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Nuove terapie e tecnologie nella presa a carico delle patologie digestive

Durante un importante simposio a Genolier sono stati presentati gli ultimi rivoluzionari sviluppi

Per il quarto anno consecutivo, Swiss Medical Network, sotto l’egida dei dottori Philippe Glasson, Jean-Pierre Chevalley e Francesco Volonté (Direttore sanitario della Clinica Sant’Anna), affiancati del dottor Dr. Parul Shukla del New York Presbyterian Hospital, ha organizzato ieri a Genolier un simposio di chirurgia viscerale che ha riunito i maggiori specialisti attivi in questo campo.

L’obiettivo di questo importante appuntamento è stato quello di presentare gli ultimi sviluppi relativi alle terapie e alle tecnologie legate alle patologie dell’apparato digestivo. Organizzato da chirurghi attivi nel settore privato, questo simposio ha mostrato chiaramente come il privato assuma un ruolo trainante, sia sul fronte della ricerca medica, sia su quello della formazione. Durante la giornata sono state approfondite quattro tematiche.

1. Le nuove tecnologie, un’estensione della mano del chirurgo

Al giorno d’oggi, le nuove tecnologie sono inscindibili da un intervento. Si adattano sempre di più alla patologia, raggiungendo una tecnologia di punta, totalmente personalizzata in funzione delle specificità di ogni paziente. La robotica, per esempio, consente ormai degli approcci mini invasivi e un intervento il meno aggressivo possibile. Il Dr. Luigi Boni dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, specialista dell’immunofluorescenza, in altre parole dell’utilizzo di coloranti specifici in chirurgia, ha fornito informazioni sul metabolismo dei tessuti che il chirurgo manipola – come il colon, l’intestino o il retto –in tempo reale durante l’operazione. Ciò consente di ridurre notevolmente i rischi di eventuali complicazioni. Per esempio, conoscere la vitalità di questi tessuti durante anastomosi (un intervento che consiste nel collegare due strutture fra loro, come due segmenti d’intestino) è capitale per un chirurgo affinché possa valutare i rischi di una deiscenza anastomotica (quando si scioglie una cucitura), una delle cause frequenti di complicanza in chirurgia viscerale. Il Prof. Hannes Bleuler, alla testa del laboratorio di robotica dell’EPFL, ha approfondito le relazioni fra il chirurgo e la macchina. Bisogna sapere che con un robot, quando vengono manipolati dei tessuti, non ci sono ritorni di energia. Per un chirurgo è quindi difficile percepire il contatto. Intervenire sui tessuti risulta particolarmente delicato e a volte può causare dei danni. Nel suo laboratorio, il Prof. Bleuler è riuscito a migliorare l’interfaccia fra il robot e il chirurgo conferendo allo specialista, durante l’intervento e in tempo reale, la sensazione del tatto, del calore, della temperatura, della vitalità e persino dell’ossigenazione dei tessuti! “In questo contesto, è chiaro che la formazione dei medici e dei chirurghi cambierà radicalmente nel corso dei prossimi anni. La chimica, la biologia e l’anatomia non basteranno più. I nuovi professionisti dovranno essere anche informatici, biotecnici, programmatori, ma anche fisici e questo per riuscire a padroneggiare i nuovi strumenti che interagiranno con i pazienti, come un vero e proprio prolungamento della mano del chirurgo” ha evidenziato il Dr. Francesco Volonté chirurgo FMH e Direttore sanitario della Clinica Sant’Anna di Lugano.

