Il disastro delle stazioni invernali ticinesi
25.09.08 12:10
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Presentata stamane a Bellinzona la radiografia impietosa della Grischconsulta
Un vero e proprio disastro bianco: nessuna delle stazioni invernali ticinesi è redditizia. E non c'è nemmeno un effetto moltiplicatore. Insomma: sarebbe meglio chiuderle. Ecco i passi salienti del drammatica fotografia sulle stazioni invernali ticinesi scattati dagli esperti della Grischconsulta AG e presentati stamattina a Bellinzona.
Airolo
: “I ricavi complessivi della stazione sciistica di Airolo presentano notevoli fluttuazioni. Il ricavo da trasporti per ogni primo passaggio nel 2007-2008 è sceso di circa il 17% rispetto al 2003-2004. Ed è pari a franchi 16.30. A partire dal 2003-2004 il ricavo da ristorazione per ogni primo passaggio ristagna ed è pari a circa franchi 10. A confronto, nel 2006-2007, gli impianti di risalta di Splügen, con lo stesso numero di impianti ed una struttura simile, ottenevano un ricavo di franchi 21.80 ad ogni passaggio (+34%). Da un esame oggettivo risulta che ad Airolo tutti gli indici sono ben lontani dal minimo richiesto”.
Bosco Gurin
: "La contemporanea gestione degli impianti si risalita e delle aziende Albergo Walser e Ostello rende piuttosto difficile una chiara valutazione della stazione invernale alpina e la comparazione dei dati. Il ricavo del primo passaggio varia tra franchi 12 e 17 ad un livello pericolosamente basso con tendenza in calo. Nel 2006-2007 la Centro Turistico Grossalp ha versato oltre 300 mila franchi di affitto per l’Albergo Walser e l’Ostello. Questi importi di locazione sono basati sui costi finanziari (interessi, ecc.) dei due edifici e sono simili tutti gli anni. Quindi il 25% e rispettivamente il 68% dei ricavi lordi delle aziende ed il 13% dei ricavi complessivi del centro turistico Grossalp deve essere destinato a coprire le spese di locazione da versare alla Giovani Bosco SA. Si tratta di un importo straordinariamente elevato e al di là di quelli normalmente in uso nel settore”.
Carì
: “Il ricavo da trasporti per ogni primo passaggio si è dimezzato dal 2003-2004. I costi del personale hanno superato i 2/3 dei ricavi complessivi, mentre i costi della merce raggiungevano quasi la metà dei ricavi della ristorazione. Si tratta di costi straordinariamente alti. Gli investimenti nella Carì 2000 sono di gran lunga sproporzionati e l’azienda è lontanissima dall’essere redditizia”.
Confronti e bench-mark
: “Nel 2006-2007 i 30 impianti ticinesi hanno permesso di realizzare ricavi da trasporto di poco superiori ai 3 milioni di franchi. A Splügen con 6 impianti i ricavi realizzati ammontano a 2,4 milioni di franchi, mentre quelli di Lenk (Oberland Bernese) con 14 impianti ammontano a 10,8 milioni”.
Capacità di autofinanziamento
: “Considerando la capacità di autofinanziare il rinnovo degli impianti nessuna delle stazioni invernali alpine del Ticino raggiunge un valore superiore al 25% contro un valore teorico necessario di almeno il 100%”.
Creazione di valore e posti di lavoro
: “Le stazioni invernali alpine non hanno un grande impatto sull’economia del turismo ticinese, mentre le stazioni estive con le vette panoramiche e le relative infrastrutture rappresentano una parte importante dell’offerta turistica. Nell’esercizio 2006-2007 le otto stazioni sciistiche del Ticino hanno realizzato ricavi complessivi per circa 7 milioni di franchi portando ad una perdita effettiva di 7 milioni di franchi! In media sono stati realizzati investimenti pari a 7,5 milioni di franchi all’’anno, il 63% dei quali sovvenzionati dal Cantone, dalla Confederazione o finanziati con garanzie dello Stato. E’ perciò sbagliato parlare di un effetto moltiplicatore positivo delle stazioni sciistiche sull’intera economia. Infatti, la creazione di un valore di 5 milioni di franchi in tutto il Ticino comporta perdite per 7 milioni di franchi. Le aziende producono una perdita imprenditoriale di 100 mila franchi per ogni posto di lavoro e anno! E’ questo il prezzo dei 64 posti di lavoro creati direttamente nelle imprese e dei 27 posti di lavoro creati presso i sub-fornitori. Semplificando, ciò significa che se lo Stato e i privati versassero gli stipendi e gli oneri sociali direttamente ai lavoratori dei complessivi 91 posti di lavoro, questo costerebbe molto meno rispetto alla gestione delle stazioni sciistiche”.
Strategia fin qui adottata
: “La strategia selettiva è in linea di principio corretta, ma non è stata applicata. La distribuzione diffusa dell’aiuto statale non corrisponde all’intenzione formulata. Le decisioni e la loro attuazione non seguono criteri valutabili con chiarezza. Si ha invece l’impressione che i contributi siano stati erogati soprattutto in seguito alle pressioni dei rappresentanti di interessi. Le stazioni invernali hanno scarsa importanza per l’industria del turismo ticinese”.
Ticino Card
: “E’ usata all’85% per le sole stazioni invernali. Essa è riuscita a raddoppiare il giro d’affari negli ultimi 10 anni. Questo sviluppo è stato forzato con sconti sui prezzi (1999: franchi 1200, 2008: franchi 680 per una carta famiglia). Gli sconti non sono ragionevoli in quanto nello stesso periodo i consti di gestione delle stazioni sciistiche nelle alpi sono saliti di più del 25%. La Ticino card permette alla popolazione residente un accesso a troppo buon prezzo alle stazioni invernali ticinesi”.
Sicurezza
: “La catastrofica situazione finanziaria delle stazioni sciistiche rappresenta anche un crescente rischio per la sicurezza. In una situazione del genere gli urgenti lavori dei manutenzione e di revisione degli impianti di risalita vengono effettuate solo all’ultimo momento, mentre per tutte le stazioni sciistiche (28 impianti, senza Cardada) esistono solo due specialisti riconosciuti nel settore degli impianti di risalita”.
Effetti sulla regione della chiusura di stazioni
: “Ad Airolo la chiusura avrebbe uno scarso effetto sulle aziende di ristorazione alberghiere del paese. In caso di chiusura della stazione sciistica la regione perderebbe circa 2 posti di lavoro. A Bosco Gurin la chiusura della stazione alpina condurrà inevitabilmente ad un deprezzamento delle residenze di vacanza. Con la chiusura delle stazioni e, se fosse indispensabile, dell’Albergo Walser e dell’Ostello, a Bosco Gurin verrebbero cancellati 24,5 posti di lavoro nella regione. A Carì la chiusura della stazione sciistica condurrà ad un deprezzamento delle case di vacanza. La chiusura comporterebbe nella regione una perdita di 15,5 posti di lavoro. Le aziende di ristorazione e alberghiere sarebbero colpite da un calo degli affari più o meno consistente”.