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L'atteso derby dei grandi ex

Lugano - Locarno finisce 0-0

di Pietro Filippini

«Lo dico subito: non è il caso di fare un processo! Se qualcuno pensava che avremmo vinto 5-0 si sbagliava di grosso…». Così ha esordito al termine della gara l’allenatore del Lugano Davide Morandi, prima ancora che potesse venire sollevata una qualsivoglia perplessità sul pareggio di Cornaredo contro il Locarno. Infatti, i bianconeri non hanno di certo sfigurato nel loro secondo derby stagionale (un solo punticino comunque fra granata e bianche casacche), tuttavia è fuori d’ogni dubbio che l’“1” in schedina era il più gettonato. E invece ne è uscito un pareggio senza reti, ma non senza emozioni.
I padroni di casa hanno cominciato con il piede giusto facendo girare la palla (un marchio di fabbrica “morandiano”) e mantenendo le redini del gioco. Ciononostante è sempre mancato quel guizzo vincente che potesse stravolgere gli equilibri dell’incontro. Equilibri che difficilmente avrebbe potuto rompere il Locarno nella prima frazione, più intento a difendere che a offendere: «Conoscevamo le caratteristiche del Lugano che si poggia su di un gioco molto dispendioso – ha spiegato Stefano Maccoppi, mister dei verbanesi – Volevamo farli sfogare per poi cercare di colpirli nel secondo tempo quando le energie cominciavano fisiologicamente a venire loro meno. Infatti qualche buona occasione ce la siamo creata». Difesa (spesso anche rude) e contropiede, in sostanza. Una tattica che il Locarno ha applicato con determinazione, mista a un pizzico di fortuna, soprattutto nella ripresa quando le squadre si solo allungate e da situazione di calcio d’angolo sono nati ben due “legni” per il Lugano. «Loro hanno creato più occasioni, come prevedibile. Ma i miei ragazzi hanno affrontato la partita con il giusto atteggiamento mentale seguendo alla lettera le mie indicazioni. È un risultato sudatissimo che ci serve per morale e convinzione». Un passo avanti importante (sull’atteggiamento) viste le disastrose premesse dell’esordio contro il Winterthur e in attesa del bomber. «Ho fiducia nella società affinché riesca a inserire in squadra un attaccante di peso, ma anche se non dovesse essere il caso sapremo trovare delle soluzioni con i mezzi a disposizione. Con le idee si può risolvere ogni cosa».
Tornando al Lugano, chi si aspettava un Morandi abbacchiato ha dovuto ricredersi. Allo scoramento dei giocatori bianconeri ha fatto da contraltare la soddisfazione del tecnico: «Bisogna dare merito al Locarno per l’ottima prova difensiva. Peccato per alcune occasioni mancate e per un po’ di sfortuna. Se invece di prendere due aste avessimo segnato… Ma poco importa, sono contentissimo di quanto fatto e continuiamo tranquillamente il nostro percorso di crescita». Crescita che dovrà passare anche da qualche leziosismo in meno (leggasi testardaggine nel portare palla o cercare sovente la giocata ad effetto), e un maggiore rigore nelle retrovie che, come già aveva segnalato lo stesso Morandi dopo la rotonda vittoria sul Bienne, a volte difetta e contro avversari più pungenti possono essere dolori. Ma nel frattempo l’agrodolce derby di sabato non è stato uno qualsiasi per Morandi e Sadiku, bensì un ritorno al (recentissimo) passato. «Durante la partita ho pensato solo a vincere – ha detto il tecnico –, prima e dopo invece restano i momenti fantastici trascorsi con tante persone vicine al Locarno. Sadiku condizionato? Non credo proprio: è normale che si esprima su questi livelli attualmente, indipendentemente dal fatto che l’avversario fosse il Locarno o chi per esso».
SerenaB | 6 ago 2012 10:20