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La Germania, la Grecia e... Angela Merkel

Una quarto di finale più politico che calcistico

La Grecia stasera a Gdansk è attesa a una grande impresa, forse anche più difficile del titolo ottenuto a sorpresa nel 2004. Già, perché riuscire ad estromettere la Germania allo stadio dei quarti di finale è impresa ardua: mai nessuno infatti ci è riuscito in questa competizione. A mani vuote dal 1996, la Mannschaft è di gran lunga la nazionale più regolare negli appuntamenti che contano. In 10 competizioni europee – quindi dal 1972 –, i tedeschi hanno disputato sei (!) finali, tre delle quali terminate con un successo.
Oltre alle statistiche, la selezione di Joachim Löw arriva alla gara di stasera forte di 14 vittorie consecutive in partite ufficiali (record tedesco) e da 19 è sempre andata in rete. «Stiamo bene e non vediamo l’ora di giocare – ha chiosato Löw – Soprattutto perché a Gdansk ci sentiamo un po’ a casa (Özil e compagni alloggiano proprio lì, ndr) e il tragitto fino allo stadio sarà breve». Löw, come vuole la tradizione, non si è nascosto dietro un dito. «Siamo i favoriti, ma ciò non significa che siamo già qualificati. Anche i favori del pronostico dicevano Russia...». La Grecia infatti «è un avversario che difende molto bene e che sa sfruttare al meglio il contropiede. Per questo motivo bisognerà avere, contro gli ellenici, quel “killer instinct” davanti alla porta e molta pazienza. D’altronde l’abbiamo visto durante questo Europeo: le squadre sanno difendere sempre meglio. Dobbiamo liberare la mente e fare in campo semplicemente quello che sappiamo fare. Se riusciremo a far parlare le nostre qualità tecniche e fisiche, e quindi imporre la nostra filosofia di gioco, ebbene sono convinto che passeremo il turno».
Dal canto suo la Grecia, che non potrà fare affidamento sul laterale Holebas e, soprattutto, sul suo capitano nonché regista Karagounis (ingiustamente squalificato), dovrà superarsi per avere la meglio dei tedeschi. Per superarsi si intende riuscire a materializzare le poche occasioni a disposizione come fatto sino a oggi. Una delle armi da utilizzare da parte degli uomini di Fernando Santos sarà la grande conoscenza della Bundesliga. Non si cancellano facilmente nove anni di Otto Rehhagel e non a caso i due difensori centrali, Papadopoulos e Papastathopoulos, militano uno nello Schalke e l’altro nel Werder Brema, mentre Gekas, per esempio, nella stagione 2006-2007 ha vinto il titolo di capocannoniere del campionato tedesco con la maglia del Bochum.
Decisi a voler offrire un’altra gioia ai propri connazionali in un momento delicato e difficile come sta attraversando la Grecia, Samaras e compagni non devono cercare lontano per trovare altre motivazioni oltre alla qualificazione per la semifinale. Sia in Germania che sul Mediterraneo infatti tabloid e media intrecciano questioni sportive e... politiche. Sull’orlo del fallimento e messa alle strette dopo le misure di austerity imposte dall’Unione Europea (con a capo Francia e Germania), la Grecia “sogna” una rivincita su Angela Merkel. «Ci ha ispirato la storia della Grecia – ha detto Santos – La scienza e la democrazia sono nate qui e per questo nessuno può darci lezioni».
La cancelliera tedesca, peraltro, farà in questa particolarissima partita il proprio esordio sugli spalti degli Europei. Al pari di altri leader come Hollande e Cameron, anche il governo tedesco ha deciso di boicottare l’Ucraina come segno di protesta per le violazioni dei diritti civili. Ma giocando in Polonia non c’è alcun problema diplomatico.
SerenaB | 22 giu 2012 14:51