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Giornata donne: in 500 a Berna per parità salariale

Circa 500 persone, soprattutto donne, hanno manifestato oggi a Berna in occasione dell'8 marzo per chiedere la parità salariale fra sessi.

Solo la settimana scorsa, durante la sessione primaverile del Parlamento, la proposta governativa di modificare la legge in modo da ridurre gli scarti fra stipendi maschili e femminili ha subito un brusco stop al Consiglio degli Stati. Per 25 voti contro 19 infatti, il 28 febbraio i "senatori" hanno optato per rinviare il dossier sul tema in commissione, perché valuti soluzioni alternative.

Stando al progetto del Consiglio federale, i datori di lavoro con più di 50 collaboratori dovrebbero effettuare ogni quattro anni un'analisi delle retribuzioni, facendola verificare da servizi di controllo esterni. La commissione preparatoria si era detta a favore di questa misura, limitando però l'obbligo alle imprese con oltre 100 dipendenti ed estendendolo anche al settore pubblico a livello di Confederazione e Cantoni.

Diverse oratrici intervenute oggi nella città federale hanno descritto la decisione - presa da "una maggioranza maschile agli Stati" - come inaccettabile, se non addirittura illegale. Da 40 anni, l'uguaglianza fra generi è ancorata nella Costituzione: ora è finalmente giunto il momento di sancire una volta per tutte anche quella salariale, hanno ribadito.

"Parità di retribuzione. Punto e basta", hanno scandito a più riprese le partecipanti sul finire del raduno, riprendendo quanto affermato da chi aveva preso la parola precedentemente.

Stando a quanto reso noto di recente dalla rete professionale Business & Professional Women (BPW), a 22 anni dall'introduzione della legge sulla parità salariale le donne guadagnano ancora in media il 15,1% in meno rispetto ai colleghi uomini che rivestono ruoli simili. Questa cifra si basa sui dati forniti nel 2015 dall'Ufficio federale di statistica (UST).
ATS | 8 mar 2018 14:57