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Marco Viglezio - La serie televisiva il Guardiacaccia

Mi ero riproposto di non intervenire in merito alla fiction televisiva "il Guardiacaccia". Ma dopo quanto scritto il 28 dicembre sul Corriere del Ticino da un cacciatore di Loco “contento che si sia parlato di noi senza troppi pregiudizi e che farsi conoscere e capire è sempre utile”, come responsabile della comunicazione della Federazione dei cacciatori ticinesi, mi sento in dovere di esprimere una certa perplessità e alcune precisazioni sul ruolo dei cacciatori e quello dei guardiacaccia, che sono ben diversi da quanto mostrato nel filmato. In Ticino, i circa duemila cacciatori partecipano in modo determinante alla gestione di specie problematiche come il cervo e il cinghiale, notoriamente fonte di danni alla vite, alle colture e alle foreste, danni che hanno già superato più di una volta la soglia annua del milione di franchi.

I cacciatori versano annualmente oltre un milione di franchi nelle casse dello Stato per le patenti, contribuendo a finanziare il servizio cantonale della caccia. Essi prestano pure il loro tempo per il recupero degli habitat per la selvaggina (anche a favore di specie non cacciabili) e collaborano, sempre gratuitamente, con i guardiacaccia per i conteggi primaverili di diverse specie selvatiche o fornendo preziosi dati per altre specie, ad esempio la beccaccia. La stragrande maggioranza di essi esercita l'attività venatoria nel rispetto delle leggi, non esitando ad autodenunciarsi in caso di errore, e contribuisce alla valorizzazione di una preziosa risorsa naturale qual è la carne di selvaggina.

Da parte loro, i guardiacaccia sono delle persone mosse da passione per la natura e la fauna selvatica, spesso con un passato di cacciatori attivi, il cui ruolo non si riduce a sorvegliare i cacciatori. Esso comprende il rilevamento di indicatori biologici, la raccolta di dati sul terreno (censimenti notturni o durante il periodo degli amori) per la pianificazione della caccia e per il monitoraggio degli effettivi di selvaggina, la verifica dello stato di salute della fauna selvatica e dei danni alle colture, gli abbattimenti di selvatici malati o fonte di danni, il controllo delle catture, nonché il rilevamento dei dati biometrici delle stesse.

Come sarebbe stato bello vedere una scena di cervi al bramito, con il guardiacaccia che li osserva con un pizzico di orgoglio, oppure un cacciatore che assieme al guardiacaccia censisce i cervi o i fagiani di monte in primavera. Questi e altri aspetti positivi dell’attività dei cacciatori e dei guardiacaccia sono stati semplicemente ignorati dalla trasmissione. Ma il fondo è stato toccato durante la quarta puntata: in venti minuti il regista è riuscito a condensare le peggiori nefandezze occorse in Ticino negli ultimi cinquant’anni, e sicuramente con modalità diverse da quelle mostrate nel filmato.

A questo punto sorge il legittimo dubbio che un fantomatico suggeritore di certi dettagli, da non confondere con il personaggio al quale la serie televisiva era ispirata, abbia deliberatamente voluto ignorare tutti gli aspetti positivi, beandosi a gettare fango su tutto e su tutti. Se il cacciatore di Loco è tuttora convinto che questo sia stato un modo utile per farci conoscere, credo proprio che si sbagli, perché il filmato, presentato dalla RSI come una “serie in cinque puntate dedicate alla caccia”, si è limitato a svilire il ruolo dei guardiacaccia e trattare i cacciatori in un modo che non si meritavano. E questo, è un vero peccato.

Marco Viglezio, responsabile comunicazione delle Federazione cacciatori ticinesi (FCTI)

Redazione | 29 dic 2017 15:40

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