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La fiaba dell'offensivista... difensivista

C'era una volta Antonio Conte, il visionario del 4-2-4 che all'Europeo vinse col catenaccio moderno

C'era una volta... Oggi l'Eurodiario comincia così, come le fiabe. Qui non si narra di piante di fagioli che giungono fino in cielo e neanche di malvage streghe boschive che finiscono nel forno, ma di Antonio Conte, allenatore un po' burbero, però molto meno degli orchi della letteratura infantile.

Richiamare il mondo delle fiabe potrebbe sconfinare nell'iperbole, ma è un esercizio che calza a pennello per raccontare lo strano cammino di un tecnico che si illustrò come un visionario e ora consuma la sua rivalsa sugli euroscettici grazie a un catenaccio 2.0, moderno ma pur sempre calcio più da trincea che d'assalto, più di lotta insomma che di governo.

Chi è più debole si difende, l'attacco è una prerogativa dei forti. Anche se la primissima Italia made in Conte era molto più baldanzosa di quella odierna, quasi una lontanissima parente. L'amichevole con l'Olanda e l'esordio norvegese nel percorso di qualificazione misero infatti in mostra un calcio d'avanguardia, fatto di esterni che asfaltavano e di tanta compattezza. Ma fu un fuoco di paglia: il campionato italiano - da ormai troppo tempo - non sa proporre prodotti locali davvero prelibati e così anche un Pellé d'esportazione assomiglia a grasso che cola.

L'esterofilìa della Serie A della vicina repubblica ha impoverito quella nazionale che il "cocco" di Tavecchio ha così dovuto rivedere e ripassare su dettami antichi, quelli che fanno inorridire i puristi della pelota. Così, però, l'Italia meno seducente della sua lunga storia ha sfatato il tabù della seconda partita del girone e spezzato un digiuno che durava da 16 anni! Come contro il Belgio, neanche in occasione dell'incrocio con la Svezia di Ibra lo spettacolo è stato invitato al tavolo degli azzurri, ma il banchetto pane e salame ha ugualmente avuto successo. Considerato che non ci sono più i Baggio, i Del Piero e compagnia e senza tralasciare che la predilezione per la tattica difensiva è nel DNA della nazionale italiana, anche quella di Conte non può che giocare così. Proprio lui, che ottenne la promozione in A col Siena grazie a un 4-2-4 da luna park. 

Comunque era già accaduto in passato che il Conte visionario indossase il saio dell'umiltà calcistica, da leggersi come il ricorso alla prudenza. Proprio dopo la felice avventura senese,  lasciate le contrade del Palio per la città della Mole Antonellliana, Antonio capì che una Juventus affamata del successo perduto non poteva supportare tanto offensivismo. Tirò giù dalla soffitta un più vetusto 3-5-2 e collezionò tre scudetti consecutivi, l'ultimo dei quali con tanto di record da 102 punti. Il modulo tattico, si sa, è come un abito: non sempre quello con le paillettes è anche il più adatto.

L'Italia di Euro 2016 è insomma figlia dell'intelligenza di un tecnico che ancora una volta ha saputo riconsiderare alcune sue visioni calcistiche. La sua verve polemica, invece, non la smarrisce e non la mette in discussione proprio mai. A Siena - nell'unico momento di difficoltà - sbottò contro i tifosi più severi spiegandogli alla... Conte che poi non li avrebbe fatti salire su quel BIP! di carro (ossia quello del vincitore). Nella sua avventura juventina fece le fortune di Maurizio Crozza con uno sfogo agghiacciante ma con la "d" e non risparmiò neanche i suoi parsimoniosi dirigenti tirando in ballo la metafora del ristorante troppo costoso per chi aveva solo 10 euro nel portafoglio.Al cronista Rai che ieri nel dopopartita gli chiedeva di quel primo tempo regalato dagli azzurri alla Svezia, il focoso Mister - pur con un aplomb strano per lui - ha sottolineato invece la prematura e inaspettata qualificazione agli ottavi di finale colta da una nazionale attorniata dallo scetticismo. Togliendosi così i primi sassolini francesi: da moderno Pollicino, sennò che fiaba sarebbe?

CaSco | 18 giu 2016 03:00

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