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I feromoni sessuali

Dr. Jeffrey Pedrazzoli e Dr. Serge Wunsch

I feromoni svolgono un ruolo fondamentale nella comunicazione in molte specie animali. Ma sono ancora presenti nell’uomo? Perché una molecola possa essere considerata un feromone è necessario che la risposta funzionale indotta da questa molecola sia specifica alla specie, che la risposta endocrina o comportamentale sia ben definita e che la risposta non dipenda dagli apprendimenti. I feromoni hanno ruoli fisiologici e comportamentali determinanti in molte specie animali. La grande importanza che rivestono i feromoni, così come quella della comunicazione chimica, derivano dal fatto che basta una semplice molecola associata ad un recettore specifico per trasmettere un segnale. A causa di questa semplicità, la comunicazione chimica esiste a tutti i livelli delle cellule e degli organismi nonché tra gli organismi.

L'importanza e l’efficacia della comunicazione chimica è particolarmente visibile negli animali che hanno un sistema nervoso semplice, come gli insetti, costituito da poche migliaia di neuroni. Ad esempio il bombykol, che è il primo feromone sessuale identificato, permette alla femmina del bombice del gelso di attirare il maschio, anche in presenza di una bassa concentrazione e a diversi chilometri di distanza. Questa comunicazione chimica, associata ad un determinato precablaggio di alcuni circuiti neurobiologici (Figura 1), permette di organizzare nel sistema nervoso delle risposte fisiologiche o motrice innate. Negli insetti, i feromoni permettono ad esempio di contrassegnare un percorso (feromoni di traccia), di marcare un territorio (feromoni di territorio), di segnalare un pericolo (feromoni di allarme) o di facilitare la copulazione (feromoni sessuali).

Figura 1: Circuiti olfattivi nei roditori.
Grazie a questa semplicità ed efficacia, i circuiti che rilevano ed elaborano i segnali olfattivi esistono in molte specie animali e si sono conservati nel corso dell’evoluzione. Ma possiamo osservare che la loro importanza diminuisce nelle specie che possiedono un sistema nervoso complesso. Anche se i feromoni non hanno più nei mammiferi un ruolo così determinante come quello negli insetti, rappresentano ancora un fattore rilevante che partecipa all’apprendimento della copulazione eterosessuale. Diversi esperimenti mostra-no che hanno un ruolo nella valutazione del partner, nell’eccitazione sessuale, nell’eterosessualità, così come nell’attivazione del sistema di ricompensa e di conseguenza degli apprendimenti sessuali.

Gli studi comparativi fra le diverse specie animali hanno dimostrato che l’organizzazione neurobiologica che permette il trattamento del segnale feromonale è stata nel complesso conservata nel corso dell’evoluzione. Infatti possiamo osservare un’organizzazione complessivamente simile dei circuiti olfattivi fra le specie animali. Occorre sottolineare che questi circuiti sono anche sostanzialmente simili tra maschi e femmine. Il segnale feromonale è rilevato dai recettori, generalmente le antenne negli insetti e varie strutture nasali o talvolta buccali nei mammiferi (principalmente l'organo vomeronasale, ma anche l'epitelio olfattivo, il ganglio di Grueneberg, ecc.). Poi il segnale è elaborato dai circuiti olfattivi, ad esempio il lobo antennale negli insetti o il bulbo olfattivo e l’amigdala nei mammiferi. Infine questo segnale feromonale è trasmesso a dei circuiti fisiologici (ad esempio nell’ipotalamo) o motori (come il circuito del riflesso copulatorio della lordosi), che inducono delle risposte fisiologiche o motorie.

La grande differenza tra insetti e mammiferi è che i circuiti olfattivi rappresentano qualche migliaio di neuroni negli insetti ma diversi milioni nei mammiferi. E nei mammiferi molto corticalizzati il segnale olfattivo viene poi elaborato da un cervello costituito da miliardi di neuroni. A causa della complessificazione del sistema nervoso, il trattamento del segnale feromonale diventa più sofisticato. Gli effetti fisiologici e comportamentali dei feromoni sono in questo modo influenzati e talvolta modificati dai processi cognitivi e dagli apprendimenti. Diversi tipi di esperimenti hanno dimostrato che i feromoni non provocano più effetti primari del tipo stimolazione-risposta nei mammiferi. Gli apprendimenti che esistono già durante il periodo di gestazione, modificano gli effetti degli odori e dei feromoni. Infine, il declino dei feromoni raggiunge il suo culmine negli ominidi e soprattutto nell’essere umano, a causa dell’alterazione dei diversi sistemi olfattivi, della preponderanza della cognizione e degli apprendimenti culturali.

