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Fabio Abate - Berna non è Hollywood

Non posso nascondere le mie perplessità dinnanzi alle discussioni ed alle polemiche scaturite dal caso Buttet. Il primo aspetto irritante è l’immagine di un Parlamento infarcito di uomini incapaci a controllarsi dinnanzi alle colleghe, degni successori del Cavaliere nella sua villa di Arcore, oppure di Strauss-Kahn in qualche camera d’albergo. Non è così. A Palazzo federale non si entra in un ascensore solamente dopo essere riusciti ad evitare questo o quel collega compagno di viaggio.

E’ innegabile che l’Assemblea federale è lo specchio di una società che non conta solo virtuosi. Ma il comportamento del consigliere nazionale vallesano, disinibito da qualche bicchiere di troppo, è un’eccezione. E’ comunque interessante riflettere sulle polemiche generate dalle accuse a microfono aperto, lanciate da una collega di Buttet. E’ stata rimproverata di aver proposto al Paese quell’immagine distorta del Parlamento che disturba anche il sottoscritto. Sono seguiti altri rimproveri sulla sua persona, invero poco attenti alle circostanze e del tutto inopportuni. A questo punto è giusto interrogarsi sull’esistenza di mezzi di difesa alternativi a disposizione delle colleghe. E’ così difficile mandare a quel paese (anche con un ceffone) un parlamentare alterato che propone avventure sessuali?

La risposta non è scontata, poiché una sberla è pur sempre un atto di violenza che non accomuna tutti gli individui. Si opta per il silenzio. E non è un segnale di debolezza. Metterci la faccia significa esporsi ad un giudizio pubblico pericoloso: qualcuno ti ha mancato di rispetto? Cosa hai fatto per evitare di arrivare a tal punto? Perché a te...? Il rischio di ritrovarsi con ruoli rovesciati, ossia il molestatore vittima e la molestata colpevole di chissà quale atteggiamento, induce a starsene zitti. Poi, quando si decide finalmente di aprir bocca, si diventa inopportune…
Il secondo aspetto degno di nota riguarda il futuro di Buttet. Non ha dimissionato. Rimane in carica e un certificato medico ha giustificato la sua assenza durante la sessione appena conclusa. Nel frattempo percepisce le indennità di base stabilite dalle norme di legge.

Immaginarsi gli sguardi e le opinioni di colleghe e colleghi al proprio rientro a Palazzo, senza trascurare l’assalto di fotografi e giornalisti, è già un motivo valido per togliere il disturbo. Invece no. Ha deciso di guadagnare tempo. Dunque hanno prevalso ragionamenti di opportunità imposti dalle circostanze che vedono la persona interessata ben distante dal sistema di milizia. Vive di politica e non può fare a meno del denaro percepito dal Parlamento per mantenere anche la sua famiglia. La tutela di principi comportamentali sbandierati a destra e a manca si scioglie come neve al sole.
Un professionista della politica in un sistema di milizia, quindi privo di paracaduti previdenziali, assorbe pian piano la mentalità e i costumi di altre realtà istituzionali, criticate senza remore.

Fabio Abate
consigliere agli Stati PLR

Redazione | 15 dic 2017 09:07

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