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Kevin Sala - Aggregazioni a tutti costi, ma quali vantaggi?

Il numero di comuni, livello istituzionale più vicino e più sentito dal cittadino, è in Svizzera in continua diminuzione in seguito a una politica aggregativa volta a migliorarne efficienza e situazione economica. A questo scopo il Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA) propone diversi scenari aggregativi già pianificati con delle misure economiche di accompagnamento, controbilanciati da limiti temporali da rispettare e possibili decurtazioni di contributi attualmente erogati qualora il piano aggregativo non venga rispettato.

Tali scenari rischiano però di non risultare più attuali al momento della concretizzazione, dato che si tratta di un piano statico, senza possibili alternative, che non tiene conto dell’evoluzione delle singole realtà. Un piano designato dall’alto non è una soluzione, soprattutto alla luce dell’importante diritto di autodeterminazione dei cittadini e dell’autonomia comunale, sancita anche dalla Costituzione federale. Iniziative di cambiamento nello stato e nei confini dei comuni devono quindi avvenire nel pieno rispetto di quest’ultimi, partendo dal basso. Condivido quindi la recente presa di posizione del PLRT, dove si è inoltre evidenziata la necessità di avere a disposizione dati oggettivi relativi alle aggregazioni già avvenute nel Cantone. Questo permetterebbe di valutarne i reali benefici, perché la semplice unione delle varie entità comunali non è sufficiente a giustificare queste imposizioni di Bellinzona.

Proprio a questo riguardo, il professore di economia politica all’Università di Lucerna C. A. Schaltegger e J. Studerus (ricercatrice all’IFF di S. Gallo), in un recente studio non hanno osservato, nei 142 processi aggregativi tra il 2001 e il 2014 analizzati in 10 cantoni, quegli effetti sistematici di risparmio o di migliorie nei servizi che sovente vengono propinati. Secondo gli autori della ricerca, una prima spiegazione a questo fenomeno sarebbe il pericolo che i nuovi comuni si lancino nell’attuazione di progetti sovradimensionati, mentre una seconda che i vantaggi finali verrebbero attenuati da collaborazioni già presenti prima delle aggregazioni. Collaborazioni che possono dunque rappresentare una valida alternativa in quei comuni dove la volontà popolare rispetto ad un’aggregazione è assente.

Il rischio di una perdita d’identità nelle piccole comunità periferiche è concreto. Con lo scemare dell’attaccamento al territorio si favorisce lo spopolamento con una conseguente perdita di servizi privati offerti, quali negozi per beni di prima necessità. Il risultato è la perdita di attrattività del nuovo Comune. Auspico quindi che il prosieguo del PCA avvenga in maniera più coscienziosa con il fine ultimo di voler creare dei Comuni davvero più forti.

Auspico quindi che il prosieguo del PCA avvenga in maniera più coscienziosa, e con il fine ultimo di voler dare veramente un valore aggiunto a quelle realità comunali private della loro identità, creando così dei Comuni realmente più forti.

Kevin Sala, Consigliere comunale a Personico

Redazione | 18 dic 2017 06:42

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