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Federologia spinta...

Dopo il settimo trionfo a Wimbledon il basilese è di nuovo il no. 1 al mondo

di Simone Basso

Federologia spinta, per un’occasione unica, storica, a un passo dall’esperienza mistica che descrisse il povero David Foster Wallace. Per le cifre nude e crude rivolgetevi, col pallottoliere, ad altre parrocchie: noi raccontiamo altro.
Il diciassettesimo slam arriva con una progressione quasi perfetta: per ben sei volte a due punti dal baratro con Benneteau al terzo turno, claudicante e preoccupato - per i problemi alla schiena - contro Malisse.
Poi, in un crescendo rossiniano, le partite decisive: in semifinale, opposto a un Novak Djokovic confuso e infelice, ha vinto di esperienza e con un’esecuzione regale della seconda di servizio. Ben più impegnativa la finalissima, almeno per i primi due parziali: con Andy Murray, ringalluzzito dalla cura del saggio Lendl, si è visto tennis di alto livello balistico.
C’è voluto, nell’epilogo indoor, un Federer di lusso; parente prossimo di quello ammirato, a marzo, ad Indian Wells. Una statistica per tutte: le sessantotto discese a rete trasformate in cinquantatre punti. Il momentum, la fotografia dell’incontro, è un diritto impossibile, con finta (e impugnatura) per la palla corta e tocco in lungolinea. Un colpo che nessuno, nella storia del gioco, ha mai nemmeno pensato...
Nove anni dopo il primo Wimbledon, la parabola di Roger mette assieme, forse meglio di chiunque altro, le vittorie, il palmarès, con lo stile, la tecnica, la versatilità.
Ci auguriamo che si sgonfi, prima o poi, l’ossessione del Grande Slam annuale: l’impresa, che dalla fine degli anni settanta fino agli albori del nuovo secolo sarebbe stata sì leggendaria, è stata svalutata dall’omologazione imposta dal marketing. Rod Laver, uno degli Immortali, ne fece due giocando però tre tornei erbivori su quattro; le differenze ambientali, soprattutto nei Novanta, erano invece abissali.
Bruguera, l’archetipo terraiolo dell’epoca, e Rafter, panda del serve and volley vincente, parevano competere in due sport differenti. Il ventunesimo secolo, piano piano, ha esaltato il cybertennis; malgrado la presenza ieratica del Mago Merlino elvetico. Che fa coincidere qualità e quantità: in fondo si è imposto su almeno sei (sette?) superfici diverse.
In Australia, Rebound Ace e Plexicushion, la terra rapida ma non troppo del Roland Garros; all’All England Club, dal prato verde del 2003 fino ad arrivare all’erba battuta delle ultime edizioni e alla novità del tetto. Infine Flushing Meadows, gli US Open, con il DecoTurf in cemento.
La circostanza speciale però, per omaggiare almeno parzialmente la storia del gioco, consente di usare la macchina del tempo di H. G. Wells. Ci sovviene, un secolo fa, il neozelandese Tony Wilding: autore del pokerissimo ante litteram, ovvero Parigi, Londra e Stoccolma, al coperto e su legno, nell’anno di grazia 1913. Che morì appena due anni dopo, ucciso a Neuve-Chapelle nella Grande Guerra. Nonchè i due tressette del circuito professionistico realizzati, nel 1963 da Ken Rosewall, che non potè partecipare agli slam per ben dodici anni, e nel ’67 da Rocket Rod, ancora lui, per un lustro fuori dalle gioiellerie ITF.
Erano tre i major di quel mondo nell’evo della coppia di assi australiani: gli US Pro Championship, i campionati francesi allo Stade Pierre de Coubertin e Wembley. Dominatori per un periodo, precursori e antenati del re di Basilea per attitudine sono stati Kramer, Hoad, il pattern antico che più di ogni altro si riconduce a Rogi, e Pancho Gonzales, forse l’atleta che - per longevità e grandezza - ha avuto l’odissea sportiva più esaltante. Padre nobile, con la battuta potentissima e il gioco iperaggressivo, anche di Pete Sampras.
Oltre al solito Laver, il John McEnroe 1984 è il tennista che eguaglia (e supera nello zenith?) la completezza tecnica del campionissimo svizzero. Eppure Federer è una sorta di restaurazione in divenire: i suoi gesti, neoclassici, conciliano tocco e violenza. Non è rivoluzionario: semplicemente si avvicina alla perfezione assoluta.
Non è Bjorn Borg, che po
SerenaB | 10 lug 2012 12:03