I circuiti olfattivi che rilevano i feromoni sembrano essere specificatamente organizzati per facilitare l’apprendimento e la realizzazione della copulazione eterosessuale. Questi circuiti sono infatti collegati ai riflessi copulatori e al sistema di ricompensa, permettendo in questo modo ai feromoni di innescare l’eccitazione sessuale ed indurre degli apprendimenti durante la copulazione. Esistono dei circuiti olfattivi che collegano direttamente o indirettamente i recettori ai feromoni e al sistema di ricompensa (Figura 2).

Figura 2: Circuiti della copulazione eterosessuale, nella femmina dei roditori.

I feromoni sessuali inducono inoltre la formazione di nuovi neuroni nelle aree cerebrali coinvolte nella formazione della memoria e dell’apprendimento. Esisto-no inoltre dei circuiti precablati che collegano i circuiti olfattivi ai circuiti dei riflessi copulatori, facilitando in questo modo la realizzazione della copulazione. Nella femmina, un feromone proveniente dal maschio accentua il riflesso di lordosi che facilita la penetrazione presentando la vagina al maschio. Un altro esperimento, ancora più interessante, dimostra che i feromoni della femmina possono innescare nel maschio sessualmente ingenuo, in modo apparentemente innato, un’eccitazione sessuale suggerendo pertanto che i feromoni sarebbero uno dei fattori principali dell’eterosessualità.

Osserviamo quindi che esistono dei circuiti olfattivi specificatamente precablati che determinano un’organizzazione funzionale in cui i feromoni del sesso opposto inducono un’eccitazione eterosessuale e degli apprendimenti sessuali. Di conseguenza i feromoni e i circuiti olfattivi, associati agli ormoni sessuali e ai riflessi copulatori precablati, sono all’origine di un’organizzazione neurobiologica specifica che orienta gli apprendimenti sessuali (tra cui quello della motivazione sessuale). Ma alcune situazioni particolari (animali adottati, trattamenti cognitivi, ecc.) possono indurre degli apprendimenti che modificano gli effetti innati dei feromoni. Si può notare inoltre il fatto che, in caso di variazioni normali o patologiche della concentrazione ormonale in particolare durante il periodo dello sviluppo, possiamo osservare un “inversione” di alcuni circuiti sessuali. Ad esempio un maschio (o una femmina) può avere dei circuiti olfattivi più o meno cablati come una femmina (e viceversa). Questi fenomeni ormonali sono all’origine di comportamenti o di orientamenti omosessuali o bisessuali.

Il ruolo dei feromoni nella specie umana è oggetto di controversia. Uno dei principali problemi metodologici è quello di distinguere correttamente gli effetti di tipo innato dagli effetti acquisiti. La maggior parte degli effetti osservati, come ad esempio quello delle donne che sono in grado di riconoscere l’odore di un neonato, è il risultato di apprendimenti olfattivi e non di un effetto feromonale. Un altro problema cruciale è il fatto che, nella specie umana, circa il 90% dei recettori ai feromoni sono alterati e questo lascia intendere che dovrebbero esistere solamente alcuni effetti residuali. Infine un altro problema maggiore è il fatto che gli studi inerenti al ruolo delle influenze culturali, dei trattamenti cognitivi, della formazione delle preferenze sessuali, così come quello degli apprendimenti sugli effetti dei feromoni, sono degli argomenti poco studiati.

L'esempio del ruolo dei feromoni nell’omosessualità mette chiaramente in evidenza i vari problemi metodologici e culturali. In questi studi si mettono generalmente in contrapposizione gli “eterosessuali” con gli “omosessuali”, laddove il processo neurobiologico che permette di riconoscere il partner del sesso opposto (i circuiti olfattivi e i feromoni) è alterato, allorché le attività sessuali degli ominidi sono piuttosto bisessuali e nel passato esistevano delle pratiche bisessuali nella maggior parte delle grandi civiltà mentre le culture e i concetti di “eterosessuale” ed “omosessuale” sono recenti e la società occidentale non è rappresentativa delle diverse società umane. Ci sono pochissimi studi sull’influenza della cultura mediante le rappresentazioni cognitive o l’influenza inconscia delle rappresentazioni culturali o il mimetismo sociale e la maggior parte degli studi sono realizzati su piccoli campioni e uno studio effettuato su un’intera popolazione mostrerebbe la complessità multifattoriale della sessualità umana. Tutti questi problemi – e ce sono molti altri – hanno portato molti specialisti a concludere che gli effetti degli eventuali feromoni umani siano deboli e residuali o che siano senza effetti significativi.

 

Red. Online | 28 giu 2017 17:45