2. Da 6 mesi di speranza di vita a oltre 10 anni grazie alle nuove terapie del carcinoma perintoneale

In caso di malattie peritoneali estremamente avanzate (che corrispondono a tumori maligni rari della cavità peritoneale), fino a qualche anno fa il chirurgo si trovava in una situazione d’impotenza, quando soltanto le cure palliative potevano essere prese in considerazione. Oggi, nuovi protocolli sono stati elaborati, in particolare da parte del Dr. Olivier Huber dell’HUG. Benché pesanti, essi consentono ai pazienti di prolungare la vita di molti anni. Un esempio lampante: quando un tumore posizionato nel colon ha invaso la cavità addominale, per rimuoverlo viene praticata una resezione delle parti interessate. Nel caso in cui la malattia si è già diffusa nella parietale, il tumore si presenta allora sistemico. In altre parole, le sue cellule, anche se non vengono percepite, sono migrate altrove, in altri organi, all’interno del fegato e dei tessuti. In questo caso, una chemioterapia viene raccomandata. L’attuale grande novità è rappresentata da una chemioterapia ipertermica e intraperitoneale, direttamente nell’addome e sul blocco operatorio dopo la peritonectomia. Si tratta di un trattamento innovativo che consente di salvare la vita di pazienti la cui patologia era finora senza sbocchi. Il Prof. Marc A. Reymond dell’Universitätsklinik a Tübingen ha adattato ancora di più questa chemioterapia mettendo a punto una PIPAC (Chemioterapia IntraPeritoneale a flusso d'Aria Pressurizzata): una chemioterapia a pressione che viene nebulizzata tramite uno strumento specifico ad alta pressione. Con questo metodo si bersagliano le placche di tumore, facendo assorbire la chemioterapia. Questa tecnica comporta lo straordinario vantaggio di trattare pazienti che avevano finora soltanto ancora sei mesi di vita. Attualmente sono curati con questo metodo da 10 anni! Come nel caso dell’AIDS, da questa malattia non si guarisce, ma, continuando a trattarla, la si rende cronica.

3. Chirurgia bariatrica: un impatto inaspettato sulla sindrome metabolica!

La chirurgia bariatrica che cura l’obesità costituisce uno dei rari trattamenti efficaci contro questa malattia. Infatti, si tratta dell’unico metodo per perdere peso e mantenere questo risultato (soltanto meno del 5% degli obesi che seguono un regime riescono a mantenere a lungo termine un BMI normale). Altro effetto sorprendente: recenti studi evidenziano che la chirurgia bariatrica ha un impatto positivo considerevole sulla sindrome metabolica: in altre parole, le morbilità correlate all'obesità quali ipertensione, diabete, neuropatia, problemi di caviglia, ginocchio, schiena, ecc. Tutti questi indicatori spariscono o regrediscono drasticamente una volta che il peso è ritornato normale! Ragione per cui si parla sempre di più di «chirurgia metabolica» per questo tipo di interventi. Le tecniche di chirurgia bariatrica sono molteplici. Il Dr. François Pugin dell’HUG ha lavorato instancabilmente per sviluppare un robot che consenta degli accessi mini invasivi e riduca le complicazioni. Il Prof. David Nocca del CHU di Montpellier dal canto suo pratica la Sleeve, una tecnica di tipo restrittivo in cui lo stomaco viene tubulizzato senza creare diversioni nell’intestino. Questo intervento molto efficace non ha effetti collaterali in termini di carenze vitaminiche. Tuttavia, in caso di reflusso acido, non è adatto e rischia persino di aggravare la patologia. Per superare questo problema, il Dr. Nocca ha recentemente messo a punto la tecnica Nissen-Sleeve che consente di evitare i reflussi gastrici durante l’intervento. Un bell’esempio di chirurgia personalizzata.

4. Adenocarcinoma del retto e sarcomi : un trattamento meno aggressivo a Genolier, in esclusiva svizzera !

Già da qualche anno, il cancro rettale è oggetto di trattamenti multimodali che coinvolgono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. Nel corso degli anni, le tecniche per combattere questo tipo di tumori si sono evolute. L’intervento che attualmente appare come il più efficace a lungo termine è senza dubbio il « transanal total mesorectal excision (taTME) », vale a dire attaccare il cancro dal retto al posto di passare per la cavità addominale, com’era finora la prassi. Per quel che concerne i sarcomi, dei tumori aggressivi per i quali i semplici interventi chirurgici o le chemioterapie non bastavano, si constata che la chirurgia può rivelarsi superata quando questi si trovano in uno stato avanzato. In particolare, se si collocano nel retroperitoneale o sono legati allo scheletro in stretto contatto con le strutture di sostegno. Fortunatamente, nuove tecniche stanno emergendo. Consistono, prima di tutto, nel togliere la maggior parte del tumore, macroscopicamente visibile, e di praticare immediatamente subito dopo una radioterapia intraoperatoria (IORT - Intra-Operative RadioTherapy), già allo stadio del blocco operatorio, esattamente sul tumore, senza toccare gli organi circostanti. Questo trattamento rilascia così la dose nel punto esatto ed evita al paziente di doversi sottoporre a dei raggi sulla pelle nel corso di 15 sedute ogni due giorni, come richiede la radioterapia tradizionale. Da notare che il Dr. Jean-Pierre Chevalley della Clinique de Genolier è l’unico chirurgo che pratica il trattamento di sarcomi con l’IORT in Svizzera.

Redazione | 4 mag 2017 12:57