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Giornata donne: sul tavolo parità salariale e politica

Parità fra sessi a livello salariale, ma anche all'interno delle istituzioni politiche. Cavalli di battaglia intramontabili, sfoderati a maggior ragione oggi in occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale dei diritti delle donne.

A Berna circa 500 persone (1000 secondo i sindacati) hanno manifestato rivendicando la fine della discriminazione salariale tra generi. Il tema è caldo: solo la settimana scorsa, durante la sessione primaverile del Parlamento, la proposta governativa di modificare la legge per ridurre gli scarti fra stipendi maschili e femminili ha subito un brusco stop al Consiglio degli Stati. Una decisione duramente attaccata dai partecipanti al raduno nella città federale.

Unia Transjurane da parte sua ha consegnato alla cancelleria giurassiana un'iniziativa per reclamare stipendi equi fra i due sessi corredata da 3423 firme: affinché riesca, almeno 2000 devono essere ritenute valide.

Stando a quanto reso noto di recente dalla rete professionale Business & Professional Women (BPW) sulla base dei dati dell'Ufficio federale di statistica (UST), a 22 anni dall'introduzione della legge sulla parità salariale le donne guadagnano ancora in media il 15,1% in meno rispetto ai colleghi uomini che rivestono ruoli simili.

Sul fronte politico invece, la Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) ha approfittato dell'8 marzo per lanciare uno spot, con il quale chiede un maggiore impegno di tutte le parti. Nel video, girato in tedesco, francese e italiano, alcune donne - tra cui la consigliera federale Doris Leuthard - di sette diversi partiti e provenienti da tutte le regioni del Paese parlano del proprio lavoro. Oggi a Palazzo federale i membri del gruppo parlamentare socialista erano vestiti di nero, per protestare contro l'indifferenza mostrata a loro avviso dai politici (ma anche da alcune politiche) borghesi nei riguardi dell'equità di diritti fra uomini e donne.

In questa giornata, non è mancato nemmeno il sostegno alle richiedenti asilo giunte nella Confederazione vittime di violenze sessuali in patria o durante l'esilio. Per permettere una maggiore protezione di questa categoria, il collettivo "Appel d'elles" ha depositato una petizione alla Cancelleria federale.
ATS | 8 mar 2018 18:12