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Conte e Islanda: siete due fenomeni!

Il coach dell'Italia e la squadra del "basilese" Bjarnason protagonisti nell'ultima giornata degli ottavi di finale

Oggi non posso non dedicare il mio Eurodiario a quelli che sono attualmente i due fenomeni della competizione francese. Non si tratta di giocatori, ma di un tecnico e di una squadra: sono il coach dell'Italia Antonio Conte e la fiabesca Islanda del "basilese" Bjarnason.

Cominciando in rigoroso ordine cronologico, vorrei manifestare la mia ammirazione per il lavoro svolto a tempo di record dal conducator azzurro. Ribadisco ciò che già scrissi sulle pagine di questo diario ossia che la qualità in rosa si annunciava davvero bassissima e se non erro mi sbilanciai con un "è l'Italia qualitativamente più debole di tutti i tempi", su per giù suonava cosi. Proprio per questo Conte è stato abilissimo: "catenaccio" intelligente contro Belgio e Svezia e gara propositiva contro la Spagna, una volta lasciate alle spalle quelle prime due gare da 6 punti.

L'armata Brancaleone (definizione bonaria) ha acquistato fiducia dopo i successi con belgi e scandinavi, quindi era giunto il momento di osare, anche perché se Antonio avesse lasciato giocare la Spagna - per poi pungere di rimessa - avrebbe consegnato la su truppa all'avversario, abbandonandola di conseguenza alla disfatta.

Eppoi il suo coaching è uno spettacolo: i 3 bastardi della difesa - per citare i media transalpini - sono ormai i suoi figli acquisiti dopo gli altrettanti scudetti vinti con la mia Juventus, ma da bordo campo il tecnico dell'Italia tira le fila anche di Pellé ed Eder, quest'ultimo protagonista di autentiche "sgroppatone" da libro Cuore. Il lavoro dell'oriundo è oro per questa nazionale e l'ormai allenatore del Chelsea lo ha convocato non per fare l'originale, ma per la funzionalità al suo gioco.

Un po' papà burbero e pure... sergente Hartman alla Kubrick, l'ex Juventus è soprattutto un allenatore con la a maiuscola. Questa infatti è l'Italia di Conte. Lui merita la copertina e ora l'Europeo gli regala quell'incrocio con la Germania che storicamente è favorevole alla nazionale italiana.

Capitolo Islanda: sarà come la Danimarca del 1992 e la Grecia del 2004? Difficile, ma quanto fatto fino ad oggi è già il racconto di una fiaba. Che narra di una nazionale meritevole di stare con giganti come la Germania ai quarti di finale di un Europeo che la voleva timida commensale. Ma quando mai! Col suo calcio costruttivo invece che sparagnino, la banda Lagerbäck ha preceduto il Portogallo nel girone ed eliminato l'Inghilterra.

Non è un caso, ma il premio ai coraggiosi schemi islandesi e al carattere di questi simpatici nordici: subito in svantaggio contro la nazionale dei tre leoni, la squadra di Bjarnason (che metaforicamenre porta avanti nella competizione un po' di Svizzera) ha ribaltato avversario e risultato è avrebbe potuto confezionare pure il 3. gol.

In questo senso anche l'Ungheria ha praticato un calcio generoso e il 4-0 col Belgio la castiga esageratamente. L'insegnamento di queste due nazionali ad altre squadre di Euro 2016 come la Slovacchia è che piazzare idealmente un... bus appena oltre la propria area di rigore è già una significativa premessa per una sconfitta senza orgoglio. 

Chi in Francia ha invece voluto giocarsela senza erigere palizzate (l'Islanda) ora ha già scritto il proprio nome nella storia degli Europei. 

CaSco | 28 giu 2016 01:10

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