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"È giusto pagare gli italiani il 15% in meno"

Per l'Ufficio federale dei trasporti le differenze di salario tra i macchinisti di Crossrail sono conformi alla legge

Come richiesto dal Tribunale amministrativo federale, l'Ufficio federale dei trasporti (UFT) ha rilevato le condizioni di lavoro presso le imprese svizzere operanti nel traffico merci internazionale su rotaia.

Nel 2015, in relazione a una denuncia presentata dal sindacato del personale dei trasportatori (SEV), l'UFT aveva deciso che i salari dei macchinisti italiani di Crossrail con luogo di servizio a Briga, assunti per effettuare i trasporti da e verso l'Italia, erano usuali per il settore. Dopo il ricorso del SEV presso il Tribunale amministrativo federale, quest'ultimo ha incaricato l'UFT di riesaminare la decisione in base a un rilevamento delle concrete condizioni di lavoro applicate nel settore e di emanare una nuova decisione.

Riguardo ai salari che Crossrail è tenuta a pagare ai propri macchinisti a Briga, l'UFT doveva ponderare due interessi: da un lato la volontà del Parlamento di rafforzare, definendo nella legge il concetto di «usuale per il settore», la competitività del traffico merci su rotaia e quindi la politica di trasferimento del traffico, dall'altro il giustificato interesse dei lavoratori e delle parti sociali alla tutela dal dumping salariale.

Dal rilevamento delle condizioni di lavoro effettuato in dieci imprese svizzere operanti nel traffico merci su rotaia è emerso che, anche escludendo il «caso Crossrail», presso le imprese attive a livello internazionale vi sono già notevoli differenze tra i salari. Senza considerare quelli dei macchinisti italiani di Crossrail, la forbice tra i salari più alti e quelli più bassi (salario orario lordo incl. gli assegni) è del 20 per cento circa. Tali retribuzioni sono il risultato di trattative salariali e rispecchiano le condizioni di mercato. Variazioni simili si riscontrano anche nel traffico regionale, meno esposto alla concorrenza rispetto al traffico merci.

L'UFT spiega che nella valutazione del «caso Crossrail» va considerato che i macchinisti risiedono in Italia e svolgono la propria attività per il 70 per cento in Italia, dove il costo della vita è inferiore del 30 per cento circa rispetto alla Svizzera. Il loro potere d'acquisto è quindi maggiore di quello dei macchinisti che risiedono in Svizzera e che lavorano soprattutto in questo Paese. Ciò considerato, una differenza del 15 per cento circa rispetto ai salari più bassi finora applicati per i macchinisti che lavorano in Svizzera è giustificata e i salari corrisposti da Crossrail sono da ritenere usuali per il settore e quindi conformi alla legge.

Redazione | 12 gen 2017 10:18

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