Accedi

Dino Lauber, giovane veterano del mestiere

di Federico Storni

Pur avendo solo trent’anni, Dino Lauber non è affatto di primo pelo nell’ambito della preparazione atletica, vantando già un decennio d’esperienza nel settore. Dal 2003, anno in cui l’attuale preparatore fisico dell’Ambrì-Piotta ha iniziato la scuola per diventare insegnante di fitness, ha già avuto modo di lavorare in un centro specializzato per il miglioramento della velocità a Uster, di introdurre in Svizzera lo “skatemill” (grossomodo l’equivalente di un “tapis roulant”, cioè una superficie in movimento su cui si può, in questo caso, pattinare) e insegnarne l’uso a Kloten fino al 2008, anno in cui si è messo in proprio e si è occupato della preparazione fisica di singoli atleti, fra cui Luca Sbisa, Nino Niederreiter e Reto Berra.
Dal 2009 ha cominciato a lavorare anche con squadre svizzere, ed è stato preparatore fisico del Bienne nel 2009 e dei ZSC Lions l’anno seguente, fino ad approdare ad Ambrì l’anno scorso, con un contratto inizialmente stagionale, poi prolungato nei mesi successivi. «Credo di aver svolto un buon lavoro lo scorso anno: abbiamo avuto pochi infortuni e, soprattutto, la squadra mi è sempre sembrata tonica nei momenti più difficili. Ad esempio, se l’è cavata benissimo negli overtime dei playout contro il Rappi e ha vinto molte partite di domenica dopo aver giocato la sera prima, anche in seguito a trasferte lunghe».

Avendo l’Ambrì concluso il campionato in anticipo, hai dovuto modificare qualcosa nella preparazione a secco, che è risultata più lunga di qualche settimana?
Per mia esperienza ho notato che vi è un calo inevitabile, non tanto fisico quanto mentale, circa sei settimane dopo l’inizio della preparazione, pertanto ho deciso di portare la squadra una settimana ad allenarsi in Turchia per far riposare la mente e al contempo rafforzare lo spirito di gruppo. Sono rimasto entusiasta dall’esperienza per due motivi: in primo luogo perché tutti i giocatori hanno deciso di partecipare pur dovendo pagare di tasca loro tutta la trasferta e, soprattutto, perché non si sono affatto risparmiati! Mi è capitato in passato in situazioni simili di dover faticare a spronare i giocatori a lavorare, ma non con questa squadra, in cui anche i nuovi arrivati si sono inseriti benissimo. Ci siamo allenati tutti i giorni per 2-3 ore la mattina sulla sabbia, mentre il pomeriggio era libero e i giocatori l’hanno sfruttato per giocare a beach volley o per nuotare, muovendo il corpo e riposando la mente. A fine giornata erano stanchissimi (ride, ndr)!

Dopo la Turchia hai concesso due settimane di vacanze a tutti, con programmi da seguire individualmente. Come prosegue ora l’avvicinamento al ghiaccio?
Anche qui ho deciso di cambiare qualcosa rispetto agli anni scorsi. In particolare settimana prossima ci sposteremo per due giorni a Burgdorf, dove si trovano degli “skatemill” che useremo in mattinata, mentre nel pomeriggio scenderemo sul ghiaccio. Di nuovo, saranno i giocatori stessi a pagare la trasferta. Ho voluto inserire queste sedute sul ghiaccio prima del primo allenamento con Pelletier previsto il 31 luglio in modo da evitare il più possibile fastidi muscolari ai giocatori. Una sorta di ripresa soft e graduale, insomma.

Dall’inizio degli allenamenti sul ghiaccio, il tuo ruolo muterà.
Il mio compito sarà far sì che ogni singolo giocatore sia pronto a esprimersi al meglio dal primo secondo del primo cambio di ogni partita. Di conseguenza li seguo nei loro rituali pre-partita, senza però andare a intaccarli. A questo livello i giocatori sanno gestire questi momenti da sé, e ce ne sono a cui basta bere un caffè per essere pronti! Il discorso è diverso per i giocatori più giovani, specie se quello che stanno facendo non funziona al meglio. In quel caso intervengo e li consiglio riguardo cosa cambiare. Oltre a ciò mi occupo comunque di tutta la parte a secco, che è ovviamente ridotta rispetto all’estate, lavorando in particolare con i giocatori reduci da infortunio e con quelli in sovrannumer
stefano | 17 lug 2013 12:20