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Prima o poi la SFL dovrà fare qualche passo a ritroso

Il tentativo di corruzione ad alcuni giocatori del Chiasso è figlia di una politica inaccettabile della Federazione

E ci risiamo. Il campionato di Challenge League, la cui struttura ed organizzazione lascia a desiderare da qualche stagione a questa parte, sta scrivendo un'altra spiacevole pagina. A rimanervi vittima, purtroppo, il FC Chiasso, glorioso club ultracentenario.

L'immediata denuncia presentata dal club rossoblù al Ministero Pubblico e agli organi della Swiss Football League (SFL), è una logica e doverosa presa di posizione da parte dei vertici del sodalizio di Via 1° Agosto al subdolo tentativo di corruzione da parte di alcuni individui che, da molti, troppi anni, cercano di minare il regolare svolgimento del campionato di Challenge League cercando di pilotare il risultato di alcune partite con la collaborazione di giocatori, pronti a falsare l'esito delle partite.

Una tendenza, quella legata a questi personaggi, che nella stagione 2007/08, provocò non pochi problemi alle nostre maggiori squadre cantonali. In quel frangente, alcuni incontri relative a Bellinzona (Super League), Chiasso, Locarno e Lugano (Challenge League), ma pure ad altre squadre delle prime due leghe nazionali, generarono alcuni sospetti, ma nulla più.

Tutto rientrò nella normalità, anche perché la SFL non volle neppure entrare con decisione nella vicenda. SFL che, invece, si insospettì non poco, nella stagione 2014-15, allorquando, una presunta busta contenente una certa somma in euro, sarebbe stata consegnata da un giocatore del Lugano ad uno dello Sciaffusa qualche giorno prima della sfida dei renani contro il Servette, diretto avversario dei bianconeri nella corsa alla promozione in Super League.

Una presa di posizione, quella della SFL, che introdusse una nuova regolamentazione riguardo agli incentivi in denaro promessi ad una squadra della stessa categoria per battere un avversario diretto. Ma anche in questo caso, non se ne fece nulla e, dopo i timori per un'eventuale penalizzazione in classifica ai danni del club bianconero, la vicenda finì nel dimenticatoio e la squadra del presidente Angelo Renzetti poté festeggiare la promozione nella tanto agognata Super League.

Ora, a distanza di tre anni, il nostro campionato cadetto, già minato dall'ennesima rinuncia di un club (nella fattispecie il Wohlen) impossibilitato a rispettare i sempre più esigenti parametri imposti dall'esageratamente esigente SFL, si trova a far fronte ad un attacco esterno portato da personaggi, che con il calcio nulla (ma proprio nulla) hanno a che fare. 

Una vicenda, quella alla quale sono rimasti vittima alcuni giocatori rossoblù, che deve far riflettere i massimi dirigenti del nostro calcio. A mio avviso, questa ennesima pagina nera del nostro calcio, è anche figlia di una gestione, quella della SFL che, sempre più, costringe i club della lega cadetta ad ottemperare a requisiti finanziari e strutturali sempre più esigenti e fuori portata per buona parte di loro. 

Ultimo caso in ordine di tempo, le imposizioni intimate allo stesso Wohlen, al Chiasso e alla neopromossa Rapperswil/Jona riguardanti l'impianto d'illuminazione per presunte ragioni di riprese televisive live da parte di Teleclub. Un capriccio, quello della SFL, che aveva rischiato di costare la relegazione a tavolino in Prima Lega Promotion alla compagine di confine, se il credito di 560'000 franchi per il potenziamento dell'impianto d'illuminazione non fosse stata accettata dal Consiglio comunale chiassese.

Un'illuminazione già potenziata una decina di anni fa e che, a nostro giudizio, era ampiamente sufficiente per la trasmissione delle partite in diretta. Ma, tant'è, queste sono i dettami provenienti dalla Maison du Football bernese che, comunque, qualche passo a ritroso, prima o poi dovrà pur farlo. Altrimenti, avanti di questo passo, il futuro della Challenge League si tingerà sempre più di nero.  

 

Roberto Quadri 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione | 8 feb 2018 18:42

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