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Martino Colombo - Una storia di precariato e sfruttamento

Giovedì 28 settembre è andato in onda il servizio di Aldo Sofia e Philippe Blanc sulla vicenda riguardante ARGO1, l’agenzia incaricata della sicurezza all’intero dei centri di accoglienza per richiedenti l’asilo in Cantone Ticino tra il 2014 e il 2017. Negli studi della RSI il Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli annaspa e, forse per compensare la pochezza delle proprie argomentazioni, si affida al tono di voce, alzato a dismisura, quasi stesse convincendo sé stesso di quanto stava dicendo. I servizi e i funzionari del cantone, segnatamente quelli del DSS (dipartimento che ha dato il mandato ad ARGO1) e DFE (dipartimento responsabile del pagamento delle fatture), si adoperano ormai da tempo in un machiavellico scaricabarile che conduce ad un’allarmante minimizzazione della vicenda. A ciò si aggiunge l’immobilismo di un Governo che sembra essere sempre un passo indietro rispetto ai media, tanto che solo tardivamente e - fatto ancora più grave - unicamente in reazione alla trasmissione di Falò ha deciso di “discutere” nella riunione di mercoledì 4 ottobre di un’eventuale estensione dell’inchiesta amministrativa ad altri collaboratori e collaboratrici dell’amministrazione cantonale.
Ma il comune denominatore di tutta la vicenda non è l’incapacità di politica e Governo di affrontare la situazione o i risvolti penali ed amministrativi, bensì, come emerso dal servizio RSI, il precariato e lo sfruttamento a cui sono sottoposti salariate, salariati, migranti e richiedenti l’asilo.

Da quando la Svizzera ha adottato la sua prima legge sull’asilo nel 1979, di modifiche legislative ne sono state apportate diverse, ma le pratiche sono rimaste invariate: si preferiscono statuti precari a permessi di soggiorno (si pensi ai permessi N o F), si moltiplicano i casi di “non entrata in materia” e si adottano ed incrementano misure repressive per garantire l’espulsione degli indesiderati dal territorio svizzero. Nell’ambito della Legge sugli stranieri domina incontrastato il sistema binario adottato nel 1998: da un lato cittadine e cittadini dell’Unione europea che godono di diritti particolari, dall’altro il resto del mondo. È il sistema svizzero stesso dunque che esclude dal mondo del lavoro e precarizza i migranti - coloro che più avrebbero bisogno di aiuto perché impossibilitati per legge ad esercitare un’attività lucrativa - lasciandoli in balia di criminali in doppiopetto (di cui alcuni provenienti dai vicini paesi dell’UE) per i quali vengono aperti portoni e stesi tappeti rossi, nonostante siano pronti a sfruttare ogni singola zona grigia presente nel nostro sistema giuridico, a partire dai vantaggi fiscali e burocratici.

Ma non solo di migranti si è parlato nel servizio. Precariato e sfruttamento imperano anche in ARGO1: pagamenti in nero, ripetute violazioni del CCL di settore, assunzione di personale (quando vi era assunzione) senza i relativi permessi di polizia e senza l’adeguata formazione. Tutto questo con l’avvallo del Cantone: era infatti lapalissiano che con il salario proposto da ARGO1 nella gara di appalto le condizioni minime di lavoro (salute, salario, riposo, ecc.) non sarebbero potute essere rispettate. Una situazione purtroppo all’ordine del giorno, nel settore della sicurezza in particolare, come denunciato dai sindacati, ma che si riscontra anche in maniera sempre più diffusa nel mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, confrontato con un decisamente alto numero di “casi isolati” di sfruttamento, precariato e licenziamento. Non solo sfruttamento dei salariati alle dipendenze di ARGO1, ma anche maltrattamenti e punizioni ad hoc sui migranti problematici (di cui alcuni minorenni, in violazione di tutte le norme nazionali ed internazionali sulla protezione dei minori) che alloggiavano nei centri gestiti da ARGO1. Maltrattamenti avvenuti sotto gli occhi di due agenti della polizia cantonale, che in quel momento devono essersi dimenticati di garantire un Ticino “più sicuro ed accogliente”.

Obbedienti all’imperativo del taglia&risparmia (si veda l’intervista a Paolo Beltraminelli, il Caffé 1 ottobre 2017) si è finiti a permettere soprusi e vessazioni sui salariati e sui migranti, rei unicamente di essere intrappolati in un sistema economico e giuridico che li vuole, li cerca e li attira, li sfrutta e stritola, e infine li espelle senza troppi complimenti. La lotta per la dignità della persona, per la dignità dei migranti, dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati è la battaglia per i diritti di tutte e tutti, salariate e salariati, dei precari, degli studenti, degli anziani indipendenti o – a maggior ragione – in casa di riposo. Discriminare e limitare le libertà di una parte della società può essere un pericoloso primo passo per estendere le discriminazioni e le limitazioni a tutta la società: così come successo con la Legge sulla dissimulazione del volto che, usando come capro espiatorio il burqa, ha posto sull’altare sacrificale dell’ordine e della sicurezza i diritti politici e di manifestazione di tutte e tutti. Svizzeri e non.

Redazione | 2 ott 2017 10:13

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