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Giancarlo Jorio - Bellinzona: acqua potabile, i nodi vengono al pettine

Il Consiglio comunale ha di recente approvato il regolamento dell’acqua potabile che prevede tariffe per assimilare i costi causati dal dispendio di 17,5 milioni di franchi per l’inutile acquedotto di valle Morobbia, che resta a secco per 90 giorni consecutivi in caso di siccità.

È noto che l’ex Municipio dell’ex comune di Giubiasco ha fatto approvare il credito per l’opera, la concessione dei diritti d’acqua, ha deciso di concedersi la licenza edilizia per il progetto, l’esecuzione dell’opera, e tutto ciò ben consapevole che le problematiche sarebbero state riversate sulla nuova Città. Sia ricordato che il Municipio della “vecchia Bellinzona”, formato in parte da municipali, ora in carica, fosse contrario all’opera per motivi forti, ragionevoli e condivisibili.

Parimenti informato, era anche il Gruppo operativo della commissione di studio “aggregazione del Bellinzonese”. Insomma, forzando il diritto, un progetto è stato avviato alla fase esecutiva dei lavori e ora cominciano a emergere i problemi, propinati in dosi omeopatiche, uno per volta.

Arduo sarà difendere le conseguenze dell’improvvido investimento: i costi di gestione, gli aspetti energetici direttamente connessi con le esigenze di esercizio dell’impianto idroelettrico Morobbia e i relativi deflussi minimi funzionali alla nuova concessione, il sussidio Swissgrid che così come previsto non è né erogabile, né ricevibile.

Il Consiglio comunale ha la facoltà di disquisire, in materia di acqua potabile, sui tutti i problemi di lana caprina che ritiene importanti, evitando quelli fondamentali. Sotto il mero profilo politico-istituzionale, un sistema che non offre adeguate garanzie tenuto conto delle conseguenze delle decisioni precedenti, è indice e sintomo di malessere generale.

Giancarlo Jorio, ingegnere, già municipale di Giubiasco e capo dicastero acqua potabile

Redazione | 7 feb 2018 18:10

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