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Flavio Laffranchi - Losone e la pericolosa „sicurezza“

Nel piano del traffico del Comune di Losone sia via Don S. Caldelari che via Sottochiesa hanno il livello di classificazione più basso e sono definite strade di servizio, ciò che anche per un „Gnücc“ come lo scrivente significa che servono unicamente a collegare le arterie principali con le abitazioni della zona. Dopo i lavori per il completamento del marciapiede all’incrocio di via Don S. Caldelari con via Sottochiesa, mi sono ripetutamente chiesto quali „Güzz“ abbiano avuto la gloriosa idea di sopprimere il segnale STOP che c’era in fondo a via Don S. Caldelari sostituendolo con insensati scarabocchi pennellati sull’asfalto di cui nessuno ne capisce né il senso e tantomeno lo scopo. Per contro sulla base di onerosi e utopici studi e verifiche, si cerca all’improvviso di far credere alla gente che spostando o eliminando siepi e recinzioni di fondi privati si possa migliorare la visibilità e la sicurezza degli utenti, permettendo così ai cronici e incoscienti emuli di Sebastian Vettel di prendere in futuro e in „sicurezza“ le curve a 50 invece degli attuali 30 all’ora.

Lungo via Sottochiesa passano giornalmente da e per le scuole moltissimi spensierati giovani, sia a piedi, in bicicletta, monopattino e altro. Le scene che molto spesso si vedono a questo incrocio fanno venire la pelle d’oca e lasciano presagire che il giorno in cui la Dea Fortuna fosse per caso in ferie ci potrebbe scappare anche il morto. Esorto i responsabili prima che sia troppo tardi, di leggere molto attentamente la norma SN 640-273 e specialmente le raccomandazioni elencate nel capitolo 9. „Mesures à prendre en cas de visibilité insuffisante“. Applicare le accennate misure serve sicuramente di più che le assurde arrampicate sui vetri per tentare a tutti i costi di reinventare la ruota.

Flavio Laffranchi, Losone

Redazione | 23 ott 2017 17:00

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