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Un capitombolo ci può stare

Dopo il KO di sabato domani il Lugnao vuole chiudere

di Marco Galli
 
Ci sono giornate che nascono storte, in una di queste c’è finito dentro un Lugano per larghi tratti irriconoscibile. In gara-3 a Friborgo, sabato, l’errore più grosso del Lugano è stato quello di essersi fatto… ipnotizzare dal gioco lento dell’Olympic, capace di impedire ai Tigers di sviluppare il loro gioco più abituale, ossia quello in transizione. La formazione della Sarine ha imbrigliato efficacemente ogni iniziativa dei bianconeri, costretti così a sudare ogni volta che hanno deciso di andare a canestro.
Era chiaro che il Friborgo si giocava l’ultima chance per restare aggrappato alla serie di semifinale, ha giocato bene le sue carte ed è riuscito a fare il break decisivo tra l’11’ ed il 16’: cinque minuti di autentica… follia difensiva degli ospiti, che hanno aperto non pochi corridoi permettendo ai padroni di casa di “firmare” un break di 15-2 (Vogt e Johnson in prima linea: 33-22) che ha praticamente creato le premesse al successo. In seguito il Lugano non è più riuscito a rifare superficie, tradito oltretutto da un rendimento offensivo a dir poco disastroso dai 3 punti (0/14). Insomma, peggio di così non si poteva fare, se poi a ciò aggiungiamo le 14 palle perse e solo 4 assist in 40’, il quadro... nefasto è completo.
Una classica serataccia, peccato che sia arrivata nel momento sbagliato, coach Dessarzin, che possiamo dire? «Semplicemente che niente è funzionato. Dopo un primo quarto giocato tutto sommato bene, abbiamo cominciato a sbagliare di tutto, senza trovare né ritmo né compattezza ed il nostro avversario ne ha logicamente approfittato per prendere il largo».
Bisogna però guardare avanti, la serie continua... «Ci mancherebbe altro, questa sconfitta è ovvio ci deve far riflettere ma sono fiducioso perché la squadra sa sempre reagire nei momenti più delicati. Quindi domani torneremo alla St. Léonard per chiudere il conto e basta».
 
Mladjan: «Cambieremo»
È un KO inatteso, nessuno francamente se lo aspettava in queste dimensioni numeriche in attacco: «Un incidente di percorso può succedere. Quando cerchi di dare il meglio e non riesci per una serie di fattori, allora è difficile spuntarla. Noi siamo caduti nell’errore di… adagiarsi al ritmo del Friborgo, rivale che ha comunque evidenziato tanta grinta in difesa, ma anche in attacco specie con Vogt. Dobbiamo tuttavia guardare alla quarta sfida, peggio di così non potevamo fare, abbiamo grande voglia di riscatto e domani di sicuro cercheremo di cambiare… marcia. Se riusciremo a giocare come sappiamo, colpendo in modo finalmente efficace in velocità e con una precisione ben differente rispetto a quella di sabato, allora per l’Olympic non ci sarà scampo».
 
Leyrolles: «Sorpreso…»
Coach Leyrolles non nasconde la sua soddisfazione «perché abbiamo saputo costruirci questo successo in modo intelligente, dando la… spallata giusta nel nostro miglior momento. I miei ragazzi hanno mostrato grande carattere e sono stati finalmente continui per tutti i 40’».

Rezzonico: «Deluso ma…»
Il Riva sperava di poter riaprire la semifinale, ma di fronte s’è trovato al Palasangiorgio un Elfic Friborgo poco disposto a fare concessione, dall’alto di un collettivo più organizzato e forte di una coppia di straniere con la “S” maiuscola. Soprattutto la Villaroel è stata la vera ispiratrice delle romande, mai in prima linea per fare la vedette, ma infaticabile collante per tutte le compagne e capace però di segnare canestri pesanti nella fase decisiva. Quello che invece non sono state capaci di fare sia la McKenzie che, soprattutto, la McCallum. Quest’ultima ha fatto peggio che in Coppa, si è un po’ risvegliata nel finale, ma per il resto spesso si è nascosta, bloccata pure da una Villaroel implacabile. Delle momò bene la Annibale (sempre grintosa) e discreta la Broggini, per il resto notte fonda. Determinante è stato il secondo quarto, con il Riva praticamente fermo, a subire un break di 4-20 (19-34 per l’Elfic) trafitto da t

paul | 30 apr 2012 15:08