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Ordinanza CO2 controversa in consultazione, UDC contraria

L'ordinanza sul CO2 non trova l'unanimità in consultazione: gli ambienti economici sono in linea di massima d'accordo, con qualche piccola modifica, la sinistra e il WWF chiedono una maggior protezione del clima, mentre l'UDC è contraria. Nell'ambito della procedura, conclusasi oggi, sono state inviate circa 110 prese di posizione, indica oggi l'Ufficio federale per l'ambiente (UFAM) in una nota.

La maggior parte degli interessati chiede al Consiglio federale di correggere il tiro: alcuni si dicono delusi dal progetto, deplorando il fatto che l'ordinanza vada meno lontano della nuova legge adottata lo scorso dicembre dal Parlamento. Essa prevede ad esempio entro il 2020 una diminuzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990. Nel dettaglio la riduzione dovrà raggiungere il 40% per gli edifici, il 10% per i trasporti e il 15% per l'industria.

La tassa sul CO2 applicata ai combustibili resterà fissa l'anno prossimo a 36 franchi per tonnellata, ovvero 9 centesimi per litro di olio combustibile. Aumenterà in seguito in tre tappe entro il 2020. La prima tappa sarà nel 2014, quando si passerà a 60 franchi per tonnellata, la seconda nel 2016 e l'ultima nel 2018 quando si arriverà al massimo di 120 franchi per tonnellata.

Secondo l'UDC, gli obiettivi di riduzione dei gas ad effetto serra contemplati dall'ordinanza sono illusori. Per il partito, l'unico scopo dell'aumento della tassa sul CO2 è di imporre, con l'alibi della protezione del clima, ulteriori contribuzioni e ostacoli amministrativi all'economia e alla popolazione. L'UDC auspica inoltre una maggior flessibilità per quanto riguardano i criteri di esenzione di certe aziende.

Il PPD dal canto suo sostiene il progetto di ordinanza: il partito chiede tuttavia che si giunga ad un accordo bilaterale con l'Unione europea per poter agganciare il sistema elvetico di scambio di quote di emissione a quello comunitario. Il PPD si dice inoltre scettico per quanto riguarda l'obiettivo di riduzione del 40% delle emissioni entro il 2019 nel settore degli edifici: un calo del 30% sarebbe decisamente più realistico.

Verdi e PS ritengono che il Consiglio federale debba fare decisamente di più, fissando l'obbiettivo della riduzione complessiva delle emissioni al 40% e non al 20%, sulla base della nuova legge sul CO2.

WWF, Verdi e PS chiedono inoltre che la tassa sui combustibili venga amentata già dal prossimo primo gennaio e non un anno più tardi, come previsto dal Consiglio federale. Ciò permetterebbe di investire più rapidamente mezzi finanziari nello sviluppo del programma di risanamento energetico degli edifici. Della stessa idea è anche il Consiglio di stato ginevrino, che "critica la mancanza di mezzi" per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Anche l'associazione traffico e ambiente (ATA) auspica un aumento della tassa sul CO" già dal 2013 e propone un ammontare di "almeno 72 franchi" per tonnellata. La portavoce Caroline Beglinger ricorda che non si tratta di "un'imposta e che il denaro versato consente di finanziare il risanamento energetico degli edifici".

L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ammette che il progetto di ordinanza accorda un certo margine di manovra all'economia. Assieme ad economiesuisse, l'USAM chiede tuttavia di rivederla in favore delle circa 2200 aziende elvetiche che si sono impegnate a diminuire le loro emissioni di gas ad effetto serra con il sostegno dell'Agenzia dell'energia per l'economia (AEnEC).


ATS
ATS | 3 ago 2012 15:30