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"Gli scudetti delle Juve sono 30!"

Fabio Capello è stato ospite a Bellinzona di una serata organizzata dal Team Ticino

Alla prima domanda, Fabio Capello, senza scomporsi, come è nel suo stile, ha messo subito le cose in chiaro: “Quanti sono gli scudetti della Juventus? 30!” (d’altra parte quello revocato nel 2005 e quello assegnato all’Inter nel 2006 li aveva vinti lui, ndr).

 

Calciatore, allenatore, anche dirigente della sezione hockey della Polisportiva Mediolanum, Fabio Capello ieri sera all’Auditorium di BancaStato a Bellinzona, in una serata organizzata dall’Associazione Team Ticino, si è concesso ad un’oretta di chiacchiere, ovviamente, sul calcio.

 
Inghilterra

Dei 4 anni alla guida della Nazionale dei Tre Leoni, e soprattutto dei motivi che lo hanno portato a rassegnare le dimissioni lo scorso mese di febbraio, non ha potuto dire molto. Per accordi presi con la Federazione inglese, il tecnico friulano non potrà nemmeno commentare i risultati che conseguirà l’Inghilterra ai prossimi Campionati Europei. Qualcosa però, con un pizzico di orgoglio, lo ha detto: “Sono l’allenatore che ha guidato la Nazionale inglese con la media punti più alta.” Il rapporto con gli inglesi non è mai sbocciato in vero amore: “Gli inglesi preferiscono avere allenatori inglesi.”

 

Calciatori inglesi, italiani e spagnoli

“Tra i calciatori inglesi ho trovato grande disponibilità, grande professionalità e grande tecnica. Mi hanno stupito le loro capacità tecniche. Pensavo fossero più scarsi, invece mi sono piaciuti. In Inghilterra però si predilige un calcio più veloce e aggressivo. A differenza dell’Italia dove c’è molto più attenzione alla parte tattica. In Italia si lavora molto di più sugli aspetti tattici e sulla preparazione alla partita in base agli avversari, dei quali si tende a studiare pregi e difetti. In Spagna invece non amano le verticalizzazioni. In Spagna adorano il fraseggio corto, il possesso palla.”

 

Guardiola e la storia del calcio

A proposito di Spagna e di possesso palla, maestri del fraseggio corto, indubbiamente i blaugrana di Pep Guardiola. “Nella maggior parte dei casi i più grandi allenatori hanno un passato da centrocampista. Ruolo che ti permette di avere una visione globale del gioco.” Il 62 enne di San Canzian d'Isonzo, ha poi elencato tre momenti della storia del calcio, tre squadre che secondo lui hanno rivoluzionato questo sport e il modo di giocare: “L’Ajax di Cruijff e il loro calcio totale. Il Milan di Arrigo Sacchi e il Barcellona di Pep Guardiola. Anche se il calcio del Barça non è esportabile, perché per poter giocare in quel modo sono necessari tre fuoriclasse come Messi, Xavi e Iniesta.”

Allenatori
“Da calciatore ho avuto molti allenatori, ma sono tre quelli da cui ho imparato di più: ai tempi della Spal Giovan Battista Fabbri, che mi fece maturare come calciatore. Poi Helenio Herrera alla Roma, da cui ho imparato un concetto fondamentale: come ci si allena in settimana si gioca alla domenica. È impensabile allenarsi dando il 50% e poi pretendere di riuscire ad esprimersi al 100% in partita. Bisogna allenarsi sempre al massimo, come se si giocasse una partita. E infine Nils Liedholm. Dal tecnico svedese ho preso la capacità di sdrammatizzare e di avere verso la squadra e i giocatori un approccio diverso a dipendenza delle situazioni.”


La giacca e l’allenatore
A proposito di questo, Capello ha raccontato un paio di aneddoti dei tempi del Real Madrid. “Giocavano in trasferta contro l’Espanyol. A metà tempo, negli spogliatoi inizio a dire quello che secondo me non andava e a spiegare i correttivi. Ad un certo punto, si alza un giocatore che dice, 'mister secondo me invece dovremmo fare così e c

paul | 15 mag 2012 16:55