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HCL: vincere o lasciare

Il 30enne attaccante romando Sébastien Reuille emblema a Lugano del "non mollare mai". Intervista

di Piergiorgio Giambonini

Se in casa HC Lugano ce n’è uno che sul cuore ha tatuato il “non mollare mai”, quello è Sébastien Reuille. Certo, non è l’unico. Ma non è nemmeno uno qualsiasi, e lo ha dimostrato (diciamo pure confermato) su tutta la linea nel corso di questa per lui durissima stagione trasformatasi in una doppia ardua prova di resistenza fisica e morale. Doppia prova che il 30enne attaccante romando, al suo secondo “passaggio” da Lugano (dove, ricordiamolo, papà Pierre-André fu portiere nella stagione 1982/83), ha superato a pieni voti, senza mai mollare appunto, sempre e comunque con dentro l’enorme voglia di dare una mano alla squadra e di onorare la maglia che porta.

Dapprima un brutto infortunio al ginocchio riportato nel derby del 24 settembre in un “frontale” con... Simion lo ha costretto ai box fino alla pausa di novembre, poi in un allenamento verso fine gennaio è stato messo letteralmente KO da una discata in piena bocca e per un altro mese ha avuto altro a cui pensare. Ma non ha perso un solo giorno, Reuille: l’obiettivo era quello di rientrare al più presto, e ci è anzi riuscito prima del previsto, nel finale di regular-season, e lo ha fatto segnando un gol nella serata di chiusura e poi altri 2 nelle prime due di playoff. “Seba” è tornato, e lo ha fatto con dentro un’enorme voglia di chiuderla comunque alla grande, questa stagione. Certo non dipenderà ovviamente da lui, ma una cosa è sicura: a livello di determinazione e di lavoro e di “fame”, è soprattutto dai giocatori come lui che passano le chances di questo Lugano di andare oltre gara-6 dei quarti di finale.

Quasi due mesi persi in autunno, poi un altro mese in febbraio: è stata più dura fisicamente o mentalmente?
La prima volta direi fisicamente, perché mi ero preparato bene, e bene avevo iniziato la stagione in linea con Conne e Simion, ma dopo l’infortunio al ginocchio ho dovuto ricominciare da zero, e tutto quello che avevo fatto in estate non mi è più servito. La seconda volta invece è stata più difficile a livello mentale. La bocca non è il ginocchio, e oltre a non poterti allenare devi fare i conti con tutta una serie di altri problemi pratici, a cominciare dal parlare e dal mangiare. Il dolore, per la verità, non è stato così tremendo, ma per una decina di giorni mi sono potuto nutrire solo di liquidi e yogurt, e ho pure perso qualche chilo...

L’avvicinarsi dei playoff ti ha allora aiutato a non mollare...
Certo! All’inizio temevo che la mia stagione fosse finita, ma poi – d’accordo ovviamente con il dentista che mi sta curando benissimo, aiutandomi molto pure a livello psicologico – ho potuto rinviare gli interventi chirurgici e ho deciso di fare per ora solo quanto andava fatto per poter tornare appena possibile a giocare. Un primo intervento chirurgico al palato, tra l’altro in anestesia totale, è poi previsto a fine stagione, e lì per un altro mese parlare e mangiare sarà dura... mentre per la ricostruzione della gengiva penso che si possa rinviare tutto a fine carriera.

Certo è che sabato nel finale di partita quell’abbozzo di pugilato a pugni alti con Lukas Gerber ha fatto temere il peggio...
In quelle situazioni io non mi tiro certo indietro e sul momento non ho pensato alle mie condizioni attuali, ma quando lui ha provato a togliermi il casco mi sono reso conto di quello che rischiavo e allora ho preferito non insistere. Ma anche Lukas in quel momento forse si è reso conto della mia... situazione.

La rabbia per quei due brutti infortuni ora la stai sfogando sul ghiaccio, dove sei uno dei pochi attaccanti bianconeri in grande forma.
Ma, sai, più a lungo giochiamo in questi playoff, più tardi dovrò farmi operare... Battute a parte, è vero che mi sento di nuovo in forma, e motivatissimo. La serie col Friborgo è ancora apertissima, e finora abbiamo dimostrato di avere le nostre carte da giocare.

Lo avete fatto, p

joe | 13 mar 2012 12:48