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Gionata Pieracci - Un Cher per Rorè sta per terminare il suo compito

Prima di ufficializzare il proprio scioglimento, al movimento Un Cher per Rorè spetta un ultimo compito: la raccolta di 200 firme per esercitare il diritto di referendum sulla vendita dei terreni alla Alfred Müller AG. Nato come movimento culturale apartitico, in questi intensi undici mesi di esistenza ha svolto il ruolo di controparte al di fuori di un Consiglio comunale e di un Municipio ben poco rappresentativi del popolo roveredano.

In pratica i dibattiti, i confronti civili e le discussioni che in una politica sana dovrebbero avvenire all’interno del legislativo e dell’esecutivo, a Roveredo sono stati condotti dal Movimento, impiegando energie e denaro donato da una consistente fetta della popolazione, assistendo così ad una sorta di riconoscimento politico informale. Dopo la consegna di una petizione firmata da oltre 500 cittadini (18 settembre 2017), la negazione di un dibattito pubblico sulla questione “ricucitura” da parte del Comune, la disinformazione, le intimidazioni e le azioni demagogiche antidemocratiche hanno spinto il

Movimento verso il suo secondo obiettivo: analizzare l’intera questione “ricucitura” da un punto di vista scientifico e informare il maggior numero di cittadini. Dopo cinque mesi di lavoro, a marzo 2018 è stato spedito a tutti i fuochi l’opuscolo informativo di 16 pagine che mette sotto la lente della sostenibilità economica, sociale e ambientale il progetto Müller, il quale non riesce a superare l’esame sotto nessuno dei tre criteri. A questo proposito, a livello economico siamo stati fin troppo generosi nei nostri calcoli: dalle ultime cifre ufficializzate dal Comune, il ricavo utile netto della vendita dei terreni scende all’incredibile cifra di 78 fr/m2 (!).

Grazie al sostegno economico di privati l’opuscolo è stato stampato a colori e spedito a tutti i fuochi del borgo. E tutto ciò senza che il Comune sia mai stato in grado di rispondere a nessun nodo critico sollevato, solamente silenzio e arroccamento, avvalendosi in modo improprio di quanto scritto nel Memorandum d’Intesa. Perciò ecco innestarsi il terzo e ultimo obiettivo: riavviare l’iter democratico sull’intera questione della "ricucitura": il popolo non è mai stato interpellato direttamente sul destino dei suoi terreni pubblici, è stata servita sul piatto con scorrette propagande e con tempistiche studiate a tavolino un unico e megalomane progetto di nuovo centro, che non risponde assolutamente ad una reale necessità della comunità e in generale dell’attuale mercato immobiliare, ma che anzi trasformerebbe Roveredo in un dormitorio fantasma, sfregiandone il centro invece di cogliere l’occasione di conferire al suo vecchio centro esistente servizi di qualità atti a valorizzarlo veramente.

Il nostro intento, visto l’imminente rinnovo dei poteri in autunno, è quindi riportare una politica sana, variegata e rappresentativa, dove i partiti politici (liberali, socialisti, UDC e pipidini) ritornino a dialogare e a confrontarsi, evitando anche i trasformismi e le derive dittatoriali a cui abbiamo assistito specialmente in questo ultimo anno. L’esito referendario e il rinnovo dei poteri sono infatti intimamente collegati e i partiti politici dovrebbero averlo ormai capito. Al momento del voto il movimento Un Cher per Rorè, come giusto che sia, terminerà perciò la sua funzione, qualsiasi sarà l’esito popolare.

È stato un anno intenso, duro, a tratti logorante, ma la democrazia non è automatica perché scritta su un foglio di carta, la democrazia va salvaguardata dagli interessi personali, rimessa in discussione, conservata come un alto valore umano. Chiedere un dialogo, informare la popolazione, riportare la democrazia in uno stato più sano, questi i tre obiettivi di Un Cher per Rorè, che invita nuovamente a pensare alle generazione del futuro che vivranno su questo territorio e ne animeranno il tessuto sociale.

Grazie a tutti coloro che credono in valori più elevati del mero business, a chi vede la possibilità, a chi sogna un futuro più a misura d’uomo per Roveredo, dove spazi pubblici nonché edifici per servizi di qualità, la pedonalizzazione di Piazèta e del ponte sulla Moesa, l’attenzione all’economia locale, facciano onore al capoluogo del Moesano, alle sue peculiarità e alla sua innata vivacità umana.

Gionata Pieracci

Redazione | 12 lug 2018 18:17

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