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Diego Baratti - Prima i nostri, esiste ancora la democrazia?

Joseph Schumpeter definì la democrazia come “lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare”, o per dirlo in parole povere, dove tutto il potere è in mano al popolo. Pochi però sanno che la vera democrazia non esiste. Si possono infatti trovare degli ostacoli al raggiungimento della cosiddetta democrazia perfetta, di cui negli ultimi anni abbiamo avuto sempre più chiari esempi.

La costituzione Svizzera mette a disposizione del popolo forti strumenti di partecipazione democratica, che in altri stati non esistono o sono poco utilizzati, ossia il referendum e l’iniziativa. Questi strumenti rendono il nostro stato tra i più liberi e democratici al mondo, in quanto i cittadini hanno la possibilità di partecipare in modo attivo in una democrazia di tipo indiretto, ossia dove non è il popolo che governa direttamente ma esistono dei rappresentanti che fanno (o dovrebbero fare) da intermediari. Ed è proprio qui che però sta il problema. Nel settembre 2016 il popolo ticinese, sulla falsa riga della votazione sul 9 febbraio, ha approvato l’iniziativa “Prima i nostri” esprimendo così il suo volere di una preferenza indigena verso la classe politica. Essendo la Svizzera (e dunque pure il Ticino) una democrazia, il popolo è teoricamente il sovrano, e di conseguenza tutto ciò che la maggioranza esprime, dovrebbe essere elaborato e applicato dai rappresentanti del popolo in governo e in parlamento idealmente nella stessa maniera a quanto voluto e espresso dal popolo. Spesso però ci siamo confrontati con degli escamotage per evitare quello che era il volere del popolo. Un altro esempio lampante tra tutti quello dell’applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio.

Questo si può ricondurre in quello che Roberto Bobbio nel suo libro “Il futuro della democrazia” chiama le promesse non mantenute della democrazia, tra le quali troviamo anche la rivincita della rappresentanza degli interessi. In una democrazia ideale il deputato non dovrebbe rappresentare gli interessi di chi lo ha votato (o peggio di chi lo ha sostenuto finanziariamente) ma della maggioranza della nazione. Non ci dovrebbero essere vincoli al suo agire, ma in una democrazia reale il deputato segue però la rappresentanza degli interessi.

Ecco quindi cosa è successo negli scorsi giorni a Bellinzona! I nostri cari Granconsiglieri, invece di perseguire i chiari interessi del popolo, hanno preferito dar peso unicamente ai propri interessi personali, spinti da motivi economici e da amicizie con l’Unione Europea. I nostri politici hanno difeso de facto gli interessi dell’UE, un organo meno democratico della nostra nazione, senza applicare quanto voluto dal popolo e facendo così cadere il patto democratico. Ovvio, il mondo e la democrazia non è perfetta, avere un’uguaglianza a quanto voluto dal popolo può essere difficile, ma almeno ci cerca di avvicinarsi. Quello a cui invece abbiamo assistito a Bellinzona è stato un chiaro allontanamento, con una NON applicazione dell’iniziativa che non cambierà le cose nel nostro paese e che ci rende ancor più schiavi al dixit dell’UE.

A questo punto è giusto chiedersi: Ha ancora senso andare a votare, se tanto quello che dice il popolo non viene nemmeno preso in considerazione? Ha ancora senso parlare di democrazia? La democrazia esiste ancora? Quale avvenire ha la democrazia? Io personalmente voglio credere che esista ancora una risposta positiva a queste domande, anche perché di soluzioni migliori e attuabili alla nostra “finta” democrazia al momento non esistono.


Vicepresidente Giovani UDC Ticino
Responsabile Comunicazione Giovani UDC Svizzera
Consigliere Comunale Ponte Capriasca

Redazione | 26 feb 2018 08:30

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