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Il disco perde acqua

Dr. med. Gianmarco Colombo

Di dolore lombare si era già parlato nella Bibbia e nelle scritture di Ippocrate. Il dolore lombare è una delle principali manifestazioni di problematiche
muscolo-schelettali che si presentano di più nel paziente anziano, con una densità che può arrivare fino al 30% della popolazione.
Si ritiene che una delle principali cause sia da imputare alla degenerazione del disco vertebrale lombare, anche se studi multicentrici
non hanno confermato pienamente tale ipotesi. Vi è un’importante correlazione tra le cause dirette o indirette di degenerazione del disco e
l’intensità del dolore riscontrato.

Da dove deriva il dolore?

Le alterazioni del disco intervertebrale possono essere sia funzionali che anatomiche e proprio queste ultime provocano delle irritazioni della
radice nervosa per fuoriuscita di materiale dallo spazio intervertebrale con potenziale compressivo e infiammatorio. Un’altra conseguenza
di alterazioni del disco è la stenosi, od occlusione centrale o foraminale causata dalla riduzione dello spazio tra 2 vertebre che irrita il nervo
nel suo percorso dal midollo spinale alla periferia. Queste mutazioni che progrediscono con l’età non solo generano dolori irradianti, ma
sono anche strettamente collegate al mal di schiena proporzionale al carico assiale sulla colonna vertebrale. A questo si aggiunge l’instabilità
del segmento vertebrale che ne scaturisce, soprattutto nella fase iniziale prima di perdere in mobilità e diventare rigido con conseguente
sovraccarico della muscolatura adiacente e delle faccette articolari. Si è invece più sicuri sulle dirette cause di dolore derivanti dal disco
stesso che viene innervato nella sua parte esterna (anulus fibrosus), mentre il centro (nucleus polposus) è avascolare e non innervato. Questi
meccanorecettori sono particolarmente sensibili a variazioni sia della consistenza che del movimento del disco e inviano impulsi in forma
di dolore. Studi hanno confermato la capacità di cellule (macrofagi) all’interno del disco di produrre mediatori pro-infiammatori dai quali ne
scaturisce una cascata di processi volti a convertire il metabolismo da anabolico a catabolico con distruzione della struttura stessa del disco
non più in grado di trattenere H2O e quindi con perdita di turgore e consistenza.

Qual è il ruolo della vertebra?

Un importante ruolo viene anche svolto dalla limitante vertebrale responsabile del nutrimento e dell’eliminazione di prodotti metabolici del
disco. La sua permeabilità permette anche la crescita di vasi e terminazioni nervose nel disco, soprattutto quello degenerato. La presenza di
terminazioni nervose all’interno del nucleus polposus in dischi degenerati che si suppone siano penetrate da lesioni dell’anulus fibrosus, sono
stimolate da forze meccaniche eccessive o da mediatori chimici, che causano dolore durante normali movimenti della colonna vertebrale.

Che costi causa la degenerazione del disco nella popolazione?

Analisi attuali mostrano che i costi malattia generati dal mal di schiena a livello svizzero si aggirano intorno a 7,5 miliardi, di cui 1,5 legati
all’attività lavorativa. Il 20% di queste persone affette da mal di schiena riferiscono di una ridotta produttività pari in media al 30%. Uno
studio del 2011
ordinato dalla SECO aveva mostrato che i costi per il
datore di lavoro per caso di mal di schiena erano di circa CHF 1020, mentre i costi di trattamento di CHF 1200.

Terapia e futuro?

A parte i casi con deficit neurologici il primo approccio terapeutico per sciatiche causate da ernie del disco è nel 90% dei casi di tipo conservativo.
Il trattamento chirurgico è vantaggioso per pazienti che soffrono solo di sciatalgia e non anche di dolori lombari.
Si è potuto valutare che i costi di tale trattamento per ernia del disco sull’arco di 2 anni sono inferiori per la terapia chirurgica rispetto al
trattamento conservativo e che complessivamente i pazienti operati sono più soddisfatti.
In futuro si cercherà maggiormente di trovare nuove tecnologie per rigenerare il disco intervertebrale. Verranno sviluppati dei segnali in
grado di stimolare le cellule responsabili per la creazione di una matrice che sta alla base della struttura del disco, con terapia genetica o
fattori di crescita.
La difficoltà maggiore sta nello scarso numero di cellule all’interno del disco (nucleus polposus: 4000 cellule/mm3).
Passi in questo senso sono già stati intrapresi e soprattutto in questo ambito si è continuamente confrontati con nuove tecnologie.

Red. Online | 18 mag 2017 09:21