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Il calore umano di Rio

"Un'esperienza pazzesca", ecco il racconto di Claudia, una ticinese volontaria alle Olimpiadi brasiliane

Claudia Coda è una ragazza di 21 anni che vive nel Mendrisiotto, con una numerosa e bellissima famiglia, e una mamma di origini brasiliane. Alle Olimpiadi, forse, Claudia ci sarebbe arrivata grazie al suo talento come nuotatrice. Il destino tuttavia le ha messo di fronte prove decisamente più ardue di una gara in piscina e i vari interventi chirurgici alla schiena, che l'hanno tenuta lontana persino da scuola per tre anni, non le hanno permesso di coltivare il suo sogno. A settembre comincerà la quarta liceo a Savosa ma la sua passione per l'acqua non l'ha di certo abbandonata: insegnerà ai bambini dell'A-Club Swimming Team, sempre a Savosa.

A Rio 2016 però, Claudia ci è andata lo stesso, come volontaria, ed ha condiviso con noi questa sua meravigliosa esperienza.

"L’idea è nata due anni fa, una mia amica aveva trovato l’iscrizione su Internet ma siccome non parlava portoghese aveva chiesto a me. Ho parlato con mia mamma e siccome il Brasile è praticamente come casa mia, mi sono iscritta."

Com'è stato l'iter per essere scelte?

"Dal momento in cui ci siamo iscritte abbiamo dovuto aspettare circa un anno di iscrizioni da tutto il mondo e poi ci è arrivata una mail che diceva che eravamo state selezionate. Sono seguite interviste online e videochiamate in cui ci veniva chiesto quante lingue conosciamo, cosa facciamo nella vita e cosa ci aspettiavamo dalle Olimpiadi. Poi ci sono state altre interviste online, hanno testato il mio livello di portoghese, ci hanno dato delle situazioni che potevano capitare per vedere la nostra reazione. In seguito ci sono arrivati dei corsi da fare sempre online, di lingua (che andavano da 1 a 12 mesi a seconda del proprio livello), di regole sulle Olimpiadi, dalla A alla Z. Ed infine, dopo un altro periodo di attesa, ci hanno scelte. Io tornerò il 20 settembre in Svizzera perché mi fermo anche per le Paraolimpiadi."

E poi siete partite...

"Io e la mia amica siamo partite insieme, lei a iniziato a metà luglio perché lavora più a contatto con gli atleti e la sua presenza era quindi richiesta prima, mentre io lavoro più a livello comunicativo nel Parco Olimpico e ho cominciato a fine luglio."

Com'è il mondo dei volontari alle Olimpiadi?

"C’è gente da tutto il mondo, dall'Asia al Sud America, dall'Africa agli Stati Uniti, tutti con buone basi linguistiche. C'è anche una comunità di omosessuali volontari. Partiamo dai 18 anni fino a oltre i 70, siamo di tutti i colori, razze ed età. 
Ci sono due tipi di volontari, quelli come noi che lo fanno, senza essere pagati, solo per l’esperienza e poi altri che sono 2 anni che si preparano apposta per queste 3 settimane e loro vengono remunerati. Abbiamo le uniformi e regole per come vestirci, dalle scarpe alle calze, il cappellino la borsa la giacca e la maglietta perché attraverso questo abbigliamento rappresentiamo le Olimpiadi. Per la sicurezza siamo a livello di aeroporto, abbiamo delle credenziali per entrare nel Parco e se magari un giorno non lavoriamo non possiamo entrare."

Raccontaci del tuo lavoro...

"Ci sono due tipi di orario: dalle 6 alle 15 e dalle 15 alle 24. Nel mio gruppo (siamo 40) sono l’unica straniera, sono tutti brasiliani, e ci occupiamo di comunicazione nel Parco, riceviamo tutte le comunicazioni interne, dalla manutenzione alla parte medica, dalle infrastrutture alle entrate, quindi non solo degli aspetti sportivi. Dobbiamo far sì che le varie aree del Parco possano interagire tra loro.
Sto vivendo tutti gli aspetti tecnici di back-office oltre a tutti quelli sportivi da spettatrice. So tutto ciò che succede dietro le quinte."

Quando hai realizzato davvero la portata di questa esperienza?

"I primi giorni mi sono davvero goduta la città, poi dal 29 luglio, quando ho cominciato a lavorare, mi sono davvero resa conto di cosa significasse essere qui. Penso in particolare a quando sono andata alle prove della cerimonia di apertura. Sapevo che il lavoro fosse tanto, ma non credevo a questi livelli. Siamo 50-70 mila volontari. Il cibo è pagato in base agli orari di lavoro, quando siamo al Parco abbiamo tutto compreso, e ci hanno anche dato dei biglietti per vedere alcune gare. Ma non c’è prezzo per quello che abbiamo la possibilità di vivere qui."

Qual è la cosa che più ti ha sorpreso?

"Il calore umano, mi sorprende sempre di più, contagia anche le persone che vengono dai paesi più freddi, è incredibile. Ci sono state tantissime lamentele attorno a queste olimpiadi ma i volontari stanno lavorando talmente tanto per far sì che tutto funzioni che già questo è in sé il successo più grande.
Sono talmente felice di essere qui e dell’esperienza che sto vivendo che non trovo niente di negativo, è qualcosa di pazzesco. Ho un sorriso tutti i giorni stampato sulla faccia anche se mi sveglio alle 4 ogni mattina e trovo sempre una scusa per stare fino a tardi talmente mi piace."

Oltre al lavoro riesci a vivere il lato sportivo di queste Olimpiadi?

"Sto cercando di vedere tutti gli sport, mi manca una sola arena da visitare, quella della ginnastica che è la più cara, e poi le ho viste tutte. Non avrei mai pensato che il tifo per il tennis sarebbe stato così tanto. Lavoro di fianco all’arena tennistica e c’è un tifo pazzesco. Il tifo brasiliano è davvero favoloso. Inoltre sono andata all’apertura di casa Svizzera, è qui vicino, si mangia bene e ci sono i maxischermi e posso vedermi tanti eventi."

Ti sei imbattuta in qualche personaggio famoso?

"Tutti i giorni vedo Guga Kuerten, passa sempre davanti al mio ufficio ma non sono ancora riuscita a fare una foto con lui! Ho visto Nadal, Dustin Brown.. Ci sono tantissime celebrità sudamericane e per esempio l'altro giorno c'era un attore famossissimo che è andato a vedere il nuoto. Si ha l’occasione di vedere veramente tantissime personalità sia legate allo sport che non."

E cosa ne sarà di tutto questo bellissimo mondo una volta terminati i Giochi?

"Il villaggio olimpico diventerà un condominio, mentre nel Parco tante arene, che sono definitive, resteranno e diventeranno un centro sportivo. Altre invece verranno smontate e sorgeranno delle scuole, inoltre ho sentito dire che vorranno ricostruire il circuito di Formula Uno che si situava proprio dove ora ci sono alcune arene."

Ringraziamo Claudia che ci ha mostrato un altro aspetto delle Olimpiadi di Rio 2016 e le auguriamo buon proseguimento per questa avventura brasiliana!

Sere

 

Sere | 15 ago 2016 13:44

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