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Lorenzo Quadri - I benefici dell’iniziativa No Billag

In queste settimane contro l’iniziativa No Billag se ne sono sentite di tutti i colori. Nemmeno per temi molto più importanti si è vista una simile agitazione. Che, però, contraddistingue un solo campo: quello dei contrari. I quali hanno tappezzato il Cantone di striscioni (regolarmente autorizzati?) hanno imbrattato la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi), hanno colonizzato le rubriche di opinioni e di “spazio aperto” dei giornali, hanno inviato volantini a tutti i fuochi (si vede che hanno soldi da spendere ). Costoro possono inoltre beneficiare del sostegno compatto – pochissime e note le eccezioni - della partitocrazia e della stampa.

Alla base dell’iniziativa No Billag sta un principio difficilmente contestabile: non si può obbligare ad acquistare dei prodotti mediatici chi non li vuole (o non li può) consumare. Il paragone con servizi essenziali al cittadino (quali ad esempio la scuola, la polizia, la sanità) non reggono: perché, appunto, la radioTV di Stato non è un servizio essenziale. Tanto più che, per essere informati, non c’è bisogno della SSR (e ancora meno ce n’è bisogno per farsi intrattenere). Con la rivoluzione digitale, le possibilità di accedere a prodotti mediatici – sia giornalistici che ricreativi - si sono moltiplicate quasi all’infinito.

La pretesa della SSR di essere l’unica fonte di informazione “di qualità” e “indipendente” è arrogante e falsa. Arrogante perché misconosce che il lavoro giornalistico fatto da altri (televisioni private, giornali, portali) può essere altrettanto “qualitativo” di quello della TV pubblica; se non di più. Falsa perché l’emittente di Stato, controllata dalla politica, non è né libera né indipendente. Infatti l’establishment se ne serve per influenzare (manipolare) l’opinione pubblica. E’ un suo strumento di conservazione del potere. E questo ne spiega la furiosa difesa a spada tratta. La stessa RSI, commettendo un pacchiano autogol, da mesi si è lanciata in una martellante operazione propagandistica contro l’iniziativa No Billag. Ha così confermato di non essere equidistante e quindi di non fare servizio pubblico. Il suo finanziamento tramite una (pesante) tassa non è dunque giustificato.

Oltre al martellamento ed ai toni esagitati, la campagna in vista del 4 marzo ha “regalato” plateali dimostrazioni di ipocrisia. Che dire infatti di quei politicanti, che dei valori svizzeri hanno sempre fatto strame ogni volta che hanno potuto (perché bisogna essere “aperti” ed “eurocompatibili”) che adesso si riempiono la bocca proprio con questi “valori svizzeri”? E di quelli che vorrebbero rifare le votazioni popolari di cui non gradiscono l’esito, e ora tentano di spacciarsi per paladini della democrazia (come se far votare i cittadini sul canone più caro d’Europa fosse un attentato alla democrazia e non un legittimo esercizio della medesima)?

Intanto, l’iniziativa No Billag ha già ottenuto alcuni risultati positivi concreti, nell’interesse di tutti i cittadini. 1) L’abbassamento del canone a 365 Fr all’anno annunciato per il 2019-2020 (e poi?): mai il Consiglio federale avrebbe compiuto un simile passo in mancanza un appuntamento con le urne.

2) Il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, i suoi limiti, i suoi contenuti, ed i mezzi a disposizione. Un dibattito che la SSR e la politica avrebbero dovuto aprire dal giugno del 2015, quando metà della popolazione elvetica respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (approvata per una manciata di schede e con il contributo determinante degli svizzeri all’estero, che il canone neppure lo pagano).

Invece nulla è successo. Anzi: politica ed emittente si sono ciecamente arroccate su uno statu quo ormai anacronistico. Grazie alla votazione sul No Billag oggi tutti ammettono che è necessario cambiare, riformare, ridimensionare. Ma cosa succederà dopo il 4 marzo, se l’iniziativa verrà respinta?

3) L’iniziativa No Billag ha aperto gli occhi ai cittadini sulla vera natura del canone: un enorme self-service a cui attingono le categorie più disparate (a cominciare dai sedicenti “creatori di cultura”). Il servizio pubblico radiotelevisivo è ormai una foglia di fico per coprire gli interessi di numerose saccocce private. Il “No critico” all’iniziativa No Billag è una presa in giro.

C’è un solo modo per costringere la politica e l’emittente a mantenere le promesse che abbiamo sentito a profusione nelle scorse settimane. Quel modo è impegnarsi affinché l’iniziativa No Billag raccolga, alle urne, il maggior numero possibile di consensi. In caso di secca bocciatura, l’attuale malandazzo andrà avanti all’infinito: la SSR e le maggioranze politiche non hanno alcuna volontà di cambiamento; e l’hanno ampiamente dimostrato. Non si capisce poi perché questa iniziativa susciti un tale terrore. Se il prodotto della SSR è così apprezzato dal pubblico come ci viene detto, ciò significa che la grande maggioranza dei cittadini si abbonerà volontariamente, nell’inverosimile ipotesi in cui il No Billag dovesse venire accettato.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

Redazione | 25 feb 2018 07:56

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