Accedi
Commenti 4

Victoria Franchi - Premi casse malati: indicizzazione dei salari?

I premi malattia, dall’entrata in vigore della LAMal nel 1996, sono aumentati del 170%, a parità di un aumento salariale medio del 20%, e rappresentano la seconda causa di indebitamento della popolazione Svizzera. I costi del sistema sanitario svizzero ammontano a circa 77.835 miliardi CHF, stimato a 783 CHF pro capite e sono dovuti, per il 35%, alle spese ospedaliere. La tendenza è chiara e preoccupante: curarsi costa e anche parecchio e, con l’invecchiamento della popolazione e l’avvicinarsi del pensionamento dei baby boomers, età in cui si necessita peraltro un maggior bisogno di cure, la situazione è destinata a peggiorare.

I costi sanitari, massicciamente finanziati dai contribuenti attraverso i premi casse malati, gravano da troppo tempo sulle economie domestiche; si esige dunque la ricerca di urgenti ed efficaci misure di contenimento dei costi, mantenendo alta la qualità delle prestazioni, e misure di politica economica adeguate come l’indicizzazione dei salari in base ai premi o nuove trattative salariali o l’adeguamento delle rendite o l’immissione di più soldi pubblici nella sanità per un suo accesso più economico. In questo contesto alcune riflessioni vanno fatte.

Nel 2017 l’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP) ha reso noto che l’aumento dei premi, a livello svizzero, era pari al 4.5%, mentre per il Ticino era pari al 5.7%, con un aumento superiore alla media. Secondo il rapporto annuale pubblicato dal KOF, il centro ricerche congiunturali del politecnico di Zurigo, nel 2018 i costi per la salute aumenteranno ulteriormente del 4% al quale seguirà un ulteriore 4% nel 2019. Una prima riflessione è importante: i premi casse malati continuano a crescere, tuttavia non vengono considerati nell’Indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC), perché?

L’IPC misura il rincaro dei beni di consumo in Svizzera e determina il costo attuale dei beni e dei servizi consumati dalle economia domestiche rispetto al periodo di base. Nel “paniere tipo” dell’IPC non vengono considerati i premi cassa malati quale gruppo di spesa ma vengono considerati come singole prestazioni sanitarie (cure mediche, dentarie, medicine, ecc). Ora, dal momento che i premi rappresentano un servizio primario consumato dalle economia domestiche, e che ne rappresentano una parte consistente di spesa, perché non vengono inseriti come un gruppo di spesa principale all’interno del paniere? In questo modo si potrebbe indicizzare i salari anche in base all’aumento dei premi (l’Indice dei premi dell’assicurazione malattia IPAM mostra l’incremento e il peso dei premi sui redditi ma non considera un eventuale incremento di quest’ultimi). In molti potrebbero sostenere che l’evoluzione dei premi non va inserita in quella dei prezzi in quanto l’andamento dei premi rispecchia anche l’aumento del volume delle prestazioni e, dal momento che l’IPC misura puramente l’evoluzione dei prezzi mediante quantità fissa di un determinato bene, allora i premi non devono essere considerati nel calcolo dell’IPC.

L’aumento dei premi è dovuto però solo in parte alla crescita del numero delle prestazioni, altri elementi sono l’uso di tecnologia d’avanguardia (in costante sviluppo), le nuove tecniche terapeutiche e la sovra-medicalizzazione. Per trasparenza non è allora possibile togliere i costi dovuti all’aumento del volume delle prestazioni annue (calcolabili dai dati disponibili nei rendiconti annuali) dall’aumento dei costi sanitari in modo tale che si possano inserire, a parità di quantità, l’effettivo incremento dei costi all’interno dell’IPC? Si potrebbe anche sostenere che questo comporti uno svantaggio per la politica monetaria e inflazionistica Svizzera che, negli ultimi anni, ha mantenuto tassi ai minimi storici. Non costituirà sicuramente una soluzione al contenimento dei costi, tuttavia un’indicizzazione dei salari in merito sarebbe una prima misura adeguata contro massicci aumenti dei premi delle casse malati che, in questi ultimi anni, gravano indubbiamente sul budget delle economie domestiche.

Gli elementi che causano la crescita dei premi malattia sono molti, tra cui le spese ospedaliere, pari al 35% dei costi sanitari. A questo proposito, nel 2012 è stato introdotto un nuovo sistema tariffale ospedaliero per le degenze: lo SwissDRG, ovvero il raggruppamento omogeneo di diagnosi, il cui scopo è quello di contenere i costi delle fatture ospedaliere tramite una quantificazione economica delle risorse e un forfait di remunerazione per ogni tipo di ricovero, permettendo un rientro per gli ospedali secondo il caso e la relativa prestazione stabilita (si ricorda che il finanziamento dei cantoni è pari al 55% dell’assicurazione di base, mentre il restante 45% è a carico degli assicuratori malattia e dei pazienti).

Il nuovo tariffario DGR ha provocato un effettivo contenimento dei costi delle fatture mediche? Ha mantenuto gli standard qualitativi precedenti alla sua introduzione? Forse è troppo presto per rispondere a queste domande, ma a quasi 6 anni dalla sua introduzione si potrebbe già chiederselo. In ogni caso l’apporto dei maggiori costi burocratici e amministrativi del sistema non devono essere minimizzati. Inoltre gli SwissDRG hanno contribuito a una maggiore trasparenza (soprattutto dei prezzi) delle fatture? Il cittadino sa stimare i costi delle varie prestazioni (interventi, Tac,..)? La maggior parte delle fatture inviate all’assicurato sono di difficilissima comprensione e interpretazione.

Una delle tendenze per il contenimento dei costi ospedalieri è quello di diminuire il numero delle degenze in ospedale (finanziate per il 55% da parte del Cantone e per il 45% da parte delle casse malati e degli assicurati) e aumentare le prestazioni ambulatoriali (pagate al 100% dalle casse malati ed assicurati). Sicuramente questo costituisce una sorta di risparmio per il Cantone, ma per gli assicurati? Perché lo stesso sistema di finanziamento che vige per le prestazioni nel servizio degenza non viene applicato anche per il servizio ambulatoriale? Un’ultima riflessione: c’è stata un’effettiva presa di coscienza della sovra-medicalizzazione da parte dei medici, degli ospedali e della popolazione? Dalle statistiche si denota che il 10% delle prestazioni sanitarie svizzere, corrispondente a 9 miliardi CHF, sono definite cure evitabili, come per esempio i doppi controlli o i doppi passaggi alle tac, che peraltro, oltre che costituire costi inutili, rappresentano un danno alla salute del paziente.

Victoria Franchi, Economista e attiva nei Giovani Liberali Radicali

Redazione | 4 dic 2017 11:45

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'