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Vitol minaccia di lasciare la Svizzera

La società, presente a Ginevra dagli anni '70, è stufa delle accuse. "Cosa vuole Sommaruga concretamente?"

Il gigante delle materie prima Vitol minaccia di lasciare la Svizzera: basta accuse ritenute ingiustificate, basta danni alla reputazione, basta annunci di nuove regole come quello fatto da Simonetta Sommaruga.

È il messaggio lanciato oggi dal presidente della direzione Gérard Delsad.

Il rischio che la società, presente a Ginevra fin dagli anni Settanta, lasci la Confederazione "è assolutamente reale", afferma Delsad in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano economico romando L'Agefi.

"Se la Svizzera non vuole più essere una piattaforma di negoziazione di materie prime ne prendiamo atto", prosegue il manager. "Quello di cui abbiamo bisogno è di potere continuare a lavorare in un ambiente sereno e stabile", insiste il dirigente, che non ha apprezzato l'apparizione sulla stampa del nome della sua società legato ai Paradise Papers, i documenti pubblicati da diverse testate giornalistiche mondiali riguardanti le pratiche di ottimizzazione fiscale delle multinazionali, con cui l'azienda a suo avviso non ha nulla a che fare.

"Non abbiamo bisogno della Svizzera per i nostri affari: è facile per un gruppo globale come Vitol trasferire le sue attività e quindi i suoi collaboratori nei suoi uffici in Europa, Asia o Stati Uniti. Siamo tutti molto mobili e possiamo lavorare ovunque".

Vitol - prosegue Delsad - rispetta il diritto di ciascun paese di definire la sua legislazione: "stiamo quindi aspettando di vedere il controprogetto annunciato venerdì dal Consiglio federale all'iniziativa sulle multinazionali responsabili".

Secondo il top manager l'industria in cui opera è già sottoposta a numerose regolamentazioni da parte di Stati Uniti, Ue e Regno Unito: non serve che la Svizzera ponga ulteriori paletti, con il rischio di perdere la coerenza dell'insieme. Niente "swiss finish", insomma.

"Ginevra è una delle nostre entità più importanti", insiste. "Ma non vogliamo correre un rischio di reputazione ingiustificato". All'unanimità - riferisce ancora - i membri del consiglio di amministrazione si stanno chiedendo: cosa succede in Svizzera?

Alla consigliera federale Simonetta Sommaruga, che chiede un aumento dei controlli nel ramo, Delsad risponde che l'arsenale giuridico già esiste. "Quale sarebbe l'obiettivo di una nuova regolamentazione? Fino a dove arriverebbe? Con quale scopo? (...) Cosa vuole la signora Sommaruga concretamente?". In definitiva "la Svizzera può creare la sua propria legislazione, ma occorre essere coscienti delle conseguenze".

Per Delsad Vitol - entità presente a Ginevra con 185 dipendenti e che nel 2016 ha registrato un giro d'affari globale di 151 miliardi di dollari - non ha nulla a che fare con l'offshore e con i Paradise Papers. "Per quanto sappiamo Vitol non è minimamente menzionata nei Paradise Papers. Ci troviamo di fronte una problematica svizzera, da mettere in relazione con i metodi di certe organizzazioni non governative elvetiche e non con quelli della stampa svizzera".

Delsad punta il dito contro l'ong Public Eye - l'associazione terzomondista elvetica che fino al 2016 agiva con il nome di Dichiarazione di Berna - che non ha contattato la società prima di lanciare le sue accuse. "I fatti concernenti Vitol citati nel loro rapporto sono falsi. È estremamente scioccante da parte di un'organizzazione svizzera che non applichi standard di qualità e che che non verifichi i fatti prima di pubblicarli.

L'azienda ha lasciato tempo sino a fine novembre a Public Eye per ristabilire la veridicità dei fatti. La società si riserva il diritto di agire per vie legali contro l'organizzazione.

ATS | 22 nov 2017 11:27

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