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L'Italia "brasileira" e l'ombrello di Paul

LA SCIMITARRA di Antonini

L’Italia è la seconda squadra qualificata per gli ottavi di finale. Evviva l’Italia. Tanto cuore, tanta grinta, un gruppo solido e un tecnico che sa il fatto suo. Paradosso dei paradossi: per passare il turno ha dovuto affidarsi ad un attaccante brasiliano, tale Eder Citadin Martins, detto Eder, nato a Lauro Muller nel Sud del Brasile, dal 2010 cittadino italiano grazie ad un bisnonno nato nei pressi di Venezia. Curiosità: l’origine del suo nome è un tributo al grande Eder, attaccante del Brasile del 1982, una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Ammettiamolo: sinora è stato un Europeo piuttosto deludente. Le nazionali che vanno per la maggiore non hanno convinto, i grandi nomi si sono defilati e tranne Bale, non hanno ancora messo il loro sigillo sulla rassegna. La tattica ha prevalso, ma questa non è una novità. Chi non ha qualità e poche risorse tecniche costruisce trincee e si affida ai contropiedi. Chi potrebbe dare spettacolo, invece, gioca senza coraggio e preferisce accontentarsi. I motori non sono ancora caldi, è vero. Ma chi vorrà arrivare in fondo dovrà cambiare marcia.

Paul Pogba non ne combina una giusta. Dopo la pessima prestazione contro la Romania, l’uomo da 120 milioni di euro, ha fatto il gesto dell’ombrello ai giornalisti francesi subito dopo il gol di Payet contro l’Albania. Un gesto che si commenta da sé e che è stato stigmatizzato anche dal ministro del governo Hollande. Ridicola la reazione del suo procuratore Raiola: “Stava facendo la solita danza per festeggiare”. Quella della pioggia, caro Mino, con tanto di ombrello protettivo.

Redazione | 17 giu 2016 17:09

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