinomato Studio Harcourt di Parigi, posto che occupa tutt’ora. Parallelamente crea il progetto "Keep The Light On” dedicato alla composizione e produzione di musica strumentale.

Come si definisce Giorgio? Architetto-fotografo-compositore e spera, attraverso i suoi progetti, di riuscire a trasmettere a sempre più persone l’entusiasmo, la passione e l’amore per queste discipline artistiche.

In bocca al lupo Giorgio! Che tutti i tuoi sogni si possano realizzare!

Quali erano le tue aspettative durante gli studi all’Accademia di Mendrisio? Per quale motivo hai deciso di abbandonare la carriera d’architetto?

Credo di non essermi mai fatto delle aspettative riguardo all’architettura, forse perché durante il mio percorso di studi stava già nascendo in me la voglia di dare maggior spazio alle mie altre passioni. Tuttavia reputo questa formazione molto importante per me, perché mi ha trasmesso tanto sotto vari aspetti.

Due anni fa dopo aver fatto alcune esperienze come architetto in Ticino ed architetto paesaggista a Parigi, ho scelto di dedicarmi a tempo pieno alla fotografia e alla musica. È stata una scelta dettata dalla necessità di dare libero sfogo alla mia creatività. In questi ambiti ho riscontrato meno limiti e maggiore libertà di espressione, in quanto meno vincolati da regole.

Comunque non posso dire di avere abbandonato del tutto l’architettura perché i miei progetti attuali seguono ancora quest’universo, ma attraverso un punto di vista differente.

Perché Parigi?

Con Parigi c’è stata subito una grande affinità fin da quando, 12 anni fa, mi ha accolto per la prima volta per svolgere uno stage presso uno studio di architettura. Un’esperienza che mi ha cambiato la vita, facendomi scoprire altre realtà al di fuori del Ticino.

Nel 2010, dopo un anno trascorso in Australia, ho deciso che la capitale francese sarebbe stata la mia casa per una seconda volta.

Si tratta di una grande città ricca di storia e frammenti di differenti epoche, composta da piccole realtà con un’ identità propria chiamate “arrondissement”, dove cultura e arte animano la vita cittadina. La quantità importante di eventi culturali fornisce un ambiente stimolante, fertile per gli incontri e gli scambi interpersonali. È una città che mi arricchisce quotidianamente facendomi crescere come persona e come artista.

Come è nata la passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia è nata durante gli anni in cui frequentavo l’Accademia di architettura, e sicuramente il mio primo soggiorno a Parigi ne ha consolidato le basi. Durante il cursus accademico sono rimasto affascinato dall’architettura minimalista, dalle linee, dalle forme geometriche, ma soprattutto dal rapporto fra luce, elemento che influisce sulla percezione degli spazi, e architettura. È cresciuta in me l’attenzione per i dettagli e la sensibilità verso luce ed ombra.

Il percorso formativo mi ha portato a prediligere composizioni semplici ed essenziali, introducendo spesso simmetrie, elementi ripetitivi e giochi di riflessi. In un secondo momento, attraverso l’osservazione del mondo circostante, mi sono interrogato molto sulla figura umana ed il suo ambiente.

Chi sono i soggetti dei tuoi scatti? Perché e per chi fotografi?

I soggetti delle mie fotografie sono di vario tipo, ho infatti sempre privilegiato differenti esperienze capaci di sorprendermi e di mettermi alla prova.

Realizzo ritratti, reportage e a volte lavoro come fotografo di scena per concerti e set cinematografici. La fotografia di architettura rimane comunque la mia attività principale.

Per il piacere personale mi dedico soprattutto alla “fotografia di strada”, cercando di cogliere le diverse sfumature che il mondo intorno a noi ci riserva.

Per questo tipo di fotografia l’iphone risulta essere un ottimo strumento, poco invadente, leggero e sempre a disposizione.

Per me la fotografia, oltre ad essere una forma di comunicazione, è uno stato mentale. Il mio scopo è cercare di comunicare sensazioni ed emozioni, interpretando la realtà attraverso la mia esperienza e la mia sensibilità.

“Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore”

Henri Cartier-Bresson

Cosa si prova a lavorare per lo Studio Harcourt di Parigi, uno dei più famosi studi fotografici del mondo?

Ancora oggi, dopo un anno che faccio parte del team Harcourt, rimango incredulo del fatto di poter lavorare per uno studio che esiste sin dagli anni ’30, che ha accolto e accoglie tutt’ora illustri personalità. In quel luogo si respira un’aria senza tempo. Mi ritengo molto fortunato perché l’esperienza che mi dà questo lavoro è di fondamentale importanza per la mia crescita come fotografo. Presso Harcourt il lavoro che si fa con la luce continua, ispirata al cinema in bianco e nero, è minuzioso, preciso e nulla viene lasciato al caso. In questo studio ho la possibilità di assistere a tutte le fasi che caratterizzano il processo di produzione di un ritratto, che comincia in sala trucco e termina con la stampa definitiva. Fare da assistente ai dieci fotografi ufficiali mi dà l’opportunità ed il privilegio di apprendere diverse tecniche, poiché ognuno di questi ha un modo personale di lavorare e di relazionarsi al cliente.

