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Due obiettivi per Rolfo

Il 32enne, ancora a secco, spera di correre per la Svizzera

di Luca Steens

MUGELLO Roberto Rolfo non sta vivendo certo un inizio di stagione esaltante al suo ritorno in Moto2, categoria che aveva contribuito a “creare” portando avanti il progetto Suter nel 2009. Ma il 32enne torinese di origine, dall’alto della sua esperienza, mantiene la calma e sa cosa deve fare per tornare a lottare per i primi posti, nonostante la Moto2 attuale sia già completamente diversa da quella che aveva collaudato tre anni fa. L’abbiamo incontrato ieri nell’hospitality della Techomag-CIP, per parlare del suo 2012. E siamo partiti dal fatto che per lui questo GP del Mugello è quello di casa, sia come italiano che come svizzero, essendo il circuito più vicino a Lugano dove si corre il Motomondiale… «Mi piacerebbe poter ricevere a breve il passaporto, perché l’ho già richiesto. È già 10 anni che vivo lì, prima a Montagnola e poi a Paradiso. Ci vorrebbero in teoria 12 anni, ma spero di poterlo ricevere prima. Mi farebbe piacere perché mi trovo davvero bene a Lugano. Adesso ho già anche un buon seguito di tifosi e amici, con un gruppetto di persone che mi seguono costantemente tifandomi e sostenendomi. Insomma, mi sento a casa in Ticino!».

E correresti quindi come pilota rossocrociato?
Da quando nel 2001 avevo un manager ticinese, mi sono affezionato al posto, che garantisce quella tranquillità che in Italia è forse più difficile da avere, con anche migliori possibilità per gli allenamenti in bicicletta. C’è molto più rispetto di qualsiasi cosa. Sarei orgoglioso di correre per la Svizzera! A livello di convenienza è relativo: ci sarebbero altri posti. E comunque non è il momento, visto che sono periodi “tirati” non solo per i team ma pure per i piloti. Per me vale di più il discorso che mi sono inserito e trovato bene in Ticino e in Svizzera.

Oltretutto hai un compagno di squadra elvetico, Dominique Aegerter.
Il contatto con il team Technomag-CIP è nato proprio dal fatto che loro volevano due piloti svizzeri. Il team manager Fred Corminboeuf sapeva che vivevo da anni a Lugano e che avevo già anche commentato qualche gara con Tamburini per la RSI, e così è nata la collaborazione, che soddisfa pure lo sponsor. E poi siamo un bel mix, con me pilota un po’ più esperto e Aegerter giovane rampante, anche se con già alle spalle tre anni di Moto2. Domi è sicuramente il miglior compagno che io abbia mai avuto in un team. C’è rivalità chiaramente, ma nel modo giusto e sano. Si riesce a parlare molto tra di noi, e sviluppiamo la moto assieme. In altri casi, con rapporti chiusi, era tutto più difficile e meno bello. Fortunatamente siamo piloti simili, anche se lui ha una guida un po’ più “sporca” e crossistica e quindi regolazioni leggermente differenti a livello di molle e di messa a punto, ma a livello di geometria siamo sulla stessa lunghezza d’onda, e questo è un bene.

Per il momento non hai messo in carniere nemmeno un punto…
È stato un inizio di stagione un po’ così… Ho fatto tanta fatica nei test invernali, perché si sono accavallati i problemi: da una parte l’infortunio al ginocchio di ottobre in bicicletta sulle strade della mia gioventù vicino a Torino, quando facendo un incidente con uno scuolabus - non per colpa mia - mi sono procurato la frattura scomposta della rotula - tra l’altro lunedì, approfittando della pausa estiva, toglierò i ferri - e ho fatto fatica recuperare. Dall’altra parte una Moto2 che è diventata più corta di 2 cm e raccolta, che non facilitava il mio ginocchio spesso ancora infiammato per i ferri. Faccio veramente fatica a trovare il giusto feeling, ma mi sto avvicinando coi tempi. Attualmente mi sono qualificato 15° al meglio, ma in gara sono arrivato solo due volte 16°. È un peccato perché puntavo a risultati ben diversi, da podio. Ci stiamo lavorando, e io sto sempre meglio. Per la seconda parte spero di ristabilirmi al 100%, dopo i 10 giorni di pausa a cui mi costringerà l’operazione che subirò.

La Moto2 re
SerenaB | 13 lug 2012 10:23