Accedi
Sfoglia la galleryCommenti 41

La Svizzera 'ostaggio' dell'UE?

Il Consiglio federale contava di regolare il dossier delle borse grazie anche al miliardo di coesione, ma...

L’esito della visita a Berna del 23 novembre scorso del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è ormai noto: la Svizzera verserà all'Unione europea (UE) il famoso miliardo (e tre) di coesione e parallelamente proseguiranno i negoziati sull’accordo quadro richiesto dall'UE per garantire l'accesso al mercato continentale, attraverso una ripresa più sistematica del diritto europeo. Accordo che Juncker vorrebbe siglare già in primavera, ma sulla tempistica auspicata da Bruxelles la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha glissato in modo molto diplomatico, nella speranza che l’impegno da oltre un miliardo possa servire a ottenere un margine di manovra più ampio nei negoziati con Bruxerlles.

Difficile subordinarlo all'abolizione della "clausola ghigliottina" che lega i Bilaterali I (come auspicato dalla presidente del PLR Petra Gössi), un po’ meno - almeno queste erano le speranze del Governo - ottenere un altro tipo di contropartita. Come anticipato sabato dalla SRF il Governo contava infatti di ottenere l'equivalenza della borsa svizzera a quelle dell'Unione europea, un accordo senza il quale, a partire dal 3 gennaio 2018 (data in cui Bruxelles cambierà le norme sulle piazze finanziarie interne), non si potrebbero più effettuare operazioni su titoli quotati contestualmente in Svizzera e sulle piazze europee. Juncker, tuttavia, non si era sbilanciato limitandosi ad anticipare che il dossier sarebbe stato trattato dalla Commissione europea a inizio dicembre.

Dalle prime due riunioni non era emerso nulla ma ora, stando a quanto risulta da un documento citato ieri dalla SRF, è emerso che l'Unione europea intende limitare a un solo anno il riconoscimento dell'equivalenza delle regole borsistiche elvetiche. Dal documento in questione, trasmesso ieri sera anche all'ats, risulta che il gruppo di lavoro competente, nell'ultima riunione, ha approvato all'unanimità l'uguaglianza delle normative elvetiche, ma che ha proposto alla Commissione europea di introdurre il limite di un anno: un termine "importante per garantire l'integrità del mercato finanziario europeo". L'equivalenza finirebbe quindi al 31 dicembre del 2018, "tranne se la scadenza fosse anticipatamente prolungata dalla Commissione europea". Quest'ultima ha scritto all'ats che il progetto è "per il momento in consultazione fra gli Stati membri", che potranno avanzare obiezioni fino a domani alle ore 17.00. Se non ce ne saranno varrà il tacito accordo. Solo in seguito la Commissione potrà decidere in merito.

Tra i corridoi di Palazzo federale e negli ambienti della Commissione europea si afferma che si tratta di una mossa politica da parte di Bruxelles per concludere al più presto l’accordo quadro istituzionale entro la fine del 2018, facendo leva su questo nuovo ‘grimaldello’.

Durissime le reazioni della stampa d’Oltralpe: per il Tages Anzeiger l’Unione europea vuole ricattare la Svizzera mentre secondo il Blick l'UE ha letteralmente "preso in ostaggio" la borsa elvetica. "Bacini e abbracci non sono serviti a nulla", ha chiosato il quotidiano zurighese.

E se dalla riunione di domani dovesse emergere un nulla di fatto? Stando alla SRF per il Governo ciò potrebbe implicare il ritiro dello stanziamento a favore della coesione europea. Interpellata da RTS, la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha detto che il Consiglio federale aspetta di vedere cosa succede e "prenderà le misure che si impongono se il risultato non dovesse andare nella direzione auspicata dalla Svizzera".

Stamane all'emissione "Heute Morgen" della SRF, la professoressa di diritto europeo Christa Tobler ha definito questi ultimi sviluppi un colpo di scena politico. L'UE - ha notato - ha sulla Svizzera pochi mezzi di pressione riguardo all'accordo istituzionale: "non si può costringere un partner contrattuale a concludere un accordo del genere. E Bruxelles ne è cosciente". D'altro canto la professoressa vede poche possibilità per Berna di reagire a tale pressione: il riconoscimento dell'equivalenza per la borsa non è qualcosa che la Svizzera possa reclamare. E - ha aggiunto - "bisogna prima aspettare cosa effettivamente decida la Commissione".

Redazione/ATS | 19 dic 2017 12:20

Articoli suggeriti
Molti deputati a Berna sono perplessi sull'opportunità di versare il miliardo di coesione
Miliardo di coesione e la 'colazione da Doris': intervista al politologo Nenad Stojanovic. "Il tasto reset una mossa retorica"
Dopo i negoziati con l'UE, il ministro Ueli Maurer si attendeva progressi nell'accesso ai mercati finanziari europei
Oggi il capo del DFAE ha spiegato che anche la Svizzera approfitterà di quel versamento. E sul "tasto reset"...
Discussioni all'interno del Plr nazionale per decidere se appoggiare o meno il finanziamento all'UE
L'UDC vuole combattere il "regalo" a Bruxelles e chiede un dibattito parlamentare sul referendum finanziario facoltativo
Due economisti a confronto. Sergio Rossi: "È un dare per ricevere", Paolo Pamini: "Si potrebbero spendere altrimenti.."
Il presidente socialista è convinto che il Parlamento sosterrà il versamento all'UE. "Cassis stesso si è convinto"
Albert Rösti ha dichiarato che è già stata lanciata un'iniziativa parlamentare per sottoporre a referendum facoltativo il contributo
La Svizzera ha versato 1,3 miliardi all'UE e proseguirà i negoziati. "Non è stato ascoltato dai colleghi"
Aumentato l'importo del nuovo contributo di coesione. L'annuncio oggi a Berna durante la visita di Juncker
Il Consiglio federale ne ha discusso oggi, ma svelerà la sua posizione solo prima della visita di Juncker
Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'