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Piero Marchesi - Un Governo con la memoria corta?

Il Dipartimento Affari esteri della Confederazione ha messo in consultazione la concessione di un nuovo contributo di coesione all’UE di ben 1,3 miliardi di franchi. Alcuni Governi cantonali non approvano questo versamento mentre altri hanno chiesto di vincolarlo a delle contropartite. Una su tutte il riconoscimento illimitato d’equivalenza della Borsa svizzera. Altri punti critici possono essere citati, penso in particolare alla mancanza di libero accesso dei nostri Istituti finanziari al mercato estero e alle varie problematiche che le nostre aziende energetiche lamentano sul mercato elettrico europeo. Per non parlare degli accordi puntuali con alcune Nazioni, tanto per fare un esempio, l’accordo fiscale sui frontalieri con la vicina Italia.

Il nostro Consiglio di Stato ha risposto alla consultazione con le seguenti parole: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto - direttamente o indirettamente - sull'economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all'interno dell'Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali.”

E pensare che il primo credito messo in votazione popolare non più tardi di 10 anni fa, nel 2006, era stato sonoramente bocciato dal 62,9% della popolazione ticinese. Con queste premesse, a mio avviso, il nostro Governo poteva percorrere due strade; o rispondere con un sacrosanto e legittimo No, o, quanto meno, vincolare il suo sostegno alla risoluzione delle varie posizioni aperte con l’UE.

Invece no, il Canton Ticino è stato estremamente zelante, oserei dire zerbinesco. L’UDC Ticino, che a livello svizzero chiede una votazione popolare su questo importante importo, non può accettare senza batter ciglio che il Governo cantonale relativizzi gli interessi del Ticino e del nostro Paese per chissà quali recondite ragioni o scrupoli frutto del politicamente corretto. Il nostro gruppo in Parlamento ha dunque già depositato un’interrogazione per chiedere al Consiglio di Stato delucidazioni e, evidentemente, non ci accontenteremo di una semplice e banale risposta politica.

Non siamo intenzionati ad accettare questa arrendevolezza e siamo pronti a nuove azioni per tutelare gli interessi dei ticinesi. Un’iniziativa cantonale per correggere l’Esecutivo è già bell’e pronta!

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Redazione | 12 lug 2018 13:10

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