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Stati e Nazionale, via agli accordi fiscali

Ma si potrebbe preannunciare un referendum da parte dell'ASIN, l'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale

Gli accordi fiscali con Germania, Regno Unito e Austria hanno superato lo scoglio del Parlamento. La legge d'applicazione, bocciata in un primo tempo al Nazionale, è stata accettata in votazione finale con 96 voti contro 86 e 13 astenuti. Sulle intese che introducono l'imposta alla fonte per i capitali stranieri depositati nelle banche elvetiche gravano ancora le minacce di referendum in Svizzera e di bocciatura da parte della Camera dei Länder tedeschi.

UDC e PS hanno combattuto le intese insieme, anche se per ragioni diametralmente opposte: per la destra dura Berna si è dimostrata troppo conciliante con Berlino e Londra, mentre i socialisti ritengono insufficiente l'introduzione dell'imposta alla fonte. Questa alleanza, che avrebbe potuto affossare il progetto bocciandolo una seconda volta al Nazionale, si è sgretolata per divergenze di opinioni nei ranghi socialisti.

In votazione finale, la Camera del popolo ha approvato il trattato con Berlino con 109 voti contro 76 e 10 astenuti, quello con Londra con 110 voti contro 77 e 8 astenuti e quello con Vienna per 143 voti contro 46 e 3 astenuti. Agli Stati i risultati sono stati più netti e gli oppositori hanno raggiunto al massimo 6 voti.

Gli accordi però potrebbero essere confrontati a nuove prove: l'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASIN) ha intenzione di lanciare un referendum e la sinistra tedesca, che ha la maggioranza alla Camera dei Länder, si è già dichiarata contraria all'accordo fra Svizzera e Germania.


ATS
minols | 15 giu 2012 10:41