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Matteo Buzzi - L’ombra vergognosa del carbone fin sul Ticino

Alla recente conferenza internazionale sul clima COP23 a Bonn si è fatto il punto della situazione dopo la firma dell’accordo sul Clima di Parigi che ha definito l’ambizioso obiettivo di limitare il surriscaldamento climatico globale al di sotto del 2°C. Il bilancio non è rallegrante dato che la macchina di implementazione nei vari Paesi è ancora lontana da essere in marcia. Del resto pensando solo alla Svizzera, paese all’avanguardia a livello tecnologico e senza particolari problemi finanziari, vien da chiedersi come sarà mai possibile implementare l’accordo con le attuali maggioranze politiche che ad esempio nel 2017 al Consiglio Nazionale hanno deciso solo per il 37% delle volte a favore dell’ambiente. Unica nota positiva, perlomeno a parole, la creazione di un’alleanza non vincolante di 25 paesi per l’abolizione del uso energetico del carbone, tra cui anche la Svizzera.

Ben il 25% delle emissioni globali di CO2 è dovuto alla produzione di elettricità. Di queste quasi il 70% è causata dalla combustione di carbone. Alle emissioni di gas ad effetto serra vanno ad aggiungersi grosse quantità di altri inquinanti atmosferici che hanno tutta una serie di effetti sanitari importanti ben documentati da diversi studi internazionali.
Queste evidenze allungano un’ombra di vergogna fino sul Ticino, terra di idroelettrico e sole, dove qualche anno orsono una maggioranza di politici (PLR, PPD, UDC e ahimè anche qualche isolato ma ben conosciuto esponente del PS) ha imbarcato l’Azienda Elettrica Ticinese e i ticinesi in un’avventura disastrosa non solo a livello ambientale ma anche a livello finanziario.

Le emissioni annue di CO2 della centrale a carbone di Lünen ammontano a 5.7 milioni di tonnellate. L’ammontare sul groppone di AET (15.7%) corrisponde alle emissioni medie annue di 150'000 ticinesi. La centrale con le sue emissioni inquinanti contribuisce inoltre in Germania a ben 72 morti premature annue, di cui 11 cadono sulle spalle di AET e dei Ticinesi.

L’investimento di 35 milioni nella centrale a carbone di Lünen è ormai da considerarsi a fondo perso. Già una ventina di questi milioni sono stati ormai definiti come perdite contabili e gli altri 15 seguiranno probabilmente a breve, a meno che si riesca a liberarsi dal fardello vendendo la partecipazione, come appena fatto dalla Regio Energie di Soletta. Ma la voragine finanziaria non termina qui. Visto che i costi di produzione dell’elettricità sono superiori a quelli del mercato AET deve metterci la differenza, ciò che si traduce in perdite annue aggiuntive dell’ordine dei 20 milioni. Complessivamente questo scellerato investimento ha portato finora a delle perdite per AET vicine ai 100 milioni, perdite che ricadono in definitiva sulla collettività ticinese.

Se l’investimento di 35 milioni fosse stato fatto nel solare fotovoltaico si sarebbe potuta raddoppiare la produzione fotovoltaica cantonale direttamente tramite AET oppure almeno triplicarla sussidiando degli impianti privati. Inutile aggiungere che con 100 milioni si sarebbe potuto fare decisamente di più, raggiungendo l’obiettivo del Piano Energetico Cantonale con almeno 15 anni di anticipo.

La responsabilità politica di questo disastro finanziario ricade interamente sulla maggioranza PLR,PPD,UDC che, si guarda bene oggi dall’ammettere di aver convinto i ticinesi con argomenti rilevatisi falsi. E pensare che se non ci fosse stato il referendum l’investimento e la perdita sarebbero stati ancora maggiori. Una maggiore considerazione del punto di vista dei Verdi e delle associazioni ambientaliste avrebbe inoltre messo in condizione il Ticino di già avere a disposizione una produzione di elettricità prodotta con il solare fotovoltaico decisamente più ampia e che ben si sarebbe combinata con quella tradizionale idroelettrica.

Matteo Buzzi

Redazione | 17 dic 2017 21:39

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