Oltre ad essere architetto e fotografo sei anche musicista e ingegnere del suono: quanta importanza ha la musica nella tua vita?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, fin dalla più giovane età, manifestandosi in momenti diversi e attraverso differenti forme.

Durante un lungo periodo passato a ballare breakdance per le strade di Lugano, a 14 anni c’è stato finalmente il mio primo incontro con la chitarra. Per apprendere questo strumento sono partito da canzoni di diversi artisti e generi, dal pop al rock, dal blues al funk.

Fin da subito è nata comunque la necessità di utilizzare la musica come canale di espressione per i miei sentimenti più intimi. Da qui l’esigenza di cominciare a comporre semplici brani servendomi unicamente del mio strumento.

Negli anni seguenti sono però andato alla ricerca di altri tipi di sonorità, apprendendo a servirmi di ulteriori strumenti musicali.

Da ultimo, qualche mese fa, ho seguito una formazione di mixing per avere a disposizione tutto il bagaglio tecnico necessario per produrre interamente la mia musica.

Potresti spiegare ai lettori di TalenTI di cosa tratta il progetto "Keep The Light On"?

Ho creato il progetto KTLO qualche anno fa. Musicista autodidatta, praticamente faccio tutto da solo, composizione, progettazione, mixaggio. Suonare tutti gli strumenti (chitarra, pianoforte, basso, synth, etc.), risulta un lavoro lungo e faticoso, ma mi piace controllare tutto il processo creativo senza dipendere da nessuno.

L’idea di utilizzare questo pseudonimo è nata girando per le strade di Parigi. Un giorno, soffermandomi di fronte al titolo di una locandina di un film, ho realizzato di aver trovato “le parole” che potevano racchiudere l’essenza della mia musica. Un universo scolpito da luce e oscurità, caratterizzato da malinconia e speranza… Per me la luce è quella che abbiamo dentro di noi, che deve cercare di splendere sempre nonostante le avversità della vita.

Come descriveresti le tue produzioni musicali? Inserisci anche dei « samples » della tua voce? (te lo chiedo perché so che canti come tenore in una corale di Gospel)

Le mie produzioni si ispirano alle colonne sonore, alla musica neoclassica e ambient. Per descrivere le mie produzioni musicali mi piace utilizzare il termine francese “musique planante”. Si tratta di un viaggio immaginario dove l’ascoltatore attraversa differenti mondi, passando da momenti più orchestrali a più ritmati, attraverso progressivi crescendo.

I miei punti di partenza sono sempre la chitarra o il pianoforte, che diventano piano piano la spina dorsale dei miei brani. Non avendo mai studiato le basi della composizione musicale, lascio molto spazio “all’improvvisazione rallentata”, tecnica compositiva basata sull’improvvisazione.

Sicuramente in futuro ci sarà più spazio per le parti vocali, essendo migliorato tecnicamente, grazie alla corale di gospel che frequento da ormai due anni.

Quando vedi edifici abbandonati, cantieri fermi o zone verdi lasciate a sé stesse… prevale il tuo lato artistico da fotografo, architetto o compositore?

In questo caso penso che prevarrebbe la mia vera natura, che è quella di essere allo stesso tempo architetto, fotografo e compositore. Se mi sono avvicinato a tutte queste discipline è perché in ognuna di esse coesistono le altre. Per esempio a volte mi capita di partire da un’immagine per comporre una melodia oppure dagli elementi ripetitivi di un’architettura per creare una sequenza ritmica. Questo mi permette di non mettere dei limiti tra le differenti discipline, ma al contrario di farle interagire tra loro lasciandole esprimere in modo naturale.

L’elemento che le accomuna tutte resta comunque l’ emozione. L’estro creativo si manifesta attraverso gli stati d’animo, io sono il primo ad emozionarmi e spero che questi sentimenti vengano in seguito trasmessi ai miei interlocutori.

Torneresti a vivere in Ticino? Credi ci siano abbastanza spazi e opportunità per i giovani artisti?

Per il momento credo di dover ancora trascorrere del tempo a Parigi per sfruttare al meglio le opportunità che questa città offre. Il Ticino rimane comunque un luogo dove è possibile realizzare parte dei miei progetti, infatti già ad inizio anno mi sono stati commissionati alcuni lavori come fotografo di architettura e come compositore di musica per una pubblicità trasmessa da un’emittente ticinese.

Sicuramente in futuro mi piacerebbe tornare a Lugano più frequentemente per interagire maggiormente con architetti e registi del luogo.

Riguardo alle opportunità per i giovani artisti nel nostro Cantone credo che ci sia stata una evoluzione positiva soprattutto per quanto concerne gli eventi culturali e le nuove strutture. La direzione intrapresa credo possa dare la possibilità ai giovani artisti emergenti di avere maggiore visibilità e dei luoghi a disposizione per lo scambio di idee.

Giorgio e il futuro: dove vorresti vederti fra un anno?

Mi auguro di riuscire a realizzare i miei progetti, affermandomi come fotografo e compositore di musica, trasmettendo il mio entusiasmo e la mia grande passione.

www.giorgiomarafioti.tumblr.com

http://www.soundcloud.com/keep-the-light-on

Contatto TalenTI: [email protected]

https://www.facebook.com/ticinonews.talenti

Sharon Boffa | 5 ott 2015 05:20

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'