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Le fratture dell’anca nel soggetto anziano

Dr. Simone Bertoglio specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia accreditato presso la Clinica Ars Medica di Gravesano

Cosa sono ?

Le fratture dell’anca nel soggetto anziano costituiscono un gruppo di lesioni classificabili in essenzialmente due gruppi; le fratture intrarticolari denominate del collo femorale e le fratture extrarticolari note con il nome di pertrocanteriche; tale classificazione, permette di prevedere il rischio di necrosi asettica della testa femorale e di conseguenza unitamente all’étà, alle condizioni di salute e all’autonomia prima dell’evento acuto, la scelta della tecnica chirurgica ottimale ( sostituzione del frammento prossimale con un impianto, impianto di una protesi totale oppure l’osteosintesi con l’uso di chiodi endo-midollari o placche ).

Quali sono le cause ?

La causa più frequente è l’osteoporosi che diminuendo la massa dell’osso e alterandone la microarchitettura favorisce il cedimento strutturale spontaneamente o con un trauma minore di tipo contusivo-distorsivo. Nelle donne, fino a venti anni fa, il rischio di subire una frattura osteoporotica una volta nella vita era il doppio rispetto agli uomini. Si stimava inoltre che il 54% delle donne di 50 anni avrebbero subito una frattura osteoporotica durante i successivi anni di vita.
Oltre al femore prossimale le tipiche fratture osteoporotiche coinvolgono le vertebre e il polso con un trend in aumento ( per l’anca, secondo i registri più aggiornati, questa tendenza sembra invece diminuire ).

Quali sono le conseguenze ?

Le conseguenze di queste fratture per il paziente e la sua qualità di vita, gli effetti diretti ed indiretti sui familiari e la società tutta sono rilevanti.
Una delle conseguenze più gravi è la perdita di autonomia; 10% perde la propria autonomia e circa un ulteriore 10% deve essere trasferito in una casa di ricovero per anziani.
In Svizzera, le fratture dell’anca da sole ( escludendo quindi vertebre e polso ) causano circa 175'000 giorni di ospedalizzazione all’anno.

Come si curano ?

Il trattamento è praticamente sempre chirurgico; nelle fratture dette pertrocanteriche, la nostra scelta è quella del fissaggio con un chiodo centromidollare che permette di riprendere a camminare di regola il giorno dopo l’intervento con un carico completo.
Di seguito vengono mostrate le radiografie di una frattura pertrocanterica trattata con chiodo gamma e rapidamente consolidata; la paziente ha riacquistato una piena autonomia rientrando al proprio domicilio ed è tutt’ora priva di disturbi residui.

Nelle fratture del collo femorale invece, soprattutto nei soggetti oltre i 60 anni, dato il rischio di necrosi della testa femorale e non di rado la presenza concomitante di artrosi, preferiamo optare per l’impianto di una protesi totale che permette anche in questo caso di riprendere a camminare in carico completo già dal giorno dopo e di raggiungere nella maggioranza dei casi la qualità di vita precedente o addirittura migliorarla se prima della frattura c’era dell’artrosi sintomatica.

Anche qui vengono mostrate le radiografie di una frattura del collo femorale in un soggetto osteoporotico a cui è stata impiantata una protesi totale dell’anca a doppia mobilità che ha permesso di recuperare la precedente qualità di vita senza dolori residui.

Concludendo, possiamo dare un messaggio di incoraggiamento ?

Assolutamente sì. Queste fratture possono e devono essere trattate entro tempi brevi (24 ore), e nella maggioranza dei casi permettono di ritrovare una vita del tutto normale dopo gli abituali tempi di recupero (6-8 settimane).

Il nostro pronto soccorso ed il team di specialisti, sono a vostra disposizione per una presa a carico rapida ed efficace di questi traumi

 

Red. Online | 24 gen 2017 16:14