Accedi
Commenti

Sadiku e Gashi: a scuola da Tex Willer!

Seconda puntata del diario europeo: dai pistoleri maldestri al mitico Andone, passando per Payet

Con la beffarda conclusione di testa che castiga Hart si chiude la prima due giorni dell'europeo in salsa francese. Una manifestazione che in campo già diverte e appassiona (anche se non troppo) ma che all'esterno è già marcata dalla violenza. Facendo zapping ho colto un'interessante considerazione che recitava più o meno: "Tanto timore per l'Isis e invece a sporcare di sangue l'Europeo sono esagitati russi e inglesi". Insomma, come dire che i primi pericoli giungono dal nemico allevato a domicilio.

Ma voglio che almeno in questo mio Eurodiario perdano i cattivi e così spazio soprattutto ad alcune luci che la rassegna ci ha già regalato. Il primo bagliore ha un nome e un cognome: Dimitri Payet, che ha salvato una Francia bruttina con un numero da prestigiatore. Che la Francia fosse quasi esclusivamente un'orchestra di solisti lo si era già capito nei primi 88', ma a 60 secondi dal 90' lui ha voluto ribadircelo. Deludente il gioco della banda Deschamps, sorretta proprio dalle prodezze di Payet e dall'inesauribile lavoro di Kanté, una "lavatrice" che recupera palloni, li ripulisce e li ridistribuisce con puntualità e saggezza. Ancora a proposito del martellante (gioca nel West Ham) transalpino che ha illuminato l'esordio del carrozzone europeo, già nel dopopartita si analizzavano le sue quotazioni di mercato. Il recente caso James Rodriguez e quello dei turchi del Mondiale 2002, però, insegnano che non è tutto oro quello che luccica nelle estati pari... 

Chi non può trarre in inganno è Andone: l'attaccante "sportellatore" della dignitosissima Romania sconfitta. Proprio per questo, assieme al compagno di sventura Popa, l'altra sera è stato tartassato dalla Gialappa's e assurto a mio "idolo".

Ma qui da noi "the match" era giustamente lo strano derby svizzero-albanese, quello che ha diviso a metà il cuore di mamma Xhaka, come testimonia la bandiera metà rossocrociata e metà rossa con aquila annessa che sfoggiava sulla propria tshirt in tribuna. Taulant contro Granit, come pure Petkovic contro Berisha e Cana (suoi allievi a Formello ai tempi della Lazio) e tanto altro: tutto è però durato solo 5', il tempo occorso a Schär per scrivere con molto anticipo quello che sarebbe stato anche il risultato finale. Dopo il gol prematuro, un rosso a Cana e sprechi un po' per tutti. A proposito: pesantissimi quelli di Sadiku e Gashi. Per loro la Svizzera significa carriera, quella spesa con tante casacche tra le quali quelle ticinesi di Locarno, Lugano e Bellinzona. Sarà insomma stato un eccesso di "riconoscenza"? Ancora in ambito di battute, urgono lezioni da Tex Willer, il provetto ranger della Pinkerton che da decenni cavalca sulla matita e la china del fumetto italiano. Seriamente, invece, va comunque sottolineata la prestazione di Sommer, che come dichiarato ha... cucinato l'Albania a puntino. Da appassionato di cucina e foodblogger non poteva fare altrimenti!

In generale, su 4 partite 3 successi risicati e un pari maturato al 92': è già l'Europeo dell'equilibrio. Ma anche dei portieri che non sono a proprio agio sulle uscite, dei legni (Griezmann, Dzemaili e Rooney) e di quelli che... chi sbaglia paga. Romania, Slovacchia e Albania, infatti, sanno bene quanto costi l'imperizia sotto porta.

A proposito di spettacolo,  beh, avrebbe potuto andare molto meglio, ma le prime gare sono ostiche, in un torneo simile i punti valgono subito parecchio e il gioco non è la preoccupazione preponderante. Parafrasando una battuta di Nicola Rizzoli da Bologna - che ha arbitrato uno scialbo Inghilterra-Russia - si potrebbe proprio chiedersi "Che gusto c'è a fare l'arbitro". Vale anche per lo spettatore in questo caso...

CaSco | 12 giu 2016 07:00

Articoli suggeriti
Comincia oggi anche il mio personalissimo Europeo, un viaggio da raccontare in un diario da condividere con voi...
Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'