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Nei giardini che nessuno sa

di Serena Bergomi

Quello che è successo oggi sull'erba di Wimbledon ha dell'incredibile. Non segue nessuno schema o regola, calcolo o statistica. Lo aveva detto, voleva vincere davanti alla sua famiglia, alle sue bimbe. Ma si sa che tra il dire e il fare c'è di mezzo quel solito mare che spesso e volentieri guasta le feste. Questa volta quel mare si chiamava Andy Murray, che ci ha provato in tutte le salse a prendersi il primo Grand Slam in casa, spezzando quell'incantesimo che dura dal 1936, quando il britannico Fred Perry si laureava campione di Wimbledon per la terza volta.

Niente da fare, i festeggiamenti sono rimandati ma le lacrime sgorgano a fiumi, sulle guance di Murray e di tutto il suo box che lo ha sostenuto, come tutto il pubblico, fino alla fine. Ma non sono le uniche lacrime della giornata. Già, perchè dall'altra parte piange anche quell'uomo che a 31 anni compiuti torna sul tetto del mondo, spazza via altri record come briciole rimaste sulla tavola dopo un sontuoso banchetto. Roger Federer alza la coppa di Wimbledon per la settima volta in carriera, si rimette la corona di Re e prende il posto di Pete Sampras per il record di settimane in testa alla classifica.

Ancora una volta è lui il protagonista di questa magica pagina della storia del tennis. É vero, la finale è stata a tratti  scintillante e ricca di qualità ma ad onor del vero forse meno entusiasmante di altre. Poco importa. Per chi tifa Federer la giornata di oggi non verrà di certo dimenticata e, un consiglio per coloro che accidentalmente si sono persi queste tre ore passate di gioco, fate in modo di rivederle, ne vale davvero la pena.

Perchè con la classe e l'umiltà di sempre Roger ha cancellato tutte le critiche che lo volevano ormai "finito", "in fase calante". Alla faccia dell'ultra trentenne. Quando si parla di talento...
PatrickD | 10 lug 2012 